{"id":32253,"date":"2018-01-02T15:54:07","date_gmt":"2018-01-02T14:54:07","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rifondazione.it\/primapagina\/?p=32253"},"modified":"2018-01-02T15:54:07","modified_gmt":"2018-01-02T14:54:07","slug":"dal-neoliberismo-progressista-a-trump-e-oltre","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rifondazione.org\/esteri\/2018\/01\/02\/dal-neoliberismo-progressista-a-trump-e-oltre\/","title":{"rendered":"Dal neoliberismo progressista a Trump, e oltre"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: medium;\">di N<\/span><span style=\"font-size: medium;\">ancy Fraser* &#8211;\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: medium;\">Chiunque parli di &#8220;crisi&#8221;, oggi, rischia di essere liquidato come un parolaio, data la banalizzazione che il termine ha subito attraverso il suo uso continuo e superficiale. Ma c\u2019\u00e8 un senso preciso in cui noi oggi stiamo effettivamente affrontando una crisi. Se la caratterizziamo con precisione e identifichiamo le sue dinamiche distintive, possiamo determinare meglio cos\u2019\u00e8 necessario per risolverla. Su queste basi, inoltre, potremmo intravedere un sentiero che ci guidi oltre l\u2019attuale impasse, attraverso il riallineamento politico e verso la trasformazione della societ\u00e0.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: medium;\">A prima vista, l\u2019attuale crisi sembra essere politica. La sua espressione pi\u00f9 spettacolare \u00e8 proprio qui, negli Stati Uniti: Donald Trump \u2013 la sua elezione, la sua presidenza e i conflitti che la circondano. Ma non mancano i casi analoghi altrove: il disastro della Brexit nel Regno Unito; la crisi di legittimit\u00e0 dell\u2019Unione Europea e la disintegrazione dei partiti socialdemocratici e di centro-destra che l\u2019hanno sostenuta; le crescenti fortune dei partiti razzisti e anti-immigrati in tutta l\u2019Europa settentrionale e centro-orientale; e l\u2019esplosione di forze autoritarie, alcune qualificabili come proto-fasciste, in America Latina, in Asia e nel Pacifico. La nostra crisi politica, se \u00e8 questo che \u00e8, non \u00e8 solo americana, ma globale.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: medium;\">A rendere plausibile questa affermazione \u00e8 il fatto che, nonostante le loro differenze, tutti questi fenomeni condividono un tratto comune. Tutti comprendono un indebolimento drammatico, se non un vero e proprio crollo, dell\u2019autorit\u00e0 delle classi politiche costituite e dei partiti. \u00c8 come se masse di persone in tutto il mondo avessero smesso di credere del senso comune dominante che ha sostenuto l\u2019autorit\u00e0 politica negli ultimi decenni. \u00c8 come se avessero perso la fiducia nella buona fede delle \u00e9lite e fossero alla ricerca di nuove ideologie, nuove organizzazioni, nuove leadership. Date le dimensioni del crollo, \u00e8 probabile che si tratti di una coincidenza. Assumiamo, quindi, che siamo di fronte a una crisi politica globale.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: medium;\">Per quanto grande suoni quest\u2019affermazione, \u00e8 solo una parte della storia. I fenomeni appena evocati costituiscono la componente specificamente politica di una crisi pi\u00f9 ampia e sfaccettata, che ha anche altre componenti \u2013 quella economica, quella ecologica e quella sociale \u2013 le quali, prese tutte insieme, formano una crisi generale. Ben lungi dall\u2019essere meramente settoriale, la crisi politica non pu\u00f2 essere compresa in maniera isolata rispetto alle situazioni di blocco a cui risponde in altre istituzioni, apparentemente non politiche. Negli Stati Uniti, queste situazioni di blocco includono la metastatizzazione della finanza, la proliferazione dei McJob precari nel settore dei servizi, l\u2019esplosione del debito dei consumatori per permettere l\u2019acquisto di merci a basso costo prodotte altrove, l\u2019aumento congiunto delle emissioni carboniche, delle condizioni meteorologiche estreme e del negazionismo climatico, l\u2019incarcerazione di massa su basi razziali e la violenza di polizia sistemica e lo stress crescente nella vita familiare e di comunit\u00e0 dovuto all\u2019aumento dell\u2019orario di lavoro e alla diminuzione del sostegno sociale. Insieme, queste forze hanno continuato a disintegrare il nostro ordine sociale per un bel po\u2019 di tempo senza produrre un terremoto politico. Ora, in ogni caso, i giochi sono fatti. Nell\u2019attuale rigetto diffuso per la solita politica, una crisi di sistema oggettiva ha trovato la sua voce politica soggettiva. La componente politica della nostra crisi generale \u00e8 una crisi di egemonia.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: medium;\">Donald Trump \u00e8 il simbolo perfetto di questa crisi egemonica. Ma non possiamo capire la sua ascesa se non chiariamo le condizioni che l\u2019hanno resa possibile. E ci\u00f2 significa identificare la visione del mondo che il trumpismo ha spodestato e mappare il processo attraverso cui si \u00e8 sfaldata. Le idee indispensabili a questo scopo vengono da Antonio Gramsci. \u201cEgemonia\u201d \u00e8 il suo termine per identificare il processo attraverso il quale una classe dominante naturalizza il suo dominio installando i presupposti della propria visione del mondo nel senso comune della societ\u00e0 nel suo complesso. Il suo corrispondente organizzativo \u00e8 il \u201cblocco egemonico\u201d: una coalizione di forze sociali disparate che la classe dominante assembla e attraverso cui afferma la propria leadership. Se sperano di mettere in discussione questi assetti, le classi dominate devono costruire un nuovo senso comune pi\u00f9 persuasivo, o \u201ccontroegemonia\u201d e una nuova alleanza politica pi\u00f9 potente, o \u201cblocco controegemonico\u201d.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: medium;\">A queste idee di Gramsci, ne dobbiamo aggiungere un\u2019altra. Ogni blocco egemonica incarna una serie di assunti su cosa sia buono e giusto e cosa no. A partire almeno dalla met\u00e0 del XX secolo, negli Stati Uniti e in Europa, l\u2019egemonia capitalista \u00e8 stata forgiata combinando due aspetti diversi di cosa sia buono e giusto \u2013 uno basato sulla distribuzione, l\u2019altro sul riconoscimento. L\u2019aspetto distributivo trasmette una visione di come la societ\u00e0 dovrebbe allocare i beni divisibili, in particolare il reddito. Questo aspetto si rivolge alla struttura economica della societ\u00e0 e, per quanto in maniera obliqua, alle sue divisioni di classe. L\u2019aspetto di riconoscimento esprime il senso di come la societ\u00e0 dovrebbe attribuire il rispetto e la stima, i marchi morali dell\u2019appartenenza. Focalizzato sull\u2019ordine di status della societ\u00e0, questo aspetto si riferisce alle sue gerarchie di status.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: medium;\">Insieme, distribuzione e riconoscimento costituiscono le componenti normative essenziali di cui sono fatte le egemonie. Mettendo quest\u2019idea insieme a quelle di Gramsci, possiamo dire che ci\u00f2 che ha reso possibile Trump e il trumpismo \u00e8 stata la rottura di un precedente blocco egemonico, e il discredito del suo particolare nesso normativo di distribuzione e riconoscimento. Analizzando la costruzione e la rottura di questo nesso, possiamo chiarire non solo il trumpismo, ma anche le prospettive, post-Trump, per un blocco controegemonico che possa risolvere la crisi. Permettete che spieghi.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: medium;\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: medium;\"><b>L\u2019egemonia del neoliberismo progressista<\/b><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: medium;\">Prima di Trump, il blocco egemonico che dominava la politica americana era il neoliberismo progressista. Potrebbe sembrare un ossimoro, ma \u00e8 stata un\u2019alleanza reale e potente tra due partner improbabili: da una parte, le correnti mainstream liberali dei nuovi movimenti sociali (femminismo, antirazzismo, multiculturalismo, ambientalismo e diritti LGBTQ); dall\u2019altra, i settori pi\u00f9 dinamici, lussuosamente simbolici e finanziari dell\u2019economia degli Stati Uniti (Wall Street, la Silicon Valley e Hollywood). A tenere insieme questa strana coppia era una particolare combinazione di visioni della distribuzione e del riconoscimento.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: medium;\">Il blocco neoliberista progressista teneva insieme un programma economico espropriativo e plutocratico con politiche di riconoscimento liberal-meritocratiche. La componente distributiva di questo amalgama era neoliberista. Determinate a liberare le forze del mercato dalla mano pesante dello stato e dal fardello delle politiche \u201ctassa e spendi\u201d, le classi che guidavano questo blocco miravano a liberalizzare e globalizzare l\u2019economia capitalista. Ci\u00f2 significava, in realt\u00e0, la finanziarizzazione: lo smantellamento delle barriere alla libera circolazione dei capitali e delle protezioni da essa; la deregulation bancaria e l\u2019esplosione del debito predatorio; la deindustrializzazione, l\u2019indebolimento dei sindacati e la diffusione del lavoro precario e malpagato. Queste politiche, comunemente associate a Ronald Reagan, ma sostanzialmente implementate e consolidate da Bill Clinton, hanno devastato gli standard di vita della classe operaia e della classe media, trasferendo ricchezza e valore verso l\u2019alto \u2013 in particolare verso l\u2019uno per cento, ovviamente, ma anche verso le fasce pi\u00f9 alte delle classi professionali-manageriali.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: medium;\">I neoliberisti progressisti non hanno inventato questa politica economica. Quell\u2019onore appartiene alla destra: ai suoi luminari intellettuali Friedrich Hayek, Milton Friedman e James Buchanan; ai suoi politici visionari, Barry Goldwater e Ronald Reagan; e ai suoi ricchi sostenitori, Charles e David Koch, tra gli altri. Ma la versione \u201cfondamentalista\u201d di destra del neoliberismo non poteva diventare egemonica in un paese il cui senso comune era ancora modellato sul pensiero del New Deal, sulla \u201crivoluzione dei diritti\u201d e su una parte dei movimenti sociali discendenti dalla Nuova Sinistra. Perch\u00e9 il progetto neoliberista trionfasse, doveva essere riconfezionato, dotato di un appeal pi\u00f9 ampio e collegato ad altri obiettivi di emancipazione, non economici. Solo una volta agghindata da progressista, una politica economica profondamente regressiva poteva diventare il centro dinamico di un nuovo blocco egemonico.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: medium;\">\u00c8 toccato, quindi, ai \u201cNuovi Democratici\u201d, il ruolo di apportare l\u2019ingrediente essenziale: una politica di riconoscimento progressista. Attingendo alle forze progressiste delle societ\u00e0 civile, hanno diffuso un ethos di riconoscimento che era superficialmente egualitario ed emancipatorio. Al centro di questo ethos c\u2019erano ideali di \u201cdiversit\u00e0\u201d, \u201cempowerment delle donne\u201d e diritti LGBTQ; politiche post-razziali, multiculturalismo e ambientalismo. Questi ideali furono interpretati in una maniera limitata e specifica, che era perfettamente compatibile con la goldmansachsizzazione dell\u2019economia degli Stati Uniti. Proteggere l\u2019ambiente significava \u201ccarbon trading\u201d. Promuovere la propriet\u00e0 della casa significava mutui subprime messi insieme e rivenduti come titoli garantiti da mutui ipotecari. Uguaglianza significava meritocrazia.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: medium;\">La riduzione dell\u2019uguaglianza alla meritocrazia ha avuto conseguenze particolarmente pesanti. Il programma neoliberista progressista per un giusto ordine di status non mirava ad abolire la gerarchia sociale ma a renderla \u201cdiversa\u201d, a \u201cdare potere\u201d a donne \u201cdi talento\u201d, persone di colore e minoranze sessuali di arrivare in alto. E quell\u2019ideale era intrinsecamente di classe: mirato a far s\u00ec che individui \u201cmeritevoli\u201d appartenenti a \u201cgruppi sottorappresentati\u201d potessero conseguire posizioni e redditi in maniera paritaria rispetto agli uomini bianchi della propria stessa classe. La variante femminista \u00e8 significativa ma, tristemente, non unica. Basandosi sull\u2019idea di \u201cfarsi avanti\u201d e \u201crompere il soffitto di vetro\u201d, le sue principali beneficiarie potevano essere solo quelle gi\u00e0 in possesso del capitale sociale, culturale ed economico richiesto. Tutte le altre rimanevano nel seminterrato.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: medium;\">Per quanto distorta, la politica del riconoscimento \u00e8 riuscita a sedurre correnti importanti dei movimenti sociali progressisti e a convincerle a entrare nel blocco egemonico. Certo, non tutte le femministe, gli antirazzisti, i multiculturalisti, e cos\u00ec via furono conquistati alla causa neoliberale progressista. Ma quelli che lo furono, coscienti o no, costituivano il segmento pi\u00f9 grande e pi\u00f9 visibile dei rispettivi movimenti, mentre quelli che resistevano venivano confinati ai margini. I progressisti, nel blocco neoliberista progressista, erano senza dubbio il partner minore, molto meno potenti dei loro alleati a Wall Street, a Hollywood e nella Silicon Valley. Eppure hanno portato in dote qualcosa di essenziale a questa relazione pericolosa: il carisma, un \u201cnuovo spirito del capitalismo\u201d. Emanando un\u2019aura di emancipazione, questo nuovo \u201cspirito\u201d caric\u00f2 l\u2019attivit\u00e0 economica neoliberista con un fremito di eccitazione. Ormai associato con il progressista e il liberatorio, con il cosmopolita e il moralmente avanzato, ci\u00f2 che era fosco divenne elettrizzante. In gran parte grazie a questo ethos, le politiche che favorivano una vasta redistribuzione della ricchezza e del reddito verso l\u2019alto acquisirono una patina di legittimit\u00e0.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: medium;\">Per conquistare l\u2019egemonia, per\u00f2, il blocco neoliberista progressista emergente doveva sconfiggere due diversi rivali. Prima, doveva sbaragliare i resti, non inconsistenti, della coalizione del New Deal. Anticipando il \u201cNew Labour\u201d di Tony Blair, l\u2019ala clintoniana del Partito Democratico disarticol\u00f2 in silenzio quella vecchia alleanza. Al posto del blocco storico che aveva unito con successo le organizzazioni del lavoro, gli immigrati, gli afroamericani, le classi medie urbane e alcune fazioni del grande capitale industriale per alcuni decenni, forgiarono una nuova alleanza di imprenditori, banchieri, abitanti dei sobborghi, \u201clavoratori simbolici\u201d, nuovi movimenti sociali, ispanici e giovani, trattenendo il sostegno degli afroamericani, che pensavano di non avere nessun altro posto dove andare. Durante la campagna per la candidatura alle presidenziali da parte dei democratici, nel 1991\/\u201992, Bill Clinton si conquist\u00f2 la scena predicando bene diversit\u00e0, multiculturalismo e diritti delle donne, mentre si stava preparando a razzolare male con Goldman Sachs.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: medium;\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: medium;\"><b>La sconfitta del neoliberismo reazionario<\/b><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: medium;\">Il neoliberismo progressista doveva sconfiggere anche un secondo concorrente, con cui condivideva pi\u00f9 di quanto apparisse. L\u2019antagonista in questo caso era il neoliberismo reazionario. Situato principalmente nel Partito Repubblicano e meno coerente del proprio rivale dominante, il secondo blocco offriva un secondo nesso di distribuzione e riconoscimento. Nonostante sostenesse di voler favorire le piccole imprese e la manifattura, il vero progetto economico del neoliberismo reazionario si basava sul sostegno alla finanza, alla produzione militare e alle attivit\u00e0 estrattive, tutto sostanzialmente a beneficio dell\u2019uno per cento globale. A cercare di rendere tutto ci\u00f2 accettabile per la base che cercava di mettere insieme, era una visione esclusiva del giusto ordine di status: etnonazionalista, anti-immigrati, e pro-cristiano, se non apertamente razzista, patriarcale e omofobo.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: medium;\">Questa formula ha permesso a cristiani evangelici, bianchi del sud, americani dell\u2019America rurale e di provincia e strati della classe operaia bianca delusa di coesistere per un paio di decenni, per quanto non senza difficolt\u00e0, con libertari, sostenitori del Tea Party, la Chamber of Commerce e i fratelli Koch, pi\u00f9 un po\u2019 di banchieri, palazzinari, magnati dell\u2019energia, capitalisti d\u2019assalto e speculatori finanziari. Al di l\u00e0 dell\u2019enfasi su un settore o su un altro, sulle grandi questioni della politica economica, il neoliberismo reazionario non differiva sostanzialmente dal suo rivale neoliberista-progressista. Chiaro, i due partiti discutevano un po\u2019 sulle \u201ctasse ai ricchi\u201d, con i democratici che normalmente cedevano. Ma entrambi i blocchi sostenevano il \u201clibero mercato\u201d, le basse tasse sulle imprese, la diminuzione dei diritti dei lavoratori, la supremazia dell\u2019interesse degli azionisti, il mercato \u201cwinner takes all\u201d e la deregulation finanziaria. Entrambi i blocchi hanno eletto leader che cercavano \u201cgrandi accordi\u201d che miravano al taglio del welfare. Le differenze chiave tra di loro si basavano sul riconoscimento, non sulla distribuzione.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: medium;\">Il neoliberismo progressista ha in gran parte vinto anche quella battaglia, ma a un prezzo. I centri manifatturieri in declino, specialmente la cosiddetta \u201cRust Belt\u201d, furono sacrificati. Quella regione, insieme ai centri industriali pi\u00f9 recenti al sud, fu in particolare danneggiata da tre politiche di Bill Clinton: il NAFTA, l\u2019ingresso della Cina nel WTO (giustificato, in parte, come promozione della democrazia) e l\u2019abolizione della legge Glass-Steagall. Insieme, queste politiche e quelle che seguirono distrussero le comunit\u00e0 che si erano basate sulla manifattura. Nel corso dei due decenni di egemonia neoliberista progressista, nessuno dei due grandi blocchi fece alcun serio sforzo per proteggere quelle comunit\u00e0. Per i neoliberisti, le loro economie non erano competitive e dovevano subire la \u201ccorrezione del mercato.\u201d Per i progressisti, le loro culture erano ferme nel passato, legate a valori provinciali obsoleti che sarebbero presto scomparsi in un nuovo ordine cosmopolita. Su nessuno dei due terreni \u2013 distribuzione o riconoscimento \u2013 il neoliberismo progressista poteva trovare una ragione per difendere la \u201cRust Belt\u201d e le comunit\u00e0 manifatturiere del sud.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: medium;\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: medium;\"><b>Il vuoto egemonico e la lotta per colmarlo<\/b><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: medium;\">L\u2019universo politico che Trump ha rovesciato era piuttosto angusto. Era costruito sull\u2019opposizione tra due versioni del neoliberismo, distinte principalmente sull\u2019asse del riconoscimento. Chiaro, uno poteva scegliere tra multiculturalismo ed etnonazionalismo. Ma gli toccavano, in un modo o nell\u2019altro, la finanziarizzazione e la deindustrializzazione. Dato che il men\u00f9 era limitato al neoliberismo progressista e a quello reazionario, non c\u2019era alcuna forza a opporsi alla decimazione degli standard di vita della classe operaia e della classe media. I progetti anti-neoliberisti furono nettamente marginalizzati, se non semplicemente esclusi dalla sfera pubblica.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: medium;\">Ci\u00f2 lasci\u00f2 un segmento considerevole dell\u2019elettorato degli Stati Uniti, vittima della finanziarizzazione e della globalizzazione dei capitali, senza una casa politica naturale. Dato che nessuno dei grandi blocchi parlava per loro, c\u2019era uno spazio vuoto nell\u2019universo politico americano: una zona vuota, non occupata da nessuno, dove una proposta politica anti-neoliberista e a favore delle famiglie della classe operaia avrebbe potuto mettere radici. Dato il ritmo accelerato della deindustrializzazione, la proliferazione dei McJob precari e a basso reddito, la crescita del debito predatorio e il conseguente declino negli standard di vita dei due terzi pi\u00f9 in basso degli americani, era solo questione di tempo che qualcuno si mettesse a occupare quello spazio, colmando il vuoto.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: medium;\">Alcuni pensarono che quel momento fosse arrivato nel 2007\/2008. Un mondo ancora barcollante dopo uno dei peggiori disastri di politica estera della storia degli Stati Uniti fu costretto ad affrontare la peggior crisi finanziaria dei tempi della Grande Depressione \u2013 e un quasi collasso dell\u2019economia globale. La solita politica fu messa da parte. Un afroamericano che parlava di \u201csperanza\u201d e \u201ccambiamento\u201d ascese alla presidenza, promettendo di trasformare non solo le politiche ma l\u2019intera mentalit\u00e0 della politica americana. Barack Obama avrebbe potuto cogliere l\u2019opportunit\u00e0 e mobilitare un supporto di massa per una grande svolta dal neoliberismo, anche di fronte all\u2019opposizione del congresso. Invece, affid\u00f2 l\u2019economia alle stesse forze di Wall Street che l\u2019avevano quasi distrutta. Stabilendo come obiettivo la \u201cripresa\u201d invece che una riforma strutturale, Obama elarg\u00ec giganteschi salvataggi alle banche che erano \u201ctroppo grandi per fallire\u201d, ma non riusc\u00ec a fare niente di vagamente paragonabile per le loro vittime: i dieci milioni di americani che avevano perso la casa durante la crisi. L\u2019unica eccezione fu la riforma sanitaria, che forn\u00ec un beneficio materiale reale a una parte della classe operaia degli Stati Uniti. Ma fu l\u2019eccezione che confermava la regola. A differenza del passaggio a una qualche forma di servizio sanitario pubblico, a cui Obama rinunci\u00f2 prima ancora che il negoziato sulla riforma iniziasse, il suo approccio rafforz\u00f2 proprio le divisioni all\u2019interno della classe operaia che si sarebbero dimostrate cos\u00ec gravide di conseguenze. Alla fine, il segno prevalente della sua presidenza fu il mantenimento dello status quo neoliberista progressista nonostante la sua crescente impopolarit\u00e0.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: medium;\">Un\u2019altra chance di riempire il vuoto egemonico arriv\u00f2 nel 2011, con l\u2019eruzione di Occupy Wall Street. Stanco di aspettare un cambio di rotta da parte del sistema politico, e deciso a prendere in mano le cose direttamente, un segmento della societ\u00e0 civile occup\u00f2 le piazze in tutto il paese a nome del \u201c99 per cento\u201d. Denunciando un sistema che rapinava la vasta maggioranza per arricchire l\u2019uno per cento pi\u00f9 ricco, gruppi relativamente piccoli di giovani manifestanti raccolsero un vasto consenso \u2013 fino al 60 per cento degli americani, secondo alcuni sondaggi \u2013 in particolare tra i sindacati sotto assedio, gli studenti indebitati, le famiglie della classe media in difficolt\u00e0 e il precariato crescente.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: medium;\">Gli effetti politici di Occupy, d\u2019altra parte, furono limitati, e servirono sostanzialmente a rieleggere Obama. Fu adottando la retorica del movimento che il presidente uscente riusc\u00ec a raccogliere il sostegno di molti che sarebbero finiti a votare Trump nel 2016, e di conseguenza a sconfiggere Romney nel 2012. Una volta vinto il secondo mandato, per\u00f2, la neonata coscienza di classe del presidente evapor\u00f2 in fretta. Confinata la ricerca del \u201ccambiamento\u201d alla firma di decreti presidenziali, rinunci\u00f2 sia a perseguire le malefatte dei ricchi sia a usare il pulpito della Casa Bianca per mobilitare il popolo americano contro Wall Street. Pensando che la tempesta fosse passata, le classi politiche degli Stati Uniti fecero finta di niente. Continuando a rispettare il consenso neoliberista, non riuscirono a vedere in Occupy le prime scosse del terremoto in arrivo.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: medium;\">Il terremoto arriv\u00f2 nel 2015\/2016, con la trasformazione del malcontento che sobbolliva da tempo in una crisi strutturale dell\u2019autorit\u00e0 politica. In quella fase elettorale, sembrava che entrambi i grandi blocchi politici stessero collassando. Sul lato repubblicano, Trump, facendo campagna su temi populisti, sconfisse facilmente (come continua a ricordarci) i suoi sedici sventurati rivali alle primarie, compresi quelli che erano stati accuratamente selezionati dai capi del partito e dai grandi finanziatori. Sul lato democratico, Bernie Sanders, uno che si definiva apertamente un socialista democratico, sfid\u00f2 in maniera sorprendentemente seria l\u2019erede designata di Obama, che fu costretta a utilizzare tutti i trucchi e le leve del potere del partito per liberarsene. Da entrambe le parti, i copioni tradizionali furono rovesciati e una coppia di outsider occup\u00f2 il vuoto egemonico e si mise a riempirlo di nuovi contenuti politici.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: medium;\">Sia Sanders sia Trump attaccarono duramente le politiche distributive neoliberiste. Ma le loro politiche di riconoscimento differivano nettamente. Mentre Sanders denunciava \u201cl\u2019economia truccata\u201d con accenti universalisti ed egualitari, Trump prendeva in prestito la stessa espressione ma colorandola a tinte nazionaliste e protezioniste. Spingendo forte sul pedale dell\u2019esclusione, trasform\u00f2 l\u2019armamentario esistente in un arsenale di razzismo, misoginia, islamofobia, omofobia e transfobia e sentimento anti-immigrati. La \u201cclasse operaia\u201d a cui la sua retorica si rivolgeva era bianca, etero, maschia e cristiana, basata sui settori dell\u2019estrazione mineraria, delle trivellazioni, delle costruzioni e dell\u2019industria pesante. Al contrario, la classe operaia che Sanders corteggiava era ampia ed espansiva, comprendendo non solo i lavoratori delle fabbriche della \u201cRust Belt\u201d ma anche quelli del pubblico impiego e dei servizi, le donne, gli immigrati e le persone di colore.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: medium;\">In realt\u00e0, il contrasto tra questi due ritratti della \u201cclasse operaia\u201d era in gran parte retorico. Nessuno dei due ritratti corrisponde precisamente alla base elettorale di ognuno dei due. Nonostante il margine di vittoria di Trump sia arrivato dagli ex centri manifatturieri che avevano votato per Obama nel 2012 e per Sanders alle primarie democratiche del 2015, i suoi elettori includevano anche i soliti sospetti repubblicani \u2013 compresi libertari, imprenditori e altri poco interessati al populismo economico. Allo stesso modo, gli elettori pi\u00f9 affidabili di Sanders erano i giovani laureati americani. Ma non \u00e8 questo il punto. Come proiezione retorica di una controegemonia possibile, era la sua visione espansiva della classe operaia americana ci\u00f2 che distingueva pi\u00f9 nettamente il populismo di Sanders da quello di Trump.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: medium;\">Entrambi gli outsider tratteggiavano gli elementi di base di un nuovo senso comune, ma ognuno lo faceva a proprio modo. La retorica della campagna di Trump suggeriva un nuovo blocco proto-egemonico, che possiamo chiamare populismo reazionario. Dava l\u2019idea di voler combinare politiche di riconoscimento iper-reazionarie con politiche di distribuzione populiste: di fatto, il muro sul confine messicano, pi\u00f9 grandi investimenti in infrastrutture. Il blocco che Sanders proponeva, invece, era quello del populismo progressista. Cercava di mettere insieme politiche di riconoscimento inclusive con politiche di distribuzione a favore delle famiglie lavoratrici: la riforma della giustizia penale pi\u00f9 la sanita pubblica per tutti; la giustizia riproduttiva pi\u00f9 l\u2019accesso gratuito all\u2019universit\u00e0; i diritti LGBTQ pi\u00f9 lo spacchettamento delle grandi banche.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: medium;\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: medium;\"><b>\u00a0Specchietti per le allodole<\/b><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: medium;\">Nessuno di questi scenari si \u00e8 concretamente realizzato, in ogni caso. La sconfitta di Sanders contro Hillary Clinton rimosse l\u2019opzione populista progressista dalle schedi elettorali, come ampiamente previsto. Ma il risultato della conseguente vittoria di Trump fu pi\u00f9 inaspettato, almeno per alcuni. E il nuovo presidente, ben lungi da governare come un populista reazionario, ha attivato la solita tattica degli specchietti per le allodole, abbandonando le politiche distributive populiste che la sua campagna aveva promesso. Certo, ha cancellato la Trans-Pacific Partnership. Ma ha temporeggiato sul NAFTA e non ha mosso un dito contro Wall Street. E non ha fatto un solo passo serio verso l\u2019implementazione di progetti infrastrutturali pubblici di grande scala per creare occupazione; per quanto riguarda i suoi sforzi per incoraggiare la manifattura, sono stati confinati ad alcuni dimostrazioni simboliche di propaganda e di alleggerimento normativo per l\u2019industria del carbone, i cui vantaggi si sono dimostrati in gran parte fittizi. E invece di proporre una riforma fiscale a vantaggio delle famiglie della classe operaia e della classe media, ha deciso di sostenere la solita vulgata repubblicana, pensata per redistribuire ancora pi\u00f9 ricchezza verso l\u2019uno per cento (compresa la famiglia Trump). Come quest\u2019ultimo punto dimostra, le azioni del presidente sul fronte distributivo hanno incluso dosi pesanti di capitalismo clientelare e di perseguimento dell\u2019interesse personale. Ma se Trump non rappresenta gli ideali hayekiani della ragione economica, la nomina di un altro ex dirigente di Goldman Sachs al Tesoro assicura che il neoliberismo continua a essere in vigore dove conta davvero.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: medium;\">Abbandonate le politiche di distribuzione populiste, Trump si \u00e8 buttato in pieno sulle politiche di riconoscimento reazionarie, che sono state rese incredibilmente pi\u00f9 intense e feroci. La lista delle sue provocazioni e azioni a sostegno di gerarchie di status odiose \u00e8 lunga e d\u00e0 i brividi: il blocco ai visti nelle sue varie versioni, tutte mirate verso paesi a maggioranza musulmana, malcelate dalla successiva e cinica aggiunta del Venezuela; l\u2019attacco ai diritti civili al ministero della giustizia (che ha abbandonato l\u2019uso delle sentenze consensuali) e al ministero del lavoro (che ha smesso di impedire le politiche discriminatorie alle aziende che lavorano per lo stato); il rifiuto di difendere le azioni legali per i diritti LGBTQ; l\u2019abolizione della copertura assicurativa obbligatoria sui contraccettivi; l\u2019arretramento sulle protezioni contro la discriminazione contro le donne nel sistema educativo, attraverso il taglio del personale addetto; le dichiarazioni pubbliche di sostegno al maltrattamento dei sospettati da parte della polizia, a personaggi come \u201clo sceriffo Joe\u201d che ignorano le regole dello stato di diritto, e alle \u201cbrave persone\u201d tra i suprematisti bianchi che hanno dato spettacolo a Charlottesville. Il risultato non \u00e8 semplicemente il solito conservatorismo repubblicano, ma una politica di riconoscimento iper-reazionaria.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: medium;\">In fin dei conti, le politiche del presidente Trump sono sostanzialmente diverse dalle promesse di campagna elettorale del candidato Trump. Non solo il suo populismo economico \u00e8 scomparso, ma la sua ricerca di capri espiatori \u00e8 diventata ancora pi\u00f9 feroce. Quello per cui i suoi sostenitori hanno votato, insomma, non \u00e8 quello che hanno avuto. L\u2019esito non \u00e8 un populismo reazionario, ma un neoliberismo iper-reazionario.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: medium;\">Il neoliberismo iper-reazionario di Trump non costituisce un nuovo blocco egemonico, in ogni caso. Al contrario: \u00e8 caotico, instabile e fragile. Ci\u00f2 \u00e8 dovuto in parte alla particolare psicologia personale del suo portabandiera e in parte alla sua codipendenza disfunzionale con l\u2019establishment del Partito Repubblicano, che ha provato e non \u00e8 riuscito a riaffermare il proprio controllo e ora sta prendendo tempo mentre cerca un\u2019exit strategy. Non possiamo sapere ora esattamente come andr\u00e0 a finire, ma sarebbe sciocco escludere la possibilit\u00e0 che il Partito Repubblicano si scinda. In un caso o nell\u2019altro, il neoliberismo iper-reazionario non offre alcuna prospettiva di egemonia sicura.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: medium;\">Ma c\u2019\u00e8 un problema pi\u00f9 grave. Eliminando il lato economico-populista della sua campagna, il neoliberismo economico di Trump cerca in pratica di ristabilire il vuoto egemonico che ha contribuito a far esplodere nel 2016. Ma non ci riesce. Ora che il gatto populista \u00e8 uscito dal sacco, \u00e8 difficile pensare che la porzione operaia della base di Trump si accontenter\u00e0 a lungo delle politiche di (non) riconoscimento.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: medium;\">Dall\u2019altra parte, nel frattempo, \u201cla resistenza\u201d si organizza. Ma l\u2019opposizione \u00e8 frammentata, comprendendo sia pasdaran di Hillary Clinton sia fedelissimi di Bernie Sanders sia molte persone che potrebbero andare da una parte o dall\u2019altra. A complicare lo scenario c\u2019\u00e8 una serie di gruppi emergenti le cui apparenze militanti hanno attratto i grandi finanziatori nonostante (o a causa di) la vaghezza delle loro concezioni programmatiche.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: medium;\">Particolarmente preoccupante \u00e8 la riemersione di una vecchia tendenza della sinistra: contrapporre la razza alla classe. Alcuni militanti della resistenza stanno proponendo di riorientare la politica del Partito Democratico intorno all\u2019opposizione al suprematismo bianco, concentrando gli sforzi sulla conquista del sostegno di neri e ispanici. Altri difendono una strategia centrata sulla classe, mirata a riconquistare le comunit\u00e0 della classe operaia bianca che sono passate a Trump. Entrambi i punti di vista sono problematici nella misura in cui considerano l\u2019attenzione alla classe o alla razza come intrinsecamente antitetica, un gioco a somma zero. In realt\u00e0, entrambi quegli assi di ingiustizia possono essere attaccati contemporaneamente, e cos\u00ec si deve fare. Nessuno dei due pu\u00f2 essere sconfitto se l\u2019altro ha successo.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: medium;\">Nel contesto attuale, in ogni caso, le proposte di disinteressarsi della questione di classe sono particolarmente pericolose: potrebbero congiungersi con gli sforzi dell\u2019ala clintoniana di tornare allo status quo ante in una nuova forma. In quel caso, il risultato sarebbe una nuova versione del neoliberismo progressista \u2013 una che combina il neoliberismo sul fronte distributivo con politiche di riconoscimento ispirate all\u2019antirazzismo militante. Questa prospettiva dovrebbe preoccupare le forze anti-Trump. Da una parte, spingerebbe molti potenziali alleati in direzione opposta, confermando la narrazione di Trump e rinforzando il suo consenso. Dall\u2019altra, gli darebbe una mano a sopprimere le alternative al neoliberismo \u2013 e quindi a ristabilire il vuoto egemonico. Ma ci\u00f2 che ho detto prima su Trump vale anche qui: il gatto populista \u00e8 fuori dal sacco. Tornare al neoliberismo progressista, in qualsiasi modo, significa ricreare \u2013 o addirittura esacerbare \u2013 proprio le condizioni che hanno creato Trump. E ci\u00f2 significa preparare il terreno per nuovi Trump \u2013 ogni volta pi\u00f9 feroci e pericolosi.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: medium;\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: medium;\"><b>Fenomeni morbosi e prospettive controegemoniche<\/b><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: medium;\">Per tutte queste ragioni, n\u00e9 un redivivo neoliberismo progressista n\u00e9 un nuovo neoliberismo iper-reazionario sono buoni candidati per l\u2019egemonia politica nel prossimo futuro. I legami che tenevano insieme ognuno di questi blocchi si sono irrimediabilmente sfilacciati. Inoltre, nessuno dei due \u00e8 oggi nella posizione di poter modellare un nuovo senso comune. Nessuno dei due \u00e8 in grado di offrire una rappresentazione autorevole della realt\u00e0 sociale, una narrazione in cui un ampio spettro di attori sociali possa ritrovarsi. Allo stesso modo, nessuna delle due varianti del neoliberismo pu\u00f2 affrontare in maniera efficace gli oggettivi blocchi di sistema che sono alla base della crisi egemonia. Dato che entrambi sono legati alla finanza globale, nessuno dei due pu\u00f2 mettere in discussione la finanziarizzazione, la deindustrializzazione o la globalizzazione dei capitali. Nessuno dei due pu\u00f2 proporre rimediare al declino degli standard di vita o all\u2019esplosione del debito, al cambiamento climatico o al \u201cdeficit di cura\u201d, o allo stress intollerabile che colpisce la vita di comunit\u00e0. Riportare al potere uno di questi due blocchi significa mettere in conto non solo una continuazione, ma un\u2019intensificazione dell\u2019attuale crisi.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: medium;\">Quindi, cosa ci possiamo aspettare nei prossimi anni? Senza un\u2019egemonia stabile, siamo di fonte a un interregno instabile e alla continuazione della crisi politica. In questa situazione, le parole di Antonio Gramsci suonano vere: \u201cil vecchio muore e il nuovo non pu\u00f2 nascere: in questo interregno si verificano i fenomeni morbosi pi\u00f9 svariati.\u201d<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: medium;\">A meno che, ovviamente, non esista un valido candidato per una controegemonia. Il pi\u00f9 probabile tra questi candidati \u00e8 una qualche forma di populismo. Pu\u00f2 il populismo essere ancora un\u2019opzione \u2013 se non immediatamente, almeno nel lungo termine? A parlare a favore di questa possibilit\u00e0 \u00e8 il fatto che tra i sostenitori di Sanders e quelli di Trump, qualcosa di molto vicino a una massa critica di elettori degli Stati Uniti ha rigettato la politica di distribuzione neoliberista nel 2015\/2016. La domanda cruciale \u00e8 se questa massa possa essere fusa insieme in un nuovo blocco controegemonico. Perch\u00e9 ci\u00f2 avvenga, i sostenitori working-class di Sanders e Trump dovrebbero arrivare a considerarsi gli uni gli altri come alleati \u2013 vittime diverse di una stessa \u201ceconomia truccata\u201d che potrebbero cercare di cambiare insieme.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: medium;\">Il populismo reazionario, anche senza Trump, non \u00e8 una base adatta a quest\u2019alleanza. La sua politica di riconoscimento gerarchica ed esclusiva \u00e8 inaccettabile per ampi settori della classe operaia e della classe media degli Stati Uniti, in particolare per famiglie che dipendono dal lavoro nei servizi, nell\u2019agricoltura, nel lavoro domestico e nel settore pubblico, i cui ranghi comprendono moltissime donne, immigrati e persone di colore. Solo una politica di riconoscimento inclusiva ha una possibilit\u00e0 realistica di portare quelle forze sociali indispensabili a partecipare a un\u2019alleanza con altri settori della classe operaia e della classe media, comprese le comunit\u00e0 storicamente associate con la manifattura, l\u2019estrazione mineraria e l\u2019edilizia.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: medium;\">Ci\u00f2 fa del populismo progressista il candidato pi\u00f9 adatto per un nuovo blocco controegemonico. Combinando redistribuzione egualitaria e riconoscimento non gerarchico, questa opzione ha quantomeno una possibilit\u00e0 realistica di unire l\u2019intera classe operaia. Anzi, potrebbe posizionare quella classe, intesa in senso ampio, come la forza leader all\u2019interno di un\u2019alleanza che includa anche segmenti rilevanti dei giovani, della classe media e degli strati professionali-manageriali.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: medium;\">Allo stesso tempo, ci sono molti indizi in senso contrario, rispetto alla possibilit\u00e0 di un\u2019alleanza tra i populisti progressisti e gli strati popolari che hanno votato per Trump alle ultime elezioni. Il principale tra gli ostacoli \u00e8 l\u2019aumento delle divisioni nella societ\u00e0, perfino degli odi, che sobbollivano da lungo tempo ma che recentemente hanno raggiunto livelli mai visti grazie a Trump che, come ha detto con perspicacia David Brooks, sembra avere \u201cfiuto per ogni ferita aperta nel corpo politico\u201d, e non ha alcuno scrupolo che gli impedisca di \u201cmettere in ognuna il dito e squarciarla\u201d. Il risultato \u00e8 un ambiente tossico che sembra confermare il punto di vista di alcuni progressisti secondo cui tutti gli elettori di Trump sono \u201cdeplorevoli\u201d \u2013 irredimibili razzisti, misogini e omofobi. Allo stesso modo viene rafforzata anche la visione opposta, di molti populisti reazionari, secondo cui tutti i progressisti sono incorreggibili moralizzatori ed elitisti spocchiosi che li guardano dall\u2019alto in basso sorseggiando il loro latte macchiato e facendo soldi a palate.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: medium;\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: medium;\"><b>La strategia della separazione<\/b><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: medium;\">Le prospettive del populismo progressista negli Stati Uniti dipendono oggi dalla lotta contro entrambe queste visioni. \u00c8 necessaria una strategia della separazione, che faccia avvenire due grandi scissioni. In primo luogo, le fasce meno privilegiate di donne, immigrati e persone di colore devono essere allontanate dalle femministe del \u201cfarsi avanti\u201d, dagli antirazzisti e antiomofobi della meritocrazia e dai cantori della diversit\u00e0 aziendalista e del capitalismo verde che hanno dirottato le loro istanze, distorcendole in modo da renderle compatibili col neoliberismo. Questo \u00e8 l\u2019obiettivo di una recente iniziativa femminista, che cerca di sostituire il femminismo del \u201cfarsi avanti\u201d con un \u201cfemminismo per il 99 per cento\u201d. Altri movimenti emancipatori dovrebbero copiare questa strategia.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: medium;\">In secondo luogo, le comunit\u00e0 working-classe della Rust Belt, del sud e delle aree rurali devono essere convinte a rompere con i loro attuali alleati cripto-neoliberisti. Il trucco \u00e8 convincerli che le forze che promuovono il militarismo, la xenofobia e l\u2019etnonazionalismo non hanno alcuna intenzione di fornire loro i prerequisiti materiali necessari a una buona vita, mentre un blocco populista progressista lo potrebbe fare. In questo mondo, si potrebbero separare gli elettori di Trump che potrebbero rispondere a un appello del genere dai veri e propri razzisti ed etnonazionalisti della alt-right. Dire che i primi sono molti pi\u00f9 dei secondi non significa negare che i movimenti populisti reazionari attingano a mani basse da una retorica ben precisa e abbiano dato coraggio ai gruppi, prima marginali, dei veri suprematisti bianchi. Ma significa smentire la conclusione superficiale che la stragrande maggioranza degli elettori populisti reazionari siano destinati a essere per sempre sordi ad appelli formulati a nome di una classe operaia intesa in senso espansivo come quella evocata da Bernie Sanders. Dire ci\u00f2 non significa semplicemente sbagliarsi empiricamente ma significa anche dire una cosa controproducente, destinata a diventare una profezia che si auto-avvera.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: medium;\">Fatemi essere chiara. Non sto suggerendo che un blocco populista progressista dovrebbe zittire le istanze pressanti legate al razzismo, il sessismo, all\u2019omofobia, all\u2019islamofobia e alla transfobia. Al contrario, la lotta contro questi problemi dev\u2019essere centrale per il blocco populista progressista. Ma \u00e8 controproducente affrontarli attraverso il paternalismo moralista, come fa il neoliberismo progressista. Quell\u2019approccio sottintende una visione vuota e inadeguata di quelle ingiustizie, che esagera di gran lunga quanto il problema sia dentro la testa della gente e ignora invece il ruolo delle forze strutturali-istituzionali che le sostengono.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: medium;\">Il punto \u00e8 particolarmente chiaro e importante nel caso della razza. L\u2019ingiustizia razziale negli Stati Uniti di oggi non \u00e8 una questione di atteggiamenti offensivi o comportamenti sbagliati, sebbene questi sicuramente esistano. Il problema di fondo, piuttosto, \u00e8 l\u2019impatto specifico che hanno avuto rispetto alla razza la deindustrializzazione e la finanziarizzazione nel periodo dell\u2019egemonia neoliberista progressista, filtrato attraverso le lunghe storie dell\u2019oppressione sistemica. In questo periodo, gli americani di colore, che per lungo tempo non avevano avuto accesso al credito, erano stati confinati ad abitazioni di livello inferiore e segregate e ricevevano salari troppo bassi per accumulare risparmi, sono stati sistematicamente presi di mira dai venditori di mutui subprime, e di conseguenza hanno visto il tasso pi\u00f9 alto di pignoramenti nell\u2019intero paese. In questo periodo, inoltre, le citt\u00e0 e i quartieri abitati dalle minoranze, che per lungo tempo erano stati sistematicamente privati di risorse pubbliche, sono stati devastati dalla chiusura delle fabbriche nei centri manifatturieri in declino; la perdita delle fabbriche non si \u00e8 fatta sentire solo in termini di posti di lavoro, ma anche di entrate fiscali, che ha privato queste comunit\u00e0 dei fondi necessari per scuole, ospedali e manutenzione delle infrastrutture fondamentali, portando in alcuni casi a disastri come quello di Flint \u2013 e, in un contesto diverso, quello della Lower Ninth Ward di New Orleans. Infine, i neri che a lungo erano stati soggetti a condanne penali discriminatorie e carcere duro, lavoro coatto e violenza socialmente tollerata, anche da parte della polizia, in questo periodo sono stati massicciamente arruolati in un \u201ccomplesso carcerario-industriale\u201d tenuto in piena attivit\u00e0 dalla \u201cguerra alle droghe\u201d che ha preso di mira il possesso di crack e da tassi sproporzionatamente alti di disoccupazione nelle minoranze etniche, tutti processi derivanti dai \u201crisultati\u201d approvati in maniera bipartisan dal Congresso e in gran parte orchestrati da Bill Clinton. Non c\u2019\u00e8 bisogno di aggiungere che, per quanto sia stata d\u2019ispirazione, la presenza di un afroamericano nella Casa Bianca non ha inciso minimamente su questi processi.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: medium;\">E come avrebbe potuto? I fenomeni appena citati mostrano quando profondamente il razzismo sia ancorato nella societ\u00e0 capitalista contemporanea \u2013 e quanto il moralismo neoliberista progressista sia stato incapace di affrontarlo. Rivelano inoltre che le basi strutturali del razzismo hanno tanto a che vedere con la classe e la politica economica quanto ne hanno con lo status e con il (non) riconoscimento. Allo stesso modo, rendono chiaro che le forze che stanno distruggendo le opportunit\u00e0 di vita delle persone di colore sono parte dello stesso complesso dinamico a cui appartengono quelle che stanno distruggendo le opportunit\u00e0 di vita dei bianchi \u2013 anche se alcuni dettagli differiscono. L\u2019effetto finale \u00e8 lo svelamento dell\u2019inestricabile interconnessione tra razza e classe nel capitalismo finanziario contemporaneo.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: medium;\">Un blocco populista progressista pu\u00f2 fare di queste analisi i propri punti di riferimento. Rinunciando all\u2019accento sugli atteggiamenti personali che caratterizzava il neoliberismo progressista, deve concentrare i propri sforzi sulle basi strutturali-istituzionali della societ\u00e0 contemporanea. Allo stesso modo, deve mettere in evidenza le radici comuni delle ingiustizie di classe e di status nel capitalismo finanziario. Concependo questo sistema come un\u2019unica totalit\u00e0 sociale integrata, deve connettere le sofferenze subite dalle donne, dagli immigrati, dalle persone di colore e dalle persone LGBTQ con quelle sentite dagli strati working-class ora attratti dal populismo di destra. In questo modo, pu\u00f2 porre le basi per una nuova potente coalizione tra tutti quelli che Trump e i suoi omologhi stanno tradendo \u2013 non solo gli immigrati, le femministe e le persone di colore che gi\u00e0 si oppongono al suo neoliberismo iper-reazionario, ma anche gli strati della classe operaia bianca che l\u2019hanno sostenuto finora. Raccogliendo ampi segmenti dell\u2019intera classe operaia, questa strategia pu\u00f2 avere la possibilit\u00e0 di vincere. A differenza di qualsiasi altra delle opzioni considerate, il populismo progressista ha il potenziale, almeno in astratto, per diventare in futuro un blocco controegemonico relativamente stabile.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: medium;\">Ma a favore del populismo progressista non c\u2019\u00e8 solo il suo potenziale soggettivo di successo. A differenza dei suoi rivali, ha anche l\u2019ulteriore vantaggio di essere in grado, almeno in astratto, di affrontare il lato reale e oggettivo della nostra crisi. Lasciate che mi spieghi.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: medium;\">Come ho sottolineato all\u2019inizio, la crisi egemonica analizzata qui \u00e8 solo una componente di una crisi pi\u00f9 ampia, che comprende molte altre component: quella ecologica, quella economica e quella sociale. Si tratta del corrispondente soggettivo di una oggettiva crisi di sistema, a cui risponda e da cui non pu\u00f2 essere separata. Questi due lati della crisi \u2013 uno soggettivo, l\u2019altro oggettivo \u2013 si tengono, e nessuno dei due pu\u00f2 resistere senza l\u2019altro. Nessuna risposta soggettiva, d\u2019altra parte, per quanto apparentemente suggestiva, pu\u00f2 assicurare una controegemonia duratura se non offre la prospettiva di una soluzione reale ai problemi oggettivi su cui si basa.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: medium;\">Il lato oggettivo della crisi non \u00e8 semplicemente una serie di problemi isolati. Ben lungi dall\u2019essere una pluralit\u00e0 dispersa, le sue diverse componenti sono interconnesse, e condividono una fonte comune. L\u2019oggetto alla base della nostra crisi generale, ci\u00f2 che produce le sue molteplici instabilit\u00e0, \u00e8 la forma attuale del capitalismo \u2013 globalizzato, neoliberista, finanziarizzato. Come ogni altra forma di capitalismo, non \u00e8 semplicemente un sistema economico, ma qualcosa di pi\u00f9 grande, un ordine sociale istituzionalizzato. In quanto tale, include una serie di condizioni non economiche di fondo che sono indispensabili all\u2019economia capitalista: per esempio, le attivit\u00e0 non pagate di riproduzione sociale, che assicurino l\u2019offerta di lavoro salariato per la produzione economica; un apparato organizzato di potere pubblico (leggi, polizia, agenzie di regolamentazione e capacit\u00e0 di indirizzo) che garantisca l\u2019ordine, la prevedibilit\u00e0 e le infrastrutture che sono necessarie a sostenere l\u2019accumulazione; e, infine, un\u2019organizzazione relativamente sostenibile della nostra interazione metabolica con il resto della natura, che assicuri le forniture essenziali di energia e materie prime per la produzione di merci, oltre ovviamente a un pianeta abitabile che possa sostenere la vita.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: medium;\">Il capitalismo finanziario rappresenta una forma storicamente determinate di organizzare il rapporto tra un\u2019economia capitalista e queste indispensabili condizioni di fondo. \u00c8 una forma profondamente predatoria ed instabile di organizzazione sociale, che libera l\u2019accumulazione di capitale proprio da quei vincoli (politici, ecologici, sociali, morali) che sono necessari a sostenerla nel tempo. Liberata da questi vincoli, l\u2019economia del capitalismo consuma le sue stesse condizioni di possibilit\u00e0. \u00c8 come una tigre che si mangia la coda. Dato che la vita sociale in quanto tale \u00e8 sempre pi\u00f9 economicizzata, la ricerca del profitto a ogni costo destabilizza le forme stesse della riproduzione sociale, la sostenibilit\u00e0 ecologica e il potere pubblico di cui ha bisogno. Visto da questo punto di vista, il capitalismo finanziarizzato \u00e8 una formazione sociale intrinsecamente portata alla crisi. La crisi che abbiamo di fronte oggi \u00e8 l\u2019espressione sempre pi\u00f9 acuta della tendenza all\u2019auto-destabilizzazione che si porta dentro.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: medium;\">Questo \u00e8 il lato oggettivo della crisi: il corrispondente strutturale al crollo egemonico analizzato qui. Oggi, quindi, entrambi i poli della crisi \u2013 uno oggettivo, l\u2019altro soggettivo \u2013 si presentano nella propria forma pi\u00f9 compiuta. E, come \u00e8 gi\u00e0 stato notato, non possono stare in piedi l\u2019uno senza l\u2019altro. Per risolvere la crisi oggettiva \u00e8 necessaria una trasformazione strutturale complessiva del capitalismo finanziarizzato: un nuovo modo di mettere in relazione economica e politica, produzione e riproduzione, societ\u00e0 umana e natura non umana. Il neoliberismo, in qualsiasi forma, non \u00e8 la soluzione ma il problema.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: medium;\">Il tipo di cambiamento di cui abbiamo bisogno pu\u00f2 venire solo da un\u2019altra parte, da un progetto che \u00e8 almeno anti-neoliberista, se non anticapitalista. Un progetto del genere pu\u00f2 diventare una forza storica solo una volta incarnato in un blocco controegemonico. Per quanto distante la prospettiva possa sembrare ora, la nostra migliore chance per una soluzione sia soggettiva sia oggettiva \u00e8 il populismo progressista. Ma anche quello potrebbe non essere un punto di arrivo stabile. Il populismo progressista potrebbe finire per essere una transizione \u2013 una fermata sulla rotta verso una nuova forma di societ\u00e0 post-capitalista.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: medium;\">A prescindere dalla nostra incertezza sul punto di arrivo, una cosa \u00e8 chiara. Se non perseguiamo quest\u2019opzione ora, prolungheremo l\u2019attuale interregno. E ci\u00f2 significa condannare la gente che lavora di qualsiasi opinione e di qualsiasi colore all\u2019aumento dello stress e al peggioramento della salute, all\u2019esplosione del debito e al superlavoro, all\u2019apartheid di classe e all\u2019insicurezza sociale. Significa immergere queste persone in un mare ancora pi\u00f9 vasto di fenomeni morbosi \u2013 negli odi nati dal risentimento ed espressi nella ricerca di capri espiatori, nelle esplosioni di violenza seguite dalle ondate di repressione, in un mondo feroce da cane-mangia-cane in cui le solidariet\u00e0 si riducono fino a svanire. Per evitare questo destino, dobbiamo rompere definitivamente con l\u2019economia neoliberista e con le varie politiche di riconoscimento che l\u2019hanno sostenuta \u2013 mettendo da parte non solo l\u2019etnonazionalismo esclusivo ma anche l\u2019individualismo liberal-meritocratico. Solo tenendo insieme politiche di distribuzione solidamente egualitarie e politiche di riconoscimento sostanzialmente inclusive e di classe, possiamo costruire un blocco controegemonico che ci possa portare oltre l\u2019attuale crisi verso un mondo migliore.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: medium;\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: medium;\">* Questo articolo \u00e8 stato pubblicato su American Affairs Volume I, Number 4 (Winter 2017): 46\u201364. Traduzione di Lorenzo Zamponi per \u201cIl Corsaro\u201d e \u201cSenso Comune\u201d. 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