{"id":33386,"date":"2021-04-08T05:06:15","date_gmt":"2021-04-08T03:06:15","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rifondazione.it\/esteri\/?p=33386"},"modified":"2021-04-08T05:06:15","modified_gmt":"2021-04-08T03:06:15","slug":"ecuador-al-ballottaggio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rifondazione.org\/esteri\/2021\/04\/08\/ecuador-al-ballottaggio\/","title":{"rendered":"Ecuador al ballottaggio"},"content":{"rendered":"<p><strong>di Jorge Ceriani * e Marco Consolo * &#8211;<br \/>\n<\/strong><\/p>\n<p>In Ecuador il prossimo 11 aprile ci sar\u00e0 il ballottaggio per eleggere il prossimo Presidente, mentre il governo ha dichiarato lo \u201cstato d\u2019eccezione\u201d, ufficialmente per la pandemia. Come si ricorder\u00e0, il primo turno aveva visto prevalere il binomio \u201ccorreista\u201d della \u201cUni\u00f2n por la Esperanza\u201d (UNES), formato da Andr\u00e9s Arauz e Pablo Rabascall, con il 32,7% dei voti. Al secondo posto, con il 19,7%, si era piazzato il candidato della destra, il banchiere Guillermo Lasso, con la lista CREO (\u201cCreando Oportunidades\u201d) e l\u2019appoggio del Partito Social Cristiano.<\/p>\n<p>Fino ad oggi, i sondaggi danno in vantaggio i rappresentanti della UNES, ma gli indecisi sono ancora circa il 20% e possono fare la differenza.<\/p>\n<p>Si scontrano, quindi, due candidati che sono come acqua e olio. Da una parte un giovane economista di sinistra, che raccoglie il testimone di Rafael Correa. Dall\u2019altra, il pi\u00f9 grande banchiere del Paese, esponente di spicco del neoliberismo, nonch\u00e8 uno dei principali responsabili della politica che alla fine degli anni \u201890 condusse il Paese al default economico, con gravissime conseguenze sociali: oltre tre milioni di persone costrette ad emigrare alla ricerca di un futuro migliore.<\/p>\n<p>Al primo turno, anche altre liste avevano raccolto aspettative e aspirazioni progressiste. Una di queste \u00e8 quella di <em>Pachakutik<\/em>, con il candidato Yaku Perez, che per pochi voti ha perso il secondo posto e che raccoglie forze nel mondo \u201cindigeno\u201d e ambientalista, nata all\u2019interno della CONAIE, organizzazione centrale che raggruppa i popoli originari.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 stata inoltre la sorpresa del candidato della \u201cSinistra Democratica\u201d, Xavier Hervaz, quarto classificato, un buon comunicatore che ha raccolto un ampio consenso giovanile. A seguire altre liste minori, ambientaliste e femministe. In altre parole, circa il 60% dell\u2019elettorato si \u00e8 pronunciato contro la candidatura di Lasso, ma ci\u00f2 non vuol dire che i voti andranno automaticamente a Arauz.<\/p>\n<p>Al ballottaggio del prossimo 11 aprile, sia Yaku Perez che Xavier Hervaz hanno dato indicazione di voto \u201cnullo\u201d. E al ballottaggio del 2017, Perez aveva dato indicazioni di voto per Lasso, contro Moreno, allora candidato della \u201cRevoluci\u00f2n Ciudadana\u201d.<\/p>\n<p>Ma la loro base politica ed elettorale, non rimarr\u00e0 a guardare. E tra le organizzazioni dei popoli originari, alcuni importanti dirigenti si sono pronunciati a favore del voto a Arauz, evidenziando la non uniformit\u00e0 di quel mondo. Piaccia o meno alla visione eurocentrica del \u201cbuon selvaggio\u201d\u00a0 tanto cara ad alcuni, anche in Italia.<\/p>\n<p><em><strong>Un passo indietro<\/strong><\/em><\/p>\n<p>Ma facciamo un passo indietro. Con la vittoria di Rafael Correa nel 2007, l\u2019Ecuador aveva preso un cammino di una politica economica virtuosa e di inclusione sociale. La \u201cRevoluci\u00f2n Ciudadana\u201d riscriveva la Carta Magna attraverso una Assemblea Costituente, iniziava a recuperare il ruolo centrale dello Stato, rinegoziava il debito estero, chiudeva la base navale statunitense di Manta, si appoggiava su di una alleanza latinoamericana antimperialista e solidale. Erano gli anni dell\u2019Alleanza Bolivariana per le Americhe (Alba) a cui partecipava l\u2019Ecuador, dell\u2019Unione delle Nazioni Sudamericane (Unasur) con sede a Quito, del Banco del Sur, etc. In quegli anni si era creato un fronte di Paesi latino-americani che aveva saputo contrastare efficacemente la prepotenza e la pretesa statunitense di imporre l\u2019Area di Libero Commercio delle Americhe (ALCA), un mercato subalterno a Washington, dal Canada fino alla \u201cTerra del fuoco\u201d.<\/p>\n<p>Dopo 10 anni di governo, nel 2017, il &#8220;Movimento Pa\u00ecs&#8221;, organizzazione politica del \u201ccorreismo\u201d, tornava a vincere la sfida elettorale con Lenin Moreno, candidato proposto dallo stesso Correa ed eletto presidente. Ma lungi dal garantire la continuit\u00e0 nelle politiche di governo, Moreno abbandonava presto il cammino progressista per prendere la via del neoliberismo e della sottomissione al Fondo Monetario Internazionale (FMI). Sono stati anni duri per la popolazione, fino a che nell\u2019ottobre del 2019, la grande mobilitazione \u201cindigena\u201d e popolare era stata repressa duramente dal governo, con un saldo di 11 morti, decine di feriti, arresti di dirigenti sociali e politici.<\/p>\n<p>La situazione si \u00e8 ulteriormente aggravata con l\u2019avvento della pandemia, che ha causato una situazione drammatica (in particolare a Guayaquil) come conseguenza diretta dei tagli alla sanit\u00e0 e della gestione clientelare degli ospedali. E nell\u2019ultimo mese si sono succeduti ben 3 ministri della sanit\u00e0 con scarsi risultati sul versante della salute pubblica.<\/p>\n<p><strong><em>La guerra giudiziaria contro la sinistra<\/em><br \/>\n<\/strong><\/p>\n<p>La svolta a destra di Moreno ha avuto come base ideologica una narrazione anti-corruzione \u201cgiustizialista\u201d (senza prove) ed una \u201ccaccia alle streghe\u201d contro Correa (che si \u00e8 dovuto rifugiare in Belgio) e contro il \u201ccorreismo\u201d, ovvero contro i suoi collaboratori. A cominciare dal vicepresidente Jorge Glass, eletto con lo stesso Moreno e attualmente in prigione, mentre molti dirigenti sono dovuti andare in esilio per evitare il carcere.<\/p>\n<p>Con il leader della \u201cRevoluci\u00f2n Ciudadana\u201d, l\u2019impianto accusatorio \u00e8 stato tra i pi\u00f9 beceri, ma non troppo creativo. Hanno usato il copione gi\u00e0 recitato contro Cristina Fernandez in Argentina: un\u00a0fedele funzionario scrive su un quaderno tutti i particolari delle malefatte realizzate, dove e con chi avvengono gli incontri, le somme della corruzione, l\u2019oggetto della stessa. Peccato che il tutto \u00e8 stato scritto su un quaderno fabbricato dopo le date riportate al suo interno. In compenso,\u00a0\u00a0 \u00e8 arrivata la sentenza del processo-farsa in tempo record: due settimane e mezzo. Con un contenuto che viola ogni precedente giuridico: a Correa non solo \u00e8 stata impedita la candidatura, ma \u00e8 stato vietato utilizzare il suo volto, niente audio, niente video, etc.<\/p>\n<p>Il <em>lawfare<\/em>, come si conosce l\u2019uso mirato e strumentale della giustizia a beneficio della oligarchia e della politica neoliberista (sostenuta dai grandi media e dalla Casabianca), \u00e8 stato ampliamente usato e abusato in tutto il continente. Non fa eccezione l\u2019Ecuador, dove Arauz\u00a0 \u00e8 ancora sottoposto a uno stillicidio quotidiano di attacchi sfacciati, vuoi per rispondere all\u2019accusa di ricevere finanziamenti dalla formazione guerrigliera colombiana ELN, vuoi per rispondere del proprio passato di funzionario pubblico.<\/p>\n<p>Ma poco a poco, insieme alle vittorie elettorali delle forze di trasformazione, cadono le accuse montate contro i presidenti progressisti e di sinistra. Sta succedendo con Evo Morales, con Cristina Fernandez e Lula, i cui diritti vengono ristabiliti, mentre i giudici sono ora chiamati a rispondere delle loro arbitrariet\u00e0 e dei loro abusi.<\/p>\n<p><strong><em>Correggere gli errori<\/em><br \/>\n<\/strong><\/p>\n<p>La persecuzione e la repressione messe in atto dal governo di Lenin Moreno hanno indebolito il movimento della \u201cRevoluci\u00f2n Ciudadana\u201d, che gi\u00e0 scontava alcune debolezze e difficolt\u00e0 proprie. \u00a0A partire dalla mancanza di un partito strutturato nei territori, passando per la scarsa organizzazione popolare (sia sul territorio, che nel mondo del \u00a0lavoro).<\/p>\n<p>Negli ultimi anni del governo Correa, la caduta dei prezzi delle materie prime sul mercato mondiale, insieme ad alcuni errori politici, avevano pesato negativamente, generando sfiducia, incomprensioni e l\u2019allontanamento di attivisti e militanti delusi. E molti di questi non hanno appoggiato Arauz al primo turno.<\/p>\n<p>Fortunatamente, all\u2019interno del \u201ccorreismo\u201d (e non solo), da tempo si \u00e8 aperta una riflessione a tutto campo e lo stesso Arauz batte sulla necessit\u00e0 di \u201ccorreggere gli errori\u201d.<\/p>\n<p>Innanzitutto sui rapporti tra governo e societ\u00e0. In particolare, sulla dinamica di un cambiamento venuto dall\u2019alto, con scarso coinvolgimento delle organizzazioni sociali esistenti. Alcune liste minori raccoglievano gruppi e attivisti passati dal correismo, che hanno contribuito alle fasi iniziali e che poi se ne sono allontanati. Per esempio, settori ambientalisti che non hanno digerito la marcia indietro rispetto alla sfida internazionale lanciata dal governo Correa con la proposta di chiusura del giacimento di Yasuni. O che non hanno visto di buon occhio la concessione di nuove licenze alla industria mineraria. Anche nel movimento femminista, \u00a0la chiusura alla discussione sull\u2019aborto rimane una ferita aperta, un problema grave che costringe le donne a rivolgersi ancora a mammane e \u201ccuranderos\u201d.<\/p>\n<p>Certamente, uno degli errori del passato \u00e8 stata la mancanza di un confronto fluido con i popoli originari con cui, viceversa, \u00e8 necessario un dialogo permanente. Non c\u2019\u00e8 dubbio che siano stati tra i protagonisti della ribellione dell\u2019 ottobre 2019. Una ribellione che ha saputo coinvolgere i diversi settori \u201cindigeni\u201d e urbani contro il tentativo di Moreno di applicare le solite ricette del Fondo Monetario Internazionale, con l\u2019aumento nei prezzi dei combustibili e dei principali servizi, oltre alla riduzione di salari e pensioni. Grazie alle grandi mobilitazioni del 2019, dopo una iniziale repressione, il governo di Moreno \u00e8 stato costretto a rinviare alcune delle misure pi\u00f9 impopolari.<\/p>\n<p>Il futuro governo ricever\u00e0 una pessima situazione sociale ed economica. Non a caso, il consenso dell\u2019attuale presidente Moreno \u00e8 al minimo storico e la sua candidata presidenziale ha ottenuto meno del 2% dei suffragi. Lo stesso Moreno \u00e8 stato espulso dal \u201cMovimiento Pais\u201d, il partito che aveva sottratto a Correa. E nelle settimane che mancano al 24 maggio, data dell\u2019assunzione del prossimo Presidente, il governo Moreno minaccia di peggiorare la situazione, anche con nuove privatizzazioni.\u00a0 Mentre \u00e8 in attesa di poter svendere raffinerie del greggio, centrali elettriche e telecomunicazioni, il bottino pi\u00f9 ghiotto \u00e8 la Banca Centrale, su cui si concentrano gli attacchi principali. Va da s\u00e9 che il nuovo governo di Arauz non pu\u00f2 fare a meno di una banca centrale pubblica, senza la quale sarebbe impossibile progettare un futuro diverso per il Paese. Lungi dal favorire l\u2019uscita di capitali verso i paradisi fiscali, c\u2019\u00e8 bisogno di recuperare risorse dall\u2019estero e di far pagare le tasse ai ricchi.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 in generale, rimangono aperte le sfide inerenti alla trasformazione sociale ed economica. Esiste la possibilit\u00e0 di un soggetto politico in grado di rappresentare tutti i movimenti sociali e i settori che si battono per uscire della dipendenza dal petrolio ? Si pu\u00f2 mettere da parte l\u2019industria estrattiva delle risorse naturali ? C\u2019\u00e8 spazio per una politica che valorizzi la produzione agricola attraverso una radicale riforma agraria ? Che riconverta l\u2019industria per aggiungere valore all\u2019utilizzo delle risorse ? Se lo Stato \u00e8 al centro della organizzazione dell\u2019economia, qual\u2019\u00e8 il ruolo della partecipazione dei sindacati e delle organizzazioni comunitarie e del controllo popolare dal basso ?<\/p>\n<p><strong><em>Il quadro regionale<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Il contesto latinoamericano \u00e8 favorevole alla vittoria di Arauz ed una vittoria della sinistra in Ecuador rafforzerebbe il lento cambiamento in atto nella regione.<\/p>\n<p>Dopo le vittorie elettorali in Venezuela e Bolivia, la crisi aperta nel blocco reazionario del Gruppo di Lima (con l\u2019abbandono dell\u2019Argentina), il processo costituente in Cile e la contestatissima politica di Bolsonaro in Brasile, la destra latinoamericana e gli Stati Uniti cercano nuove strategie. Il contrasto alla pandemia nel continente americano ne \u00e8 una cartina al tornasole. Come ai tempi di Trump, gli Stati Uniti di Biden pensano a s\u00e9 stessi e bloccano le esportazioni dei vaccini \u201cmade in USA\u201d.\u00a0 Nel frattempo \u201csconsigliano\u201d a Bolsonaro l\u2019utilizzo dello Sputnik (il vaccino russo gi\u00e0 applicato con successo\u00a0 in oltre cinquanta Paesi), facendo balzare il Brasile ai primi posti al mondo per numero di contagi e di morti. Al tempo stesso sono Cuba, Venezuela e Nicaragua, penalizzati dalle \u201csanzioni\u201d dei Paesi occidentali, che possono vantare i risultati pi\u00f9 efficaci.<\/p>\n<p>A ci\u00f2 si aggiunge l\u2019esperienza internazionale acquisita da Cuba e il progresso scientifico raggiunto, che convertono l\u2019isola socialista in una avanguardia nella ricerca della cura e dei vaccini per il Covid 19. Sicuramente una piattaforma pi\u00f9 ampia di Paesi progressisti in America latina, la ripresa dell\u2019Alba e Unasur, l\u2019idea lanciata dal Venezuela di una \u201cBanca\u201d dei vaccini e farmaci per il Covid, aprono una prospettiva per superare la pandemia nel sud del continente.<\/p>\n<p>La vittoria della sinistra in Ecuador \u00e8 quindi decisiva per promuovere forme pi\u00f9 avanzate di integrazione regionale, di pianificazione ed inclusione sociale, \u00a0di protagonismo popolare. Da subito \u00e8 necessario un programma di emergenza per combattere la pandemia che ha provocato tanto dolore e fatto tanti danni nel Paese. Una pandemia che, tra l&#8217;altro, sta bloccando la mobilitazione sociale e la partecipazione popolare (proprio quando questa \u00e8 pi\u00f9 necessaria) in un ampio dibattito nazionale su come superare le conseguenze sociali ed economiche della pandemia. Questa \u00e8 la sfida che ha davanti a s\u00e9 Arauz e la sinistra ecuadoriana in caso di vittoria.<\/p>\n<p>Lo sanno bene le compagne ed i compagni della &#8220;Revoluci\u00f2n Ciudadana&#8221; che vivono in Italia e con cui collaboriamo da tempo. Invitata dalle autorit\u00e0 elettorali dell\u2019Ecuador, Rifondazione Comunista ha partecipato come osservatore elettorale al primo turno, insieme ad una delegazione del Partito della Sinistra Europea. Nel ballottaggio, ancora una volta, siamo a fianco della \u201cRevoluci\u00f2n Ciudadana\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>*Resp. Commissione Esteri Federazione PRC-SE di Roma<\/p>\n<p>*Resp. Area Esteri e Pace PRC-SE<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Jorge Ceriani * e Marco Consolo * &#8211; In Ecuador il prossimo 11 aprile ci sar\u00e0 il ballottaggio per eleggere il prossimo Presidente, mentre il governo ha dichiarato lo \u201cstato d\u2019eccezione\u201d, ufficialmente per la pandemia. 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