{"id":37187,"date":"2025-04-16T16:42:40","date_gmt":"2025-04-16T16:42:40","guid":{"rendered":"https:\/\/www.rifondazione.org\/esteri\/?p=37187"},"modified":"2025-04-16T19:58:43","modified_gmt":"2025-04-16T19:58:43","slug":"levoluzione-dei-partenariati-internazionali-nel-sahel","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rifondazione.org\/esteri\/2025\/04\/16\/levoluzione-dei-partenariati-internazionali-nel-sahel\/","title":{"rendered":"L\u2019evoluzione dei partenariati internazionali nel Sahel"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-text-align-right wp-block-paragraph\"><em>Piero Sunzini<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ci diamo appuntamento alla pausa caff\u00e8 per concludere la nostra chiacchierata sui temi legati alla salute animale. L\u2019intervento di Amhadou Dicko all\u2019apertura della conferenza \u201csui cantieri dello sviluppo sostenibile\u201d<a href=\"#_edn1\" id=\"_ednref1\">[1]<\/a> non \u00e8 rituale. D\u2019altronde, il ministro delegato dell\u2019allevamento in Burkina Faso \u00e8 un veterinario che conosce bene le dinamiche del mondo rurale. Cresciuto in un Paese dove l\u2019agroecologia, fin dagli anni \u201980 del Presidente Thomas Sankara, \u00e8 stata oggetto di attenzione particolare nelle riflessioni sullo sviluppo del settore primario. Il ministro sottolinea, infatti, come il bisogno d\u2019accrescere quantitativamente la produzione agricola deve essere coniugato col sostegno all\u2019approccio agro-ecologico. Un sistema in sintonia con la lotta per la sicurezza alimentare, soprattutto nei contesti d\u2019agricoltura familiare, ed efficace come risposta agli effetti del cambiamento climatico che incrementano i processi di desertificazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non riesco nemmeno a fargli i complimenti per l\u2019intervento. Lascia la sala prima della pausa caff\u00e8 per un impegno non previsto. In serata, guardando il telegiornale, capisco la causa della sua partenza improvvisa: la caduta del governo burkinab\u00e8.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La crisi si risolve in 48 ore. Prima con la nomina del nuovo primo ministro, Jean Emmanuel Ouedraogo, gi\u00e0 Ministro delle Comunicazioni, poi con la nomina del nuovo governo. Molti ministri vengono riconfermati.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La novit\u00e0 \u00e8 l\u2019uscita di scena di Apollinaire Kyelem di Tambel\u00e0, nominato primo ministro dopo il colpo di Stato del settembre 2022. Scelto per le sue posizioni filo-sankariste ha lavorato in armonia con il Presidente del Burkina Faso, il capitano Ibrahim Traor\u00e9, anche sui dossier pi\u00f9 delicati: lotta al terrorismo jihadista, sviluppo economico e politica estera. Dai <em>rumors<\/em> degli ambienti politici di Ouagadougou, comunque, sembra proprio che sia la politica estera la causa di qualche incomprensione che avrebbe generato il suo \u201cdimissionamento\u201d. In effetti, gli ultimi anni sono stati ricchi di accadimenti: la realizzazione dell\u2019Alleanza degli Stati del Sahel (Aes), la crisi con la Comunit\u00e0 economica degli stati dell\u2019Africa occidentale (Cedeao), l\u2019apertura della nuova ambasciata russa a Ouagadougou e soprattutto il perdurare delle difficolt\u00e0 nei rapporti diplomatici con la Francia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>I militari francesi non ci sono pi\u00f9<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La posizione della Francia nei paesi delle sue ex-colonie non cessa d\u2019indebolirsi. Non solo, per\u00f2, nei tre dell\u2019Aes \u2013 Burkina Faso, Mali e Niger \u2013, con Presidenti militari che hanno, da subito, condiviso il rifiuto della politica francese in Africa. L\u2019elemento di novit\u00e0 \u00e8 il coinvolgimento anche di paesi storicamente \u201cpi\u00f9 amici\u201d come il Senegal, il Ciad e la Costa d\u2019Avorio. Per cercare di capire le dinamiche in atto, un punto di vista significativo \u00e8 la verifica dello stato della presenza militare francese sul campo. Nel picco pi\u00f9 alto delle operazioni militari delle missioni Barkhane in Mali (dal 2013) e Sangaris in Centrafrica (2016) la Francia aveva circa ottomila soldati in Africa<a href=\"#_edn2\" id=\"_ednref2\">[2]<\/a>, con basi militari importanti in Senegal, Costa d\u2019Avorio, Gabon e soprattutto in Ciad. Dopo le crisi politiche con i tre paesi dell\u2019AES &#8211; che hanno generato rapporti diplomatici ai minimi termini e l\u2019uscita dei militari francesi dal Mali, Burkina Faso e Niger- le autorit\u00e0 francesi hanno avuto la necessit\u00e0 di ridefinire la strategia della presenza militare in Africa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Da questo punto di vista, il 2024 \u00e8 stato un anno cruciale. Gli accadimenti di politica interna &#8211; la scelta delle elezioni anticipate dopo la sconfitta di Macron alle \u201ceuropee\u201d, i giochi olimpici di Parigi, il governo debole di Michel Barnier &#8211; sono andati in parallelo alla riflessione sulle dinamiche africane. In questo quadro, si colloca l\u2019incarico conferito a Jean-Marie Bockel per riconfigurare il sistema militare francese nel continente. Politico di lungo corso, ministro pi\u00f9 volte e inviato personale del presidente Macron in Africa, Bockel ha dichiarato l\u2019obiettivo<a href=\"#_edn3\" id=\"_ednref3\">[3]<\/a> della sua missione, fin dai primi colloqui coi leader del continente: riduzione degli effettivi sul campo &#8211; garantendo comunque la presenza militare francese \u2013 e negoziati coi differenti governi africani. \u201dMeno presenza e pi\u00f9 cooperazione\u201d \u00e8 il <em>leitmotiv<\/em>, in estrema sintesi, del rapporto riservato presentato al Presidente Macron, a fine novembre 2024. L\u2019agenzia France-Presse, citando fonti vicine all\u2019esecutivo, ha reso pubblico il contenuto della proposta, basata su una riduzione generalizzata dei militari sul campo: un centinaio di soldati in Gabon (rispetto ai 350 attuali), altrettanti in Senegal (rispetto ai 350) e in Costa d\u2019Avorio (in precedenza 600) e circa 300 in Ciad (rispetto a 1.000)<a href=\"#_edn4\" id=\"_ednref4\">[4]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>\u2026 nemmeno in Ciad, Senegal e Costa d\u2019Avorio<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ancora una volta<a href=\"#_edn5\" id=\"_ednref5\">[5]<\/a>, per\u00f2, molto spesso negli ultimi anni, la diplomazia francese \u201cha fatto i conti senza l\u2019oste\u201d. Ancora un deficit d\u2019analisi e comprensione del contesto di riferimento, soprattutto dei Paesi saheliani. Il governo del Ciad annuncia, infatti, di voler mettere fine all\u2019accordo di cooperazione militare con la Francia. \u00c8 sorprendente anche la tempistica: immediatamente dopo la partenza dalla capitale N\u2019Djamena di Jean-Noel Barrot, ministro francese degli affari esteri. \u201cLa decisione \u00e8 stata pubblicata sul sito ciadiano degli Affari Esteri solamente una volta che era nell\u2019aereo. Nemmeno il Presidente Macron \u00e8 stato chiamato dal [suo omologo] Mahamat Idriss D\u00e9by\u201d<a href=\"#_edn6\" id=\"_ednref6\">[6]<\/a>. Il 26 dicembre 2024, quindi, i militari francesi abbandonano la base militare di Faya-Largeau, nel nord del Paese, riconse\u2013gnandola alle autorit\u00e0 militari locali. Primo atto del ritiro delle truppe dal Ciad che, da programma, dovr\u00e0 completarsi entro le prime settimane del 2025.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Al contrario, in Senegal, qualsiasi osservatore attento non pu\u00f2 dirsi sorpreso che il Presidente Diomaye Faye definisca \u201cobsoleta e vincolante\u201d la natura degli accordi di difesa del Senegal con la Francia. L\u2019aveva ribadito in ogni dove, insieme all\u2019attuale primo ministro Ousmane Sonko, durante le campagne elettorali vinte nel 2024 (le presidenziali a marzo e le legislative a novembre). Era nelle cose, dunque, il contenuto del discorso presidenziale di fine anno col quale ha, di fatto, formalizzato un annuncio atteso: \u201c\u2026la fine di tutte le presenze di basi militari di paesi stranieri in Senegal, entro il 2025\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Allo stesso modo, in Costa d\u2019Avorio, il Presidente Alassane Ouattara ha approfittato del suo discorso alla nazione per dichiarare completato il processo di modernizzazione delle forze armate e di avere deciso, quindi, \u201cil ritiro concordato e organizzato delle forze francesi dalla Costa d\u2019Avorio.\u201d<a href=\"#_edn7\" id=\"_ednref7\">[7]<\/a><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Siamo di fronte ad uno scenario straordinario, pu\u00f2 essere definito storico: il ritiro delle truppe da tre paesi che sono stati, da sempre, la spina dorsale della presenza francese in Africa occidentale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il Senegal con un rapporto bilaterale importante, coltivato dai tempi del Presidente Senghor; una relazione privilegiata, forse anche perch\u00e9 Dakar \u00e8 stata la capitale dell\u2019Africa Occidentale Francese (Aof). La Costa d\u2019Avorio poi, ancora oggi, \u00e8 il Paese guida dell\u2019Africa francofona dove <em>l\u2019arm\u00e9e fran\u00e7aise<\/em> ha avuto un ruolo determinante negli ultimi decenni, intervenendo a pi\u00f9 riprese, anche direttamente sul campo, e indirizzando le sorti della \u201cguerra civile\u201d. Il Ciad, infine, asse portante della presenza militare francese sull\u2019intero continente, con l\u2019esercito pi\u00f9 efficiente della regione. Ha spesso giocato il ruolo di gendarme, come baluardo contro l\u2019espansionismo della Libia di Gheddafi verso l\u2019Africa sub-sahariana, prima, e a guardia degli interessi francesi nell\u2019area, poi. Considerato da Macron l\u2019ultimo bastione in Africa occidentale, dopo avere dovuto traslocare le truppe francesi dal Mali al Burkina, dal Burkina al Niger e infine dal Niger al Ciad, perch\u00e9 cacciate dai governi locali.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 finita la presenza militare francese anche in Ciad, dunque, anche se forse ha ragione chi dice che il Presidente Deby sia stato obbligato a questa scelta da una situazione interna che ormai mal la sopportava. \u00c8 vero pure, per\u00f2, che la leadership ciadiana sta guardando, con malcelato interesse, lo sviluppo delle dinamiche politiche dell\u2019Aes. Per questo motivo, forse, Emmanuel Macron<a href=\"#_edn8\" id=\"_ednref8\">[8]<\/a>, pur senza mai nominarlo, si rivolge preferenzialmente proprio al Ciad, durante il discorso alla conferenza degli ambasciatori del 6 gennaio 2025, a Parigi. Rivendicando l\u2019intervento francese contro il terrorismo jihadista, ammonisce i leader africani di non avere difeso il partenariato con la Francia di fronte alle loro opinioni pubbliche: \u201cpenso che si siano dimenticati di dire grazie\u2026nessuno di loro vivrebbe in un paese sovrano se l\u2019esercito francese non si fosse schierato in questa regione.\u201d Evidenziando che il \u201cnuovo corso\u201d francese stava programmando una riduzione, e non un ritiro, della presenza militare dal suolo africano, ma che le scelte dei differenti governi l\u2019hanno costretto a fare altrimenti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>L\u2019Aes si consolida<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019insistenza nel proporre ancora questo profilo \u201cpaternalista e arrogante\u201d non paga pi\u00f9. Le reazioni a Macron di rappresentanti istituzionali, soprattutto di Ciad, Senegal e Burkina Faso, sono state dure e inflessibili. Non paga pi\u00f9 riproporre questo modello strategico che non ha funzionato nemmeno con il \u201cG5-Sahel\u201d. Una iniziativa intergovernativa proposta per contrastare il terrorismo jihadista nei paesi saheliani che, fortemente caldeggiata da Macron, assegnava le responsabilit\u00e0 militari e il coordina\u2013mento delle politiche di sicurezza direttamente agli stati membri &#8211; Mauritania, Mali, Burkina Faso, Niger e Ciad -, senza un impegno militare diretto francese. Al tempo stesso per\u00f2, Macron riaffermava l\u2019essenzialit\u00e0 della missione Barkhane nel Sahel: una richiesta d\u2019assunzione di responsabilit\u00e0, da una parte, e la sua negazione, dall\u2019altra. Una contraddizione che ha portato al fallimento del \u201cG5-Sahel\u201d e delle scelte di politica estera francese in Africa, travolte dai mutamenti nell\u2019opinione pubblica e da cambi di governo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Analogamente, anche il \u201cpiano Bockel\u201d \u00e8 morto nella culla. Un fallimento programmatico che ha sottovalutato un quadro regionale in movimento e alla ricerca di nuove forme di cooperazione, anche su basi regionali. \u00c8 il caso dell\u2019Aes. Mali, Burkina Faso e Niger ratificano l\u2019adozione del trattato istitutivo della Confederazione nel luglio 2024, in occasione del primo vertice dei tre capi di Stato militari avviando programmi comuni nei settori della difesa e lotta al terrorismo jihadista, delle telecomunicazioni \u2013 col lancio di una Web Tv \u2013 e d\u2019intesa tariffaria per il roaming telefonico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019Aes si caratterizza da subito anche in politica estera con la scelta unitaria dei tre Paesi di abbando\u2013nare la Cedeao, dopo 49 anni, con motivazioni politiche inequivocabili: \u201c\u2026 la Cedeao, sotto l\u2019influenza di potenze straniere, tradendo i principi fondatori, \u00e8 diventata una minaccia per i suoi Stati membri e per le sue popolazioni\u2026\u201d. Rimproverando all\u2019organizzazione di essersi allontanata dalle ambizioni dei padri fondatori che prefiguravano \u201c\u2026l\u2019integrazione tra gli Stati della regione\u2026per gli ideali di fraternit\u00e0, solidariet\u00e0, aiuto reciproco, pace e sviluppo\u201d<a href=\"#_edn9\" id=\"_ednref9\">[9]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Una scelta di campo netta, quindi, che viene confermata anche al vertice dei capi di stato e di governo della Cedeao di Abuja, 15 dicembre 2024, dove i Paesi-Aes rifiutano<a href=\"#_edn10\" id=\"_ednref10\">[10]<\/a> la proposta avanzata dai rappresentanti di Togo e Senegal per una moratoria di sei mesi. Confermano l\u2019uscita ma, con un atto politico unilaterale, si rivolgono direttamente a tutti i cittadini provenienti dai paesi della Cedeao, garantendo loro libert\u00e0 di movimento, esentandoli dal visto e con la libert\u00e0 di entrare e spostarsi nella Confederazione-Aes. \u00c8 sottesa una richiesta di reciprocit\u00e0 alla Cedeao, in vista del ritiro ufficiale previsto per il 29 gennaio 2025? Oppure si tratta di un suggerimento per un \u201cdivorzio consensuale\u201d?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In quest\u2019inizio 2025 le domande e le riflessioni su questo dossier si moltiplicano. Agli esperti di cose saheliane, infatti, non \u00e8 passato inosservato l\u2019interesse dei Presidenti togolese Faure e senegalese Faye&nbsp;a trovare un punto di mediazione con i paesi-Aes, prima e dopo il vertice d\u2019Abuja. Un indicatore ulteriore della legittimazione dell\u2019Aes nella Regione che confina alla marginalit\u00e0 la definizione sarcastica di \u201c<em>boutade<\/em> istituzionale\u201d con la quale alcuni commentatori occidentali continuano a descriverla. L\u2019attenzione allo sviluppo dell\u2019Aes, invece, si allarga: alla Guinea, dove la fase di transizione del governo militare di Mamadi Doumbouya si \u00e8 allungata rispetto ai tempi prestabiliti (31 dicembre 2024) e, nei fatti, anche al Ciad, dopo l\u2019avvio del \u201cnuovo orientamento\u201d delle relazioni con<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">la Francia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Uno scenario in movimento che potrebbe scuotere alle fondamenta la Cedeao, gi\u00e0 in crisi d\u2019identit\u00e0, e favorire l\u2019uscita definitiva dall\u2019isolamento politico regionale del Mali, Burkina Faso e Mali, dopo i colpi di stato degli anni passati. Una nuova organizzazione regionale, infatti, potrebbe rimetterli totalmente in gioco; cancellando i vincoli del mancato rispetto dei protocolli sulla democrazia e buon governo previsti dall\u2019attuale Cedeao, sulla base dei quali sono state applicate le sanzioni ai \u201cPaesi golpisti\u201d. Solo sanzioni: con un impatto socio-economico pesante sulle popolazioni, soprattutto le pi\u00f9 povere, senza proporre e attuare, invece, nessuna iniziativa concreta di lotta contro il terrorismo jihadista. In questo modo, venendo meno a quello spirito d\u2019aiuto reciproco che \u00e8 alla base dei principi fondanti dell\u2019organizzazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019Aes sta dimostrando di avere capacit\u00e0 politiche e organizzative, con i suoi 70 milioni d\u2019abitanti, con pi\u00f9 di 2,7 milioni di kmq (pi\u00f9 di nove volte l\u2019Italia) e con potenzialit\u00e0 economiche da sfruttare. \u00c8 attenzionata da molti Paesi membri della Cedeao anche per essere riuscita a sviluppare nuovi partenariati internazionali. In questi anni difficili, infatti, i tre Paesi-Aes hanno ricevuto gli aiuti che hanno domandato da nuovi partner internazionali che non hanno posto come pregiudiziale l\u2019esibizione del \u201ccertificato in originale di paese democratico\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>\u2026e consolida nuovi partenariati<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nei Paesi dell\u2019Aes l\u2019emergenza prioritaria rimane il terrorismo. L\u2019inefficienza nel contrastarlo \u00e8 ritenuta una delle cause principali dei colpi di stato degli ultimi anni. La mancanza di preparazione delle forze armate e di forniture militari adeguate sono le ragioni del protrarsi di questo flagello che sta causando migliaia di morti, anche tra i civili, milioni di sfollati e la perdita del controllo di parte dei territori nazionali. Tutto ci\u00f2 in contesti fragili, strutturalmente poveri e insicuri da un punto di vista alimentare. Un conflitto che sar\u00e0 destinato a durare negli anni e che le recenti dinamiche di politica internazionale potranno complicare ulteriormente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Gli aiuti militari ricevuti, comunque, influiscono sugli eventi; la fornitura di droni turchi, per esempio, sta cambiando lo scenario dello scontro. \u201cSono economici, affidabili e negli ultimi mesi hanno gi\u00e0 dimostrato la loro efficacia con uccisioni eccellenti. Questo progresso comporta inevitabilmente cambiamenti sul campo: l\u2019uso sempre pi\u00f9 consistente di droni, infatti, sta portando i gruppi islamisti a stabilizzarsi sempre pi\u00f9 a lungo nelle boscose zone di confine con i paesi costieri (Togo, Benin, Niger e Ghana in particolare, ma anche Costa d\u2019Avorio), che sono sempre pi\u00f9 preoccupati da questo carattere sempre pi\u00f9 transaheliano del conflitto pi\u00f9 grande del mondo\u201d<a href=\"#_edn11\" id=\"_ednref11\">[11]<\/a>. Vantaggi militari nei Paesi-Aes con l\u2019acquisto dei droni turchi, ma anche un\u2019estensione geografica<a href=\"#_edn12\" id=\"_ednref12\">[12]<\/a> del conflitto, quindi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ancora un rilevatore della inadeguatezza della Cedeao nella valutazione del fenomeno terrorista; trascurando gli sforzi dei Paesi-Aes in prima linea, li ha addirittura costretti a subire le sanzioni \u2013 definite ingiuste ed eterodirette, da quest\u2019ultimi -, senza invece percepire il rischio di una estensione a livello regionale. In questo quadro, diventa comprensibile il sostegno che la maggior parte delle popolazioni locali hanno garantito ai colpi di stato in Mali, Burkina Faso e Niger, considerandoli come l\u2019ultima opportunit\u00e0 di difesa dell\u2019integrit\u00e0 territoriale e degli stati nazionali. L\u2019apertura a nuovi partenariati internazionali, quindi, \u00e8 stata una conseguenza logica di questo scenario. In primis la Turchia che, abbandonando l\u2019approccio \u201csoft power\u201d con i paesi saheliani, si propone come un partner commerciale anche di forniture militari, accodandosi alla Russia che rimane, comunque, il partner pi\u00f9 importante, in questo settore.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>In una situazione di conflitto la Russia \u00e8 il partner principale<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sembra che anche nelle relazioni internazionali esista l\u2019<em>horror<\/em> <em>vacui<\/em>. I paesi dell\u2019Aes stanno colmando velocemente il \u201cvuoto francese\u201d, attirando un\u2019attenzione particolare da parte della Federazione russa che, nell\u2019ultimo decennio, ha ripreso con decisione le relazioni con l\u2019Africa, che si erano interrotte repentinamente col crollo dell\u2019Unione sovietica. Le ragioni potrebbero essere rintracciate nella crisi ucraina, in particolare nell\u2019annessione della Crimea e le conseguenti sanzioni internazionali. Il continente africano, secondo le interpretazioni di Mosca, avrebbe potuto attenuarne gli effetti: appoggio militare in cambio di vantaggi economici. Il gruppo paramilitare privato Wagner il passe-partout; prima nella Repubblica Centrafricana, poi nei paesi saheliani. Questo schema si sta consolidando, con la \u201cgestione diretta\u201d \u2013 Africa Corps &#8211; delle operazioni da parte del Cremlino: la Russia \u00e8 il primo venditore di armi nell\u2019intero continente. Gestisce circa il 40% del mercato, secondo l\u2019Istituto internazionale di ricerca sulla pace di Stoccolma.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il vertice Russia-Africa a Sochi nel 2017, ma soprattutto quello di San Pietroburgo nel luglio 2023, sono stati centrali nella definizione delle linee di sviluppo di questo partenariato. I paesi dell\u2019Aes sono diventati la punta di diamante di queste relazioni che ormai vanno oltre il solo aspetto legato alla sicurezza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La Russia ha riaperto l\u2019ambasciata a Ouagadougou. Lo scorso novembre 2024, il vice-primo ministro, Alexandre Novak, accompagnato da una folta delegazione russa, ha visitato i tre paesi con l\u2019obiettivo di rafforzare le relazioni con Mosca. In Burkina Faso, oltre a consolidare la cooperazione militare ha sottoscritto accordi in vari settori: minerario, agricolo, digitale e anche quello della formazione professionale. In un colloquio con la stampa locale<a href=\"#_edn13\" id=\"_ednref13\">[13]<\/a>, Novak si \u00e8 soffermato sull\u2019aiuto al settore agricolo burkinab\u00e8: fornitura di fertilizzanti e sfruttamento delle acque profonde per soddisfare il fabbisogno d\u2019irrigazione che fanno seguito a quelle di cereali, arma strategica di Mosca nello sviluppo dei partenariati africani<a href=\"#_edn14\" id=\"_ednref14\">[14]<\/a>. Dando una prima risposta, in questo modo, alle richieste di una maggiore cooperazione commerciale ma anche politica. Il ministro degli esteri, JM Traor\u00e9, infatti, riferisce che nell\u2019incontro bilaterale Russia-Burkina Faso, \u201c\u2026abbiamo convenuto, e abbiamo accettato, che dobbiamo lavorare di pi\u00f9 per garantire che le decisioni globali non siano pi\u00f9 limitate a un gruppo di cinque paesi, ma che ci sia pi\u00f9 apertura per consentire agli africani di dire la loro\u201d<a href=\"#_edn15\" id=\"_ednref15\">[15]<\/a>. Con evidente riferimento all\u2019obsoleto meccanismo di funzionamento del sistema decisionale delle Nazioni Unite.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Anche il Niger \u00e8 su questa linea. Il ministro degli esteri, Sangar\u00e9 Bakary, lascia intendere che le azioni principali dei partenariati vanno consacrate alle vere emergenze, sottolineando la cooperazione della Russia che apprezza come \u201c\u2026i nostri paesi, Burkina, Mali, Niger, si sono impegnati a unire i propri sforzi per affrontare l\u2019insicurezza che affligge il Sahel\u201d<a href=\"#_edn16\" id=\"_ednref16\">[16]<\/a>. Testimoniando poi come il Niger, dopo il colpo di stato del luglio 2023, sia stato aiutato da Mosca a contrastare gli effetti nefasti dell\u2019embargo voluto dalla Cedeao e dai paesi occidentali; evidenziando pure come questa collaborazione sia svincolata dal rispetto delle regole della liberal-democrazia e dal rispetto formale dei diritti umani.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Uno scenario comunque in evoluzione<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Stanno cambiando, dunque, i punti cardinali di un mondo in veloce e continua trasformazione. Per questa ragione sarebbe un azzardo leggere la presenza militare russa nell\u2019area saheliana come una costante, anche per i prossimi anni. S\u2019intravedono gi\u00e0, infatti, segnali che vanno in direzione contraria: la caduta di Bachar el-Assad in Siria, per esempio, causata anche dal mancato intervento delle truppe russe. Quelle stesse che, al contrario, erano state determinanti nel 2015, per consolidare il regime contro lo Stato islamico e puntellarlo per quasi 10 anni. Il sostegno militare diretto in Siria, quindi, rivelatosi un disegno perdente nel lungo periodo, potr\u00e0 essere un insegnamento per l\u2019attuale strategia russa nel Sahel? Invece di continuare coi <em>boots on the ground<\/em>, potrebbe mutare in una meno impegnativa politica di rafforzamento delle capacit\u00e0 militari dei Paesi dell\u2019Aes?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Cos\u00ec facendo, in effetti, potrebbe perseguire molteplici obiettivi: 1) ridurre i rischi di una presenza in prima linea con perdite di vite umane<a href=\"#_edn17\" id=\"_ednref17\">[17]<\/a>; 2) limitare le critiche di crimini di guerra, o comunque di efferatezze &#8211; per i metodi spesso brutali delle operazioni militari &#8211; da parte della comunit\u00e0 internazionale, soprattutto occidentale; 3) allargare l\u2019area d\u2019influenza ad altri paesi dell\u2019Africa subsahariana; 4) evitare il rischio che la presenza russa, concentrata prevalentemente sugli aspetti militari, possa essere percepita, nel medio-lungo periodo, come un approccio neocoloniale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La ridotta presenza commerciale russa, infatti, non \u00e8 apprezzata, neanche dalla popolazione saheliana. Nonostante l\u2019impegno formale di Putin<a href=\"#_edn18\" id=\"_ednref18\">[18]<\/a> di raddoppiare gli scambi commerciali col continente africano, i numeri parlano chiaramente: il commercio Russia-Africa non ha raggiunto nemmeno la met\u00e0 dei promessi 40 miliardi di dollari e, soprattutto, \u00e8 mal distribuito. A vantaggio, quasi esclusivo, di Algeria, Egitto, Marocco e Sudafrica, a discapito, quindi, dei paesi della fascia sub-sahariana. Nell\u2019intera Africa (nel 2022), il traffico commerciale russo ristagnava al 5% del commercio europeo e al 6% di quello cinese<a href=\"#_edn19\" id=\"_ednref19\">[19]<\/a>. La Russia, dunque, \u00e8 un partner economico del continente quasi irrilevante, destinato a rimanere tale per un periodo lungo a causa della crisi economica e delle sanzioni per la guerra in Ucraina. Questa realt\u00e0 potrebbe avere un impatto nelle relazioni future di partenariato nel Sahel.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tornando, infatti, al recente cambio di governo in Burkina Faso, e all\u2019analisi delle motivazioni, va evidenziato che Apollinaire Kyelem di Tambel\u00e0, il primo ministro \u201cdimissionato\u201d, \u00e8 un avvocato che ha studiato a Mosca. Uno dei 45.000 africani subsahariani che hanno frequentato le universit\u00e0 sovietiche dal 1960 al 1991. Ha sempre mantenuto rapporti amichevoli con la Russia, anche durante il suo mandato governativo, assecondando in questo anche la strategia del Presidente Traor\u00e9 alla ricerca di una interlocuzione importante con la Russia: importante ma non privilegiata. I ben informati di cose burkinab\u00e9, per\u00f2, sottolineano con forza quest\u2019ultima sfumatura semantica. Potrebbe essere l\u2019indicatore di posizioni politiche sostanzialmente differenti. Da un lato, avremmo l\u2019ex primo ministro alla ricerca di un processo di sostituzione della Francia con la Russia, come perno delle relazioni internazionali del Paese. Un canale preferenziale con Mosca, quindi, allineandosi in qualche modo alle dinamiche politiche del vicino Mali. Dall\u2019altro lato, ci sarebbe il Presidente che, al contrario, pur avendo manifestato pubblicamente l\u2019interesse e la volont\u00e0 di consolidamento del partenariato con la Russia, mostra la volont\u00e0 di rifiutare il passaggio dalla \u201ctutela\u201d francese-occidentale a quella russa e chiede che il concetto di \u201cequa cooperazione\u201d debba essere coniugato con partenariati differenziati, con un approccio <em>win-win<\/em>; in totale sintonia col ministro degli esteri Jean Marie Traor\u00e9<a href=\"#_edn20\" id=\"_ednref20\">[20]<\/a> che forse, proprio per questo suo posizionamento, \u00e8 stato confermato agli \u201cesteri\u201d anche nel nuovo governo Ouedraogo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il \u201cvantaggio reciproco\u201d come fondamenta dei partenariati internazionali \u00e8 il punto di vista espresso anche dal Ministro dell\u2019allevamento Amhadou Dicko: bisogno di tecnologia e know-how, da una parte; opportunit\u00e0 economiche da sfruttare in Burkina Faso e nell\u2019Aes, dall\u2019altra. Nello specifico, ha fatto riferimento<a href=\"#_edn21\" id=\"_ednref21\">[21]<\/a> a bisogni di formazione, soprattutto di alta formazione per tecnici veterinari, ma anche di attrezzature e vaccini per gli animali: la produzione potrebbe essere fatta in Burkina Faso da imprese straniere che ricaverebbero profitti dalla commercializzazione sul posto e garantirebbero una opportunit\u00e0 di sviluppo della zootecnia per fare fronte alla carenza di alimenti con alto valore nutritivo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un approccio di vera cooperazione, non ideologico ma, al contrario, con un alto tasso di pragmaticit\u00e0 nelle scelte di partenariato. Trattasi del modello che stanno seguendo i paesi-Aes che non escludono a priori nessun interlocutore internazionale, neanche i vecchi partner, a condizione che la cooperazio\u2013ne sia fatta con beneficio reciproco.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Anche con l\u2019Italia, ovviamente; soprattutto con l\u2019Italia, potremmo dire. Il nostro Paese \u00e8 visto, infatti, come un interlocutore auspicato, possibile e gradito. Per la sua storia di cooperazione nel Sahel, per le sue capacit\u00e0 imprenditoriali e professionali, per il suo grado di sviluppo, per la possibilit\u00e0 di creare <em>joint-venture<\/em>, per la sua struttura produttiva basata sulle piccole-medie imprese; per un modello di <em>welfare<\/em> adeguato alla crescita socio-economica di paesi che perseguono l\u2019obiettivo d\u2019uscire dalla povert\u00e0 e, <em>last but non least<\/em> &#8211; difficile da fare ammettere pubblicamente &#8211; per un profilo socio-econo\u2013mico-culturale che non si discosta molto da quello francese.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il governo Meloni ha promosso la conferenza Italia-Africa nel gennaio 2024 e ha lanciato il Piano Mattei che \u00e8 stato gradito e, al tempo stesso, criticato nel suo approccio metodologico. Il presidente della Commissione dell\u2019Unione africana, Moussa Faki, infatti, ha apprezzato la descrizione di un profilo d\u2019intervento \u201cnon predatorio\u201d per un partenariato alla pari. Ha per\u00f2 dichiarato pubblicamente che avrebbe auspicato essere consultato preliminarmente per una programmazione condivisa del Piano. Un riferimento, nemmeno troppo velato, al rischio che gli obiettivi e i Paesi prioritari gi\u00e0 identificati rispondano pi\u00f9 a logiche di ricerca di materie prime e di riduzione dei flussi migratori che a programmi per creare ricchezza e posti di lavoro nel continente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In effetti, le prime notizie sull\u2019attuazione del Piano non fugano del tutto questi dubbi. Da una parte, infatti, \u201c\u2026 BF (ex Bonifiche Ferraresi), Leonardo,&nbsp;Eni e Coldiretti hanno fatto il pieno e, del Piano Mattei, hanno preso tutto. Occupano il settore agroindustriale, quello energetico e l\u2019innovazione tecnologica. Le quattro realt\u00e0 hanno seguito l\u2019iter&nbsp;del Piano Mattei con la Meloni durante i suoi viaggi in Africa. Hanno messo a punto con il governo i primi progetti che ne fanno un nuovo modello di cooperazione internazionale.\u201d<a href=\"#_edn22\" id=\"_ednref22\">[22]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dall\u2019altra, tra i paesi prioritari non sono stati inseriti i Paesi del Sahel dove pure sono state aperte nuove ambasciate italiane, negli ultimi anni. A gennaio 2025, la Presidente del Consiglio ha annunciato<a href=\"#_edn23\" id=\"_ednref23\">[23]<\/a> che anche il Senegal e la Mauritania, tra i paesi saheliani, beneficeranno degli interventi del Piano Mattei. Ancora esclusi, invece, quelli dell\u2019Aes e il Ciad che continuano ad essere, loro malgrado, tra i Paesi pi\u00f9 poveri del mondo con l\u2019emergenza del terrorismo jihadista ancora fortemente presente.<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ednref1\" id=\"_edn1\">[1]<\/a> Prima edizione dei \u201cCantieri dello sviluppo sostenibile\u201d, sui temi dell\u2019agroecologia, si \u00e8 tenuta a Loumbila e Ouagadougou, in Burkina Faso il 3 e 4 dicembre 2024. Organizzata dalla Scuola Nazionale d\u2019Allevamento e Salute Animale (Enesa) del Burkina Faso in collaborazione con Tamat Ets, ong di Perugia che lavora da 30 anni nei paesi saheliani.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ednref2\" id=\"_edn2\">[2]<\/a> Emmanuel Dupuy \u201cC\u2019\u00e8 bisogno di un \u2018Piano Mattei\u2019 francese per ridefinire il rapporto tra la Francia e il continente africano?\u201d in Piano Mattei. Come l\u2019Italia torna in Africa a cura di Mario Giro. Edizioni Guerrini e Associati.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ednref3\" id=\"_edn3\">[3]<\/a> \u00abPr\u00e9sence fran\u00e7aise en Afrique: les conclusions de Jean-Marie Bockel bient\u00f4t sur le bureau d\u2019Emmanuel Macron\u00bb. Jeune Afrique, 21 novembre 2024.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ednref4\" id=\"_edn4\">[4]<\/a>&nbsp; Le rapport sur la configuration du dispositif militaire fran\u00e7ais en Afrique pr\u00e9sent\u00e9 \u00e0 Emmanuel Macron\u00bb. Le Monde Afrique, 26 novembre 2024.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ednref5\" id=\"_edn5\">[5]<\/a> Vedi Piero Sunzini \u201cGood morning nel Sahel\u201d in Alternative per il socialismo n.70. Ottobre-dicembre 2023.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ednref6\" id=\"_edn6\">[6]<\/a> &nbsp;La France prise de court apr\u00e8s l\u2019annonce par le Tchad de la fin des accords en mati\u00e8re de d\u00e9fense\u00bb. RFI, 29 novembre 2024.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ednref7\" id=\"_edn7\">[7]<\/a> \u201cI militari francesi cacciati anche da Senegal e Costa d\u2019Avorio\u201d. Nigrizia del 2 gennaio 2025.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ednref8\" id=\"_edn8\">[8]<\/a> \u00abIntervention militaire fran\u00e7aise au Sahel: \u00abOn a oubli\u00e9 de nous dire merci\u00bb, a d\u00e9clar\u00e9 Emmanuel Macron .&nbsp;\u00bb Mamadou Zongo, Le faso.net, 6 gennaio 2025.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ednref9\" id=\"_edn9\">[9]<\/a> \u00abAfrique de l\u2019Ouest: Le Burkina Faso, le Mali et le Niger quittent la Cedeao sans d\u00e9lai (communiqu\u00e9 conjoint)\u00bb. Le Faso.net, 28 gennaio 2024<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ednref10\" id=\"_edn10\">[10]<\/a> \u201cLa decisione di prorogare di sei mesi il ritiro di Burkina, Mali e Niger dall\u2019ECOWAS costituisce un ulteriore tentativo che permetter\u00e0 alla giunta francese e ai suoi ausiliari di pianificare e realizzare azioni destabilizzanti contro l\u2019Aes&nbsp;\u201d, dal comunicato stampa Dichiarazione dei capi di Stato&nbsp; letto in televisione dal colonnello Amadou, collaboratore del Presidente dell\u2019Aes Assimi Goita. La moratoria viene, infatti considerata come un \u201ccavallo di Troia francese\u201d per favorire future dinamiche di destabilizzazione dei paesi-Aes.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ednref11\" id=\"_edn11\">[11]<\/a> Andrea Spinelli Barrile \u00abNel Sahel in guerra nulla \u00e8 come prima\u201d, il manifesto. 22 dicembre 2024<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ednref12\" id=\"_edn12\">[12]<\/a> \u201cB\u00e9nin: r\u00e9union de crise de l\u2019arm\u00e9e apr\u00e8s l\u2019attaque qui a cout\u00e9 la vie \u00e0 30 soldats dans le nord du pays\u00bb. Jean Luc Aplogan. RFI, 14 gennaio 2024.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ednref13\" id=\"_edn13\">[13]<\/a> 13 \u201cLe Vice-Premier ministre russe, Alexandre Novak, \u00e9change avec le gouvernement\u00bb. Soumaila Bonkoungou, Sidwaya. 2 dicembre 2024.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ednref14\" id=\"_edn14\">[14]<\/a> \u00abSummit Russia-Africa: cereali e sicurezza dominano la due giorni\u201d. Nigrizia. 28 luglio 2023<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ednref15\" id=\"_edn15\">[15]<\/a> \u00bb Conf\u00e9rence Russie-Afrique: \u00abNous sommes convenus de travailler \u00e0 ce que les d\u00e9cisions mondiales ne se r\u00e9sument plus \u00e0 un groupe de cinq pays\u00bb (ministre K. Jean-Marie Traor\u00e9)\u00bb. Oumar L Ouedraogo. Lefaso.net, 12 novembre 2024.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ednref16\" id=\"_edn16\">[16]<\/a> \u00abF\u00e9d\u00e9ration de Russie: Le Niger reconnaissant&#8230;, le Burkina exhorte \u00e9galement \u00e0 valoriser le potentiel de coop\u00e9ration\u00bb. P Oumar L Ouedraogo. Lefaso.net. 9 novembre 2024.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ednref17\" id=\"_edn17\">[17]<\/a> Nella battaglia di Tinzawaten, nel nord del Mali, al confine con l\u2019Algeria, nel luglio 2024, sono caduti 80 militari russi oltre ad una cinquantina dell\u2019esercito regolare maliano, contro i terroristi jihadisti e ribelli tuareg.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ednref18\" id=\"_edn18\">[18]<\/a> Durante il primo vertice Russia-Africa, a Sochi, nell\u2019ottobre 2019.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ednref19\" id=\"_edn19\">[19]<\/a> \u201cLe mire russe sull\u2019Africa\u201d. Bobin-Qu\u00e9nelle-Le Monde. Internazionale, 13 settembre 2024.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ednref20\" id=\"_edn20\">[20]<\/a> \u201cIl Sahel tra Wayiyane e libere elezioni, mentre in Senegal si aprono nuove prospettive\u201d. Sunzini-Santini \u2013 Alternative per il socialismo n.73. Luglio-Settembre 2024<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ednref21\" id=\"_edn21\">[21]<\/a> Nel convegno citato nella nota 1.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ednref22\" id=\"_edn22\">[22]<\/a> \u201cPiano Mattei per l\u2019Africa: asso pigliatutto per quattro privati in agricoltura, energia e innovazione tecnologica\u201d. Sandro Pintus. Africa ExPress, 30 gennaio 2025<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ednref23\" id=\"_edn23\">[23]<\/a> \u201cMeloni svela i 5 nuovi Paesi del Piano Mattei\u201d. Info-Cooperazione, 9 gennaio 2025<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Fonte: <em>\u201cAlternative per il socialismo\u201d numero 75 -marzo 2025<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019evoluzione dei partenariati internazionali nel Sahel <\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":37188,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_feature_clip_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_post_was_ever_published":false},"categories":[3,15],"tags":[179,180],"class_list":["post-37187","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-africa","category-prima-pagina","tag-africa","tag-sahel"],"blocksy_meta":[],"yoast_head":"<!-- This site is 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