
di Marco Consolo, da Tegucigalpa –
A poche ore dalle importanti elezioni presidenziali, legislative e amministrative, qui in Honduras si respira un clima di calma tesa. A braccetto con l’ingerenza sfacciata della Casabianca, non cessano le dichiarazioni golpiste.
Nelle scorse ore, con un colpo di scena inaspettato, il Presidente statunitense ha espresso il suo pieno appoggio al candidato di opposizione del Partito Nazionale, Nasry Asfura, minacciando di sospendere i fondi al piccolo Paese centroamericano in caso di vittoria dell’avvocata Rixi Moncada, candidata della sinistra del partito LIBRE, attualmente al governo. Le sue parole hanno sorpreso, in particolare, l’altro candidato di opposizione, Salvador Nasralla, convinto fino a ieri di poter contare sull’appoggio della Casabianca. Una vera doccia fredda per il candidato del Partito Liberale, che era andato negli Stati Uniti a cercare sostegno per la sua elezione.
Come se non bastasse, Trump ha anche dichiarato che garantirà l’indulto “totale e completo” all’ex Presidente della Repubblica, Juan Orlando Hernandez, (dello stesso Partito Nazionale di Asfura). Conosciuto come JOH, l’ex presidente è attualmente in un carcere statunitense, dove sta scontando una pena di 45 anni per narco-traffico di almeno 400 tonnellate di cocaina verso gli Stati Uniti. Nella sua dichiarazione, Trump sostiene che JOH “è stato trattato con molta durezza e ingiustizia” e gli ha fatto i suoi auguri per il prossimo indulto.
Ma, evidentemente, oggi gli interessi statunitensi potrebbero essere meglio garantiti da Asfura e non da un ondivago e istrionico Nasralla, colpevole agli occhi di Trump di aver appoggiato LIBRE nel passato. Poco importa se, con i governi del bipartitismo tradizionale (Partito Liberale e Partito Nazionale), l’Honduras si era trasformato in un narco-Stato, anche grazie al colpo di Stato del 2009. E poco importano le vite di migliaia di tossico-dipendenti statunitensi. Con questo annuncio, cade la maschera della grottesca farsa ipocrita della “lotta al narco-traffico” come pretesto per lo spiegamento militare navale nei Caraibi contro il Venezuela bolivariano e la Colombia progressista.
Da parte sua, l’ambasciata di Washington in Honduras ha smentito di aver emesso una allerta ad hoc per i suoi concittadini a mantenersi allerta, dato che ci potrebbero essere episodi di “violenza e terrorismo”.
Alla dichiarazione di Trump si è subito unito l’argentino Milei che ha tuonato contro il “narco-socialismo che tiene in ostaggio il Paese dal 2022” (sic), nonostante l’evidenza giudiziaria e lo schiaffo ricevuto dal mandatario statunitense, che ha fatto marcia indietro sulla promessa di concessione di crediti per 20 miliardi di dollari all’Argentina.
Il golpismo elettorale
L’altra dichiarazione golpista è stata fatta da Cossette Lopez-Osorio, membro del Consiglio Nazionale Elettorale che, a 48 ore dal voto, in un incontro con gli Osservatori internazionali ha detto che “in Honduras ci sarà alternanza”, il che la dice lunga sui piani golpisti dell’oligarchia in marcia da tempo. Nei giorni scorsi, la stessa Lopez-Osorio era stata colta con le mani nel sacco in una delle 26 intercettazioni telefoniche divulgate dalla Procura della Repubblica, cospirando apertamente per sabotare e manipolare il processo elettorale.
La candidata di LIBRE, Rixi Moncada, in una affollata conferenza stampa, ha annunciato che LIBRE non riconoscerà i risultati parziali trasmessi dal CNE con il Sistema TREP (in mano a 7 imprese private che è stato hackerato) e ha dato istruzioni ai propri militanti di vigilare tutto il processo e trasmettere autonomamente i risultati.
Queste elezioni in Honduras sono le più “osservate” nella storia del Paese centro-americano dalla bellezza di 32.000 osservatori nazionali e circa 900 internazionali, compresa una delegazione ufficiale del Parlamento europeo.
Mentre in Europa non c’è molta attenzione sul voto di domenica 30, viceversa la Casabianca non molla di un centimetro il suo “cortile di casa”. Con il voto, il popolo honduregno dovrà scegliere tra essere “Patria o colonia”. È in gioco non solo il futuro del Paese, ma anche il tentativo di riconfigurazione del potere in un continente al centro dello scontro globale.
(articolo originaria ente apparso su https://marcoconsolo.altervista.org/elezioni-in-honduras-ed-il-golpismo-di-trump/)
