{"id":33170,"date":"2021-02-17T18:54:47","date_gmt":"2021-02-17T17:54:47","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rifondazione.it\/esteri\/?p=33170"},"modified":"2021-02-17T18:54:47","modified_gmt":"2021-02-17T17:54:47","slug":"sulle-elezioni-catalane-del-14-febbraio-2021","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rifondazione.org\/esteri\/2021\/02\/17\/sulle-elezioni-catalane-del-14-febbraio-2021\/","title":{"rendered":"Sulle elezioni catalane del 14 febbraio 2021"},"content":{"rendered":"<p><em>di Ramon Mantovani<\/em><\/p>\n<p>Il 14 febbraio si sono svolte, in condizioni eccezionali, le elezioni del parlamento catalano.<\/p>\n<p>Prima di elencare i risultati, di proporre una sommaria analisi degli stessi e della nuova situazione politica, \u00e8 necessaria una premessa.<\/p>\n<p>Un dato spicca su tutti. Ha votato il 53% degli aventi diritto. Alle ultime elezioni del 21 dicembre 2017, convocate d\u2019autorit\u00e0 dal governo del Partido Popular allorquando, dopo le ben note vicende del referendum unilaterale d\u2019autodeterminazione, sciolse il Parlament e commissari\u00f2 la Generalitat, vot\u00f2 il 79% degli aventi diritto.<\/p>\n<p>L\u2019aumento dell\u2019astensione dal 21 al 46 per cento \u00e8 un dato enorme ed ha ovviamente spiegazioni non univoche. Ma quella collegata alla pandemia \u00e8 di gran lunga prevalente e non \u00e8 meramente oggettiva. Anch\u2019essa \u00e8 intimamente collegata al conflitto politico tra la Generalitat catalana e lo Stato spagnolo. Per questo merita di essere descritta e non ignorata come se fosse un fatto fisiologico.<\/p>\n<p>A queste elezioni catalane si \u00e8 arrivati in seguito alla ben nota destituzione del Presidente della Generalitat dell\u2019autunno scorso, e la data \u00e8 stata fissata il 14 febbraio 2021 lasciando trascorrere i tempi di legge nel corso dei quali il Parlament non ha eletto un nuovo presidente e formato un nuovo governo.<\/p>\n<p>Quando a tutti \u00e8 parso evidente che la nuova ondata dell\u2019epidemia avrebbe posto seri problemi alla celebrazione delle elezioni, dopo discussioni e inevitabili polemiche, alla fine una riunione di tutti i gruppi parlamentari all\u2019unanimit\u00e0 ha dato mandato al governo, in carica per l\u2019ordinaria amministrazione, di spostare la data delle elezioni alla fine di maggio. Ma, sulla base di un ricorso presentato da un cittadino e da alcune forze politiche (che per altro non si erano nemmeno presentate alle elezioni), \u00a0il tribunale ha stabilito, il 29 gennaio (15 giorni prima del voto), che il governo privo di Presidente non era abilitato a spostare la data delle elezioni ed ha mantenuto d\u2019autorit\u00e0 la data del 14 febbraio.<\/p>\n<p>Detto con altre parole, utilizzando cavilli un tribunale spagnolo \u00e8 passato sopra la volont\u00e0 unanime del Parlament di posticipare la data elettorale a causa della pandemia ed ha obbligato l\u2019elettorato ad andare alle urne in una data che tutti i partiti catalani avevano indicata come non sicura dal punto di vista sanitario.<\/p>\n<p>Checch\u00e9 se ne dica questo \u00e8 un fatto politico, che ha inciso fortemente sulla partecipazione al voto e che ha ingarbugliato ancora di pi\u00f9 la gi\u00e0 pessima relazione della Catalunya con lo Stato spagnolo.<\/p>\n<p>Una cos\u00ec bassa partecipazione inficia qualsiasi lettura dei risultati da tutti i punti di vista. Qualsiasi maggioranza si formi nel Parlament potr\u00e0 essere considerata per lo meno \u201cdiscutibile\u201d, cosi come l\u2019autorevolezza dello stesso parlamento, a causa dell\u2019astensione non fisiologica.<\/p>\n<p>Detto questo passiamo ai risultati. Che elencher\u00f2 in percentuali e seggi, tralasciando i voti assoluti che non sono seriamente paragonabili a quelli delle elezioni precedenti. Infatti, nel 2017 votarono 4 milioni 392 mila elettori e il 14 febbraio di quest\u2019anno hanno votato 2 milioni 874 mila elettori.<\/p>\n<p><strong>I risultati<\/strong><\/p>\n<p>Il Partit dels Socialistes de Catalunya (PSC) \u00e8 passato dal 13,86% al 23,04% e da 17 a 33 seggi.<\/p>\n<p>Esquerra Republicana de Catalunya (ERC) dal 21,38% al 21,30% e da 32 a 33 seggi.<\/p>\n<p>Junts per Catalunya (JxCAT) dal 21,66% al 20,04% e da 34 a 32 seggi.<\/p>\n<p>VOX che si \u00e8 presentato per la prima volta ha ottenuto il 7,69% e 11 seggi.<\/p>\n<p>La Candidatura d\u2019Unitat Popular (CUP) dal 4,46% al 6,67% e da 4 a 9 seggi.<\/p>\n<p>En Com\u00f9 Podem (ECP) dal 7,46% al 6,87% ed ha mantenuto gli 8 seggi.<\/p>\n<p>Ciutadans dal 25,35% al 5,57% e da 36 a 6 seggi.<\/p>\n<p>Il Partido Popular dal 4,24% al 3,85% e da 4 a 3 seggi.<\/p>\n<p>Il Partit Democrata Europeu Catal\u00e0 (PEDeCAT) nelle precedenti con JxCAT ha ottenuto il 2,72% e nessun seggio.<\/p>\n<p>Altre 14 liste hanno ottenuto tutte meno dello 0,50%.<\/p>\n<p>Per interpretare politicamente i risultati li analizzeremo da tre punti di vista: indipendentisti, anti indipendentisti e sinistra.<\/p>\n<p><strong>Il movimento indipendentista<\/strong><\/p>\n<p>La somma dei partiti indipendentisti (ERC, JxCat, CUP e PEDeCAT) \u00e8 50,73%. I seggi sono 74 \u00e8 cio\u00e8 6 in pi\u00f9 della maggioranza assoluta di 68.<\/p>\n<p>\u00c8 il massimo storico sia in percentuale di voto, sia in seggi. Per la prima volta \u00e8 superata la soglia fatidica del 50% (con altre tre liste piccole il voto indipendentista \u00e8 del 51,28). Ma non \u00e8 questo il dato saliente, giacch\u00e9 i voti assoluti sono stati circa 600mila in meno sia rispetto alle precedenti elezioni, sia rispetto ai SI all\u2019indipendenza nel referendum unilaterale del 1 ottobre 2017.<\/p>\n<p>Le cose veramente significative sono: 1) ERC \u00e8 diventato il primo partito indipendentista e pu\u00f2 ambire ad esprimere il Presidente ed a dirigere il governo. 2) la CUP ha 9 seggi ed \u00e8 indispensabile per formare la maggioranza di un governo indipendentista. 3) la destra indipendentista si \u00e8 divisa in 4 liste e JxCAT oltre ad aver perso la guida di un eventuale governo \u00e8 diventata una formazione troppo eterogenea al suo interno per poterne avere comunque l\u2019egemonia.<\/p>\n<p>In realt\u00e0 il movimento popolare indipendentista negli ultimi tre anni ha subito una dura e ingiusta repressione e si \u00e8 diviso. Da una parte ERC che ha prospettato la necessit\u00e0 di allargare la base sociale e le alleanze dell\u2019indipendentismo, che ha permesso nel parlamento spagnolo (insieme ai partiti di estrema sinistra indipendentisti del Paese Basco e della Galicia) la formazione del governo PSOE-Unidas Podemos, che ha puntato sulla necessit\u00e0 di avviare un negoziato bilaterale per ottenere un referendum riconosciuto dallo Stato spagnolo e che ha accentuato la propria identit\u00e0 di sinistra. Dall\u2019altra JxCAT e la CUP, che sebbene agli antipodi sui temi sociali ed economici, hanno prospettato l\u2019accentuazione dello scontro frontale con lo Stato spagnolo e considerato il nuovo governo PSOE-Unidas Podemos come nemico.<\/p>\n<p>JxCAT nel governo che presiedeva, ha dovuto accettare di promulgare leggi e provvedimenti di sinistra (sfratti e regolamentazione degli affitti, tasse sui ricchi e sulle eredit\u00e0, sulle scuole private ecc. votati da ERC, dalla CUP e anche da En Com\u00f9 Podem) che ne hanno minato l\u2019unit\u00e0 interna e provocato la scissione del PEDeCAT. Mentre JxCAT ha dichiarato rotti i legami con la destra storica catalana e virato (a parole) a sinistra dichiarandosi di centro, ma anche \u201csocialdemocratico\u201d, il PEDeCAT li ha rivendicati pienamente ed ha accusato JxCAT di essere egemonizzato dalla sinistra e di aver imboccato un vicolo cieco con la ricerca continua dello scontro frontale con lo Stato spagnolo. JxCAT \u00e8 dunque una formazione eterogenea composta da esponenti della destra storica catalana, alcuni dei quali manifestano sempre pi\u00f9 una concezione identitaria ed escludente, da esponenti della sinistra moderata (ex socialisti ma non solo) convinti che non sia possibile nessun dialogo con lo Stato spagnolo, e da indipendentisti intransigenti.<\/p>\n<p>La CUP, pur mantenendo l\u2019idea dello scontro frontale con lo Stato spagnolo e la prospettiva di una rottura fondata esclusivamente sulla mobilitazione di piazza, per la prima volta ha deciso di non escludere a priori un proprio ingresso nel governo.<\/p>\n<p>Va anche ricordato, perch\u00e9 \u00e8 un fatto significativo, che la formazione indipendentista ma anche xenofoba e di estrema destra, Front Nacional de Catalunya, ha ottenuto lo 0,18% dei voti. A dimostrazione che nessun paragone del movimento indipendentista pu\u00f2 essere fatto con la Lega italiana o con altre formazioni di estrema destra europee. Se pur esistono esponenti indipendentisti (in JxCAT e nella societ\u00e0 civile) che mostrano concezioni identitarie, va sempre ricordato che tutta la destra catalana ha sempre ufficialmente difeso un\u2019idea includente di nazione e si \u00e8 sempre scontrata con la destra spagnola sulla questione dell\u2019immigrazione votando contro i CIE, disobbedendo alla legge spagnola che impediva di assistere sanitariamente gli immigrati irregolari, dichiarando pi\u00f9 volte la disponibilit\u00e0 ad accogliere rifugiati e cos\u00ec via.<\/p>\n<p><strong>Gli anti indipendentisti, o unionisti, o costituzionalisti che dir si voglia<\/strong><\/p>\n<p>Il PSC da anni ormai \u00e8 un partito contrario al diritto all\u2019autodeterminazione ed \u00e8 monarchico. Se nel 2012 votava ancora nel Parlament la richiesta ufficiale al Congreso de los Diputados affinch\u00e9 si potesse svolgere un referendum in Catalunya, oggi \u00e8 totalmente contrario. Se prima era un partito che aveva come prospettiva una repubblica federale, oggi non vuol mettere in discussione la monarchia e considera definitivo l\u2019assetto delle comunit\u00e0 autonome.<\/p>\n<p>Tutto ci\u00f2 gli \u00e8 costato parecchio. Almeno tre scissioni e la perdita di molti consensi elettorali. Come il PSOE, nei confronti del quale nel corso degli anni ha perso l\u2019autonomia storica, propone un \u201cdialogo\u201d fra Spagna e Catalunya, ma non un negoziato che abbia come oggetto l\u2019autodeterminazione, giacch\u00e9 sostiene che il \u201cdialogo\u201d si pu\u00f2 svolgere solo dentro il quadro costituzionale, segnatamente in osservanza delle parti della Costituzione che furono imposte dai ministri di Franco e dagli intatti apparati militari e giudiziari fascisti durante la redazione della Costituzione nel 1978.<\/p>\n<p>Per questi motivi, sebbene non si possa certo considerarlo un partito della destra nazionalista spagnola storica, va annoverato fra i partiti unionisti.<\/p>\n<p>Ed infatti, \u00e8 fra questi che ci sono stati evidenti e consistenti travasi di voto.<\/p>\n<p>Basta esaminare i voti di Ciutadans. Partito ultraliberista nato in contrapposizione al governo di sinistra degli anni 2000 che aveva promosso un nuovo statuto di autonomia della Catalunya, la cui manomissione da parte del Tribunal Constitucional ha inaugurato poi l\u2019ascesa irresistibile del movimento indipendentista.<\/p>\n<p>Dal 2012 al 2015, fino al 2017, nelle tre elezioni catalane Ciutadans cresce fortemente alimentandosi di un voto anti-indipendentista e sottraendo consensi al PP ed al PSC. Fino ad ottenere 36 deputati e a diventare il primo partito del parlamento.<\/p>\n<p>Nelle ultime elezioni, atteso che gli indipendentisti sono aumentati e che la sinistra radicale di En Com\u00f9 Podem ha confermato i suoi 8 seggi, si pu\u00f2 ben dire che 27 dei 30 seggi persi da Ciutadans sono andati al PSC (16), a VOX (11). E che il voto di opinione di Ciutadans ha ingrossato le fila dell\u2019astensione pi\u00f9 di altri.<\/p>\n<p>Certo ci saranno flussi pi\u00f9 complessi, di travasi di voto pi\u00f9 indiretti, ma il grosso \u00e8 spiegabile facilmente. Del resto il PSC ha fatto una campagna esplicitamente e duramente anti-indipendentista, erigendosi a garante di un eventuale governo senza indipendentisti e VOX, oltre ai tradizionali argomenti xenofobi, ha rivendicato la repressione ed ha proposto direttamente la liquidazione di ogni autonomia della Catalunya.<\/p>\n<p>Vedremo alla fine dell\u2019articolo le maggioranze di governo possibili sulla carta. Ma intanto, per quanto attiene ai partiti contrari al diritto all\u2019autodeterminazione, la loro somma \u00e8 del 40,15% dei voti e di 53 seggi (15 in meno della maggioranza assoluta).<\/p>\n<p><strong>La sinistra<\/strong><\/p>\n<p>ERC \u00e8 una formazione che possiamo definire di sinistra moderata. Moderata nel senso che \u00e8 keynesiana programmaticamente, ma disponibile ad accordi e compromessi sia con forze alla sua sinistra, sia con forze liberiste. L\u2019essere il primo partito alla pari (in seggi ma, anche se di poco, inferiore in voti) con il PSC non \u00e8 una posizione comoda. Ma ha vinto la battaglia per poter guidare il movimento indipendentista, e un eventuale governo, nei confronti di JxCAT. Inoltre \u00e8 diventato interlocutore necessario (con gli indipendentisti baschi di Bildu con i quali ha stretto un patto di ferro) per la stabilit\u00e0 del governo del PSOE-Unidas Podemos.<\/p>\n<p>En Com\u00f9 Podem sulle questioni economico sociali ha posizioni nettamente di sinistra, e per questo ha partecipato attivamente, pur essendo all\u2019opposizione, alla redazione ed approvazione di diversi provvedimenti, ed anche della ultima legge di bilancio del governo catalano di JxCAT e ERC. Sulla questione nazionale catalana difende il diritto all\u2019autodeterminazione, ma critica la via unilaterale seguita negli ultimi anni dal movimento indipendentista. Ovviamente \u00e8 repubblicana e al suo interno convivono prevalenti posizioni che propugnano una repubblica federale spagnola con posizioni minoritarie indipendentiste. \u00c8 chiaramente schierata contro la repressione, chiede la liberazione dei detenuti politici e il ritorno degli esiliati come premessa necessaria per la realizzazione di un negoziato politico. Negli ultimi tre anni ha vissuto divisioni ed ha perso importanti dirigenti e una parte della storica formazione Esquerra Unida i Alternativa. Anche per questo considera un successo aver mantenuto i suoi 8 seggi, al contrario di quanto previsto da quasi tutti i sondaggi pre elettorali.<\/p>\n<p>La CUP \u00e8 una formazione di estrema sinistra indipendentista, che ha condizionato fortemente i governi catalani dall\u2019opposizione e che per la prima volta ha annunciato, non senza qualche polemica interna, di essere disponibile a discutere di un proprio ingresso al governo, ovviamente condizionato dalla discussione programmatica. Sostiene la via della mobilitazione popolare e della disobbedienza civile come l\u2019unica via possibile per ottenere il diritto all\u2019autodeterminazione. Il passaggio da 4 a 9 seggi ne ha aumentato il peso ed ha spostato nettamente a sinistra il baricentro del movimento indipendentista.<\/p>\n<p><strong>Le maggioranze, possibili e impossibili<\/strong><\/p>\n<p>Mentre scrivo sono gi\u00e0 cominciate le manovre per la formazione della maggioranza di governo.<\/p>\n<p>\u00c8 necessario ricordare che sia in Catalunya, sia in Spagna, si pu\u00f2 governare in minoranza. Basta ottenere un voto di maggioranza sul Presidente del governo, che una volta eletto pu\u00f2 formare un governo di minoranza che cerca sui singoli provvedimenti, compresi quelli pi\u00f9 importanti, il sostegno trasversale dei gruppi parlamentari.<\/p>\n<p>Tralasciamo pure quanto proposto circa le alleanze di governo in campagna elettorale da tutti i partiti. Nessuna delle proposte \u00e8 realizzabile dati i veti incrociati e dati i risultati elettorali.<\/p>\n<p>Le proposte in campo sono le seguenti:<\/p>\n<p>il PSC cha ha gi\u00e0 annunciato di avviare le consultazioni per formare la maggioranza, in realt\u00e0 non potr\u00e0 guidare nessun governo. Nessun partito indipendentista lo sosterr\u00e0 con voto favorevole o astensione.<\/p>\n<p>ERC propone un governo di coalizione su due discriminanti: diritto all\u2019autodeterminazione e amnistia. E cio\u00e8 un governo con JxCAT, CUP e En Com\u00f9 Podem. Avrebbe una maggioranza solida di 82 seggi. Ma n\u00e9 JxCAT n\u00e9 la CUP vogliono far entrare al governo En Com\u00f9 Podem, giacch\u00e9 pensano che l\u2019indipendentismo e la via unilaterale siano discriminanti, e dal canto suo En Com\u00f9 Podem non accetta di stare al governo con la destra di JxCAT.<\/p>\n<p>En Com\u00f9 Podem propone un governo di sinistra con PSC ed ERC. Avrebbe 74 seggi di maggioranza ma i veti incrociati di PSC ed ERC non sembrano e non sono superabili.<\/p>\n<p>JxCAT propone un governo indipendentista con ERC e CUP. Anche questa maggioranza avrebbe 74 seggi. Ma non \u00e8 di cos\u00ec facile realizzazione. Lo scontro fra ERC e JxCAT dentro il governo e nel parlamento nell\u2019ultima legislatura \u00e8 stato durissimo e le relazioni sono pessime. Inoltre JxCAT avrebbe seri problemi di coesione interna con un programma fortemente condizionato dalla CUP ed ERC, anche presiedendo il governo, avrebbe problemi ad imporre a JxCAT e alla CUP la via del negoziato con la Spagna, soprattutto in presenza della continuazione della repressione. Questa formula di governo resta comunque la pi\u00f9 probabile visto che, per quanto litigiosi e diversi siano i partiti indipendentisti, un fallimento porterebbe a nuove elezioni e sarebbe per tutti e tre i partiti un suicidio politico.<\/p>\n<p><strong>La Catalunya e la Spagna<\/strong><\/p>\n<p>Le ultime elezioni catalane hanno e avranno importanti ripercussioni sulla vita politica spagnola e segnatamente sul governo di coalizione fra PSOE e Unidas Podemos.<\/p>\n<p>Il movimento indipendentista e gli avvenimenti degli ultimi anni hanno messo a nudo una crisi profonda dello Stato spagnolo. La mancata conclusione della transizione con una repubblica federale, ratificata da referendum di autodeterminazione dei popoli di Catalunya, Euskal Herria, e Galicia, come volevano tutti i democratici al momento della redazione della costituzione, a cominciare dal PSOE e dal PCE, ha prodotto un\u2019involuzione dello Stato e dei suoi apparati giudiziari e di polizia, che di fatto hanno assunto un ruolo nettamente politico e reazionario. Con la crisi economica del decennio passato il Paese \u00e8 stato attraversato da enormi conflitti sociali e il sistema bipartitista PSOE e PP \u00e8 andato in crisi. Il movimento indipendentista delle tre nazioni non riconosciute \u00e8 divenuto potente e si \u00e8 consolidato come un dato permanente. La monarchia \u00e8 totalmente screditata, sia per enormi scandali di corruzione, sia per aver perso ogni parvenza di neutralit\u00e0 quando il Re ha sostenuto e in sostanza rivendicato una repressione poliziesca e giudiziaria al di fuori di qualsiasi principio dello Stato di diritto. \u00c8 comparso con forza un partito di estrema destra che egemonizza, con la sua visione sciovinista della Spagna, sia il PP che Ciudadanos.<\/p>\n<p>A tutto ci\u00f2 non pu\u00f2 sottrarsi, per quanti equilibrismi faccia, il PSOE. Del resto i poteri economici e i loro mass media attaccano continuamente il governo. I vertici giudiziari, scaduti da pi\u00f9 di due anni, restano in carica con la complicit\u00e0 del PP, che si rifiuta di nominare i nuovi con la maggioranza qualificata, e continuano a nominare (per molte responsabilit\u00e0 a vita) giudici reazionari e ad avallare veri e propri attacchi al governo.<\/p>\n<p>Unidas Podemos si \u00e8 schierato con estrema chiarezza, non senza diverse esitazioni, per un vero negoziato con la Catalunya e per la liberazione dei detenuti politici e la fine della repressione, ed ha cominciato ad affrontare i nodi gordiani del programma di governo che il PSOE non vuole applicare: pensioni, mercato del lavoro, regolamentazione degli affitti e cos\u00ec via.<\/p>\n<p>In ultima analisi la questione catalana sar\u00e0 decisiva anche per la vita del governo spagnolo, che nel suo insieme dovr\u00e0 scegliere se incamminarsi sulla via di una democrazia progressiva o morire dalla parte sbagliata della barricata.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Ramon Mantovani Il 14 febbraio si sono svolte, in condizioni eccezionali, le elezioni del parlamento catalano. 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