{"id":37602,"date":"2026-09-09T09:43:46","date_gmt":"2026-09-09T09:43:46","guid":{"rendered":"https:\/\/www.rifondazione.org\/esteri\/?p=37602"},"modified":"2026-09-09T09:43:46","modified_gmt":"2026-09-09T09:43:46","slug":"difesa-e-sicurezza-in-europa-il-contributo-di-rifondazione-comunista","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rifondazione.org\/esteri\/2026\/09\/09\/difesa-e-sicurezza-in-europa-il-contributo-di-rifondazione-comunista\/","title":{"rendered":"DIFESA E SICUREZZA IN EUROPA. IL CONTRIBUTO DI RIFONDAZIONE COMUNISTA"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"font-weight: 400;\">Sommario<\/span><\/p>\n<ol>\n<li><span style=\"font-weight: 400;\">Dalla sicurezza militare alla sicurezza comune<\/span><\/li>\n<li><span style=\"font-weight: 400;\">L\u2019Unione europea, la globalizzazione e la militarizzazione dell\u2019interdipendenza<\/span><\/li>\n<li><span style=\"font-weight: 400;\">Diritto internazionale e \u00abordine basato sulle regole\u00bb<\/span><\/li>\n<li><span style=\"font-weight: 400;\">Riarmo europeo, welfare e crisi democratica. La minaccia neofascista.<\/span><\/li>\n<li><span style=\"font-weight: 400;\">Democrazia europea, neutralit\u00e0 e superamento della NATO<\/span><\/li>\n<li><span style=\"font-weight: 400;\">Ucraina, Russia e una nuova sicurezza europea<\/span><\/li>\n<li><span style=\"font-weight: 400;\">La Cina nella sicurezza europea: distinguere per costruire un\u2019alternativa<\/span><\/li>\n<li><span style=\"font-weight: 400;\">La sicurezza dei popoli e degli stati del bacino mediterraneo e dell\u2019Asia occidentale<\/span><\/li>\n<li><span style=\"font-weight: 400;\">Tecnologia, dati e sicurezza umana<\/span><\/li>\n<li><span style=\"font-weight: 400;\">Una concezione integrale della sicurezza<\/span><\/li>\n<li><span style=\"font-weight: 400;\">Proposte per un\u2019alternativa europea alla guerra e al riarmo<\/span><\/li>\n<\/ol>\n<ul>\n<li aria-level=\"1\">\n<h2><b>Dalla sicurezza militare alla sicurezza comune<\/b><\/h2>\n<\/li>\n<\/ul>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">I tentativi di organizzare politicamente l\u2019Europa si sono succeduti nel corso dei secoli. La Grande Guerra, culmine della contesa imperialista, e la Seconda guerra mondiale hanno posto con la forza di milioni di morti la necessit\u00e0 di costruire un sistema capace di impedire il ritorno della guerra come strumento ordinario dei rapporti fra Stati. La sconfitta del nazifascismo ha prodotto due risultati di valore storico: la costruzione di sistemi costituzionali democratici e sociali in Europa e la nascita delle Nazioni Unite, fondate sul principio dell\u2019uguaglianza sovrana degli Stati, sull\u2019autodeterminazione dei popoli e sul divieto dell\u2019uso della forza.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">La costruzione europea si \u00e8 sviluppata tuttavia dentro la divisione della guerra fredda e sotto l\u2019egemonia statunitense. Il fallimento della Comunit\u00e0 europea di difesa, respinta nel 1954 anche dall\u2019opposizione comunista, non imped\u00ec la formazione di apparati militari nazionali integrati nella NATO e di un complesso militare-industriale europeo in funzione antisovietica. Il declino degli imperi coloniali europei non determin\u00f2 la fine del colonialismo, ma la sua trasformazione dentro un sistema imperialista a guida statunitense, nel quale l\u2019anticomunismo svolse una funzione unificante prima contro l\u2019Unione Sovietica e poi anche contro la Cina; e dove il debito, il controllo delle \u00e9lite locali e gli aiuti allo sviluppo hanno costituito i nuovi strumenti di controllo neocoloniale.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">In questo quadro, l\u2019esperienza di Helsinki &#8211; esempio di \u201csistema condiviso di sicurezza europea<\/span><span style=\"font-weight: 400;\">\u201d &#8211; i trattati di non proliferazione e gli accordi di riduzione e controllo degli armamenti dimostrarono che la sicurezza pu\u00f2 essere costruita attraverso la distensione, il riconoscimento reciproco, la cooperazione e il principio della sicurezza comune e indivisibile. Questa \u00e8 l\u2019eredit\u00e0 che deve essere recuperata oggi: la sicurezza di uno Stato non pu\u00f2 essere costruita contro la sicurezza di un altro, n\u00e9 l\u2019accumulazione di armamenti pu\u00f2 sostituire la politica.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">In questo contesto l\u2019Europa ha costruito un proprio modello sociale particolarmente avanzato che, non a caso, aveva a riferimento il <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">welfare<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">. Cio\u00e8 una idea sociale di sicurezza che ha prodotto risultati significativi anche dal punto di vista della aspettativa di vita. Per decenni l\u2019Europa ha conosciuto al proprio interno una fase eccezionalmente lunga di pace e ha costruito una parte rilevante della propria sicurezza attraverso welfare, servizi pubblici e tutela del lavoro e ha indirizzato una percentuale delle proprie risorse significativamente pi\u00f9 ampia rispetto al resto del mondo verso la sicurezza delle cittadine e dei cittadini, intesa come giustizia sociale, con un ampio utilizzo del pubblico e del lavoro. Non a caso oggi parliamo di un passaggio dal <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">welfare<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\"> al <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">warfare<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">.<\/span><b><\/b><\/p>\n<ul>\n<li aria-level=\"1\">\n<h2><b>L\u2019Unione europea, la globalizzazione e la militarizzazione dell\u2019interdipendenza<\/b><\/h2>\n<\/li>\n<\/ul>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Dopo la fine del socialismo reale in Europa, l\u2019integrazione europea si \u00e8 sviluppata soprattutto attraverso il mercato, la moneta e la concorrenza, senza costruire una corrispondente sovranit\u00e0 democratica e sociale. L\u2019Europa di Maastricht ha rafforzato il paradigma monetarista e mercantilista, favorendo la circolazione dei capitali e la competizione fra economie nazionali, mentre il potere decisionale si spostava verso organismi tecnocratici sottratti al controllo popolare.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Per circa due decenni i trattati di libero commercio sono stati uno dei principali strumenti attraverso cui l\u2019Unione europea ha esercitato la propria proiezione economica e geopolitica. Gi\u00e1 dal 2006, la strategia \u00abEuropa globale \u2013 Competere nel mondo\u00bb mirava a compensare lo stallo del negoziato multilaterale nell\u2019Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO) costruendo una rete di accordi bilaterali e regionali attraverso i quali esportare non soltanto merci e capitali, ma anche regole, standard e modelli di governance. L\u2019Unione europea ha cos\u00ec svolto, nell\u2019arco degli ultimi venti anni, una funzione d\u2019avanguardia nella prosecuzione della globalizzazione neoliberista, che viene rilanciata oggi, riprendendo anche le stesse parole \u201cEuropa Globale\u201d all\u2019interno del Quadro Finanziario Pluriennale 2028-2034.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Questa funzione non si \u00e8 limitata, e non si limita, alla difesa di interessi propriamente europei. Data la struttura transnazionale del capitale, anche multinazionali a controllo statunitense hanno potuto utilizzare filiali, investimenti e strutture produttive localizzate nello spazio europeo per beneficiare degli accordi conclusi dall\u2019Unione con paesi e aree disponibili a livelli di liberalizzazione che gli Stati Uniti non riuscivano pi\u00f9 a ottenere direttamente. L\u2019Unione ha quindi agito come soggetto relativamente autonomo e, nello stesso tempo, come piattaforma di proiezione di capitali transnazionali europei e statunitensi.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">La contraddizione fra gli interessi delle multinazionali globalizzate e quelli legati alla tenuta industriale, occupazionale e politica degli Stati Uniti aiuta a comprendere anche l\u2019affermazione di Trump. Il richiamo a \u00abrendere di nuovo grande l\u2019America \u2013 Make America Great Again (MAGA)\u00bb ha raccolto la reazione di settori del capitale e della societ\u00e0 statunitense contro una globalizzazione percepita come vantaggiosa per le imprese transnazionali ma distruttiva per una parte della base produttiva interna. Il protezionismo trumpiano non supera il neoliberalismo: ne riorganizza gerarchie, strumenti e benefici a favore della potenza statunitense.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Il fallimento del TTIP (<\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">Transatlantic Trade and Investment Partnership<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">, in italiano\u00a0Partenariato transatlantico per il commercio e gli investimenti)\u00a0nel 2016, ma formalizzato dalla Germania nel 2019, ha lasciato in sospeso il rapporto con gli Stati Uniti e riaperto la competizione nei mercati, che sono sfociati nella politica dei dazi avanzata da Trump, sempre nella logica MAGA.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Nel mentre l\u2019Unione continua ovviamente a negoziare accordi bilaterali, ma li inserisce sempre pi\u00f9 esplicitamente in una strategia di sicurezza economica. Il commercio, la politica industriale, il controllo delle tecnologie, l\u2019accesso alle materie prime e la sicurezza vengono ormai trattati come parti dello stesso dispositivo. La liberalizzazione non scompare: viene riorganizzata dentro la competizione fra potenze e la militarizzazione dell\u2019interdipendenza. L\u2019ordine mercatorio pensato per gestire la globalizzazione attraverso organizzazioni internazionali come WTO e il Fondo Monetario Internazionale (FMI) e il direttorio del G8 lascia il passo a un mix tra dominio del capitalismo finanziario, dazi e accordi per aree geopolitiche.<\/span><b><\/b><\/p>\n<ul>\n<li aria-level=\"1\">\n<h2><b>Diritto internazionale e \u00abordine basato sulle regole\u00bb<\/b><\/h2>\n<\/li>\n<\/ul>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Per rendere coerente l\u2019analisi \u00e8 necessario distinguere con nettezza l\u2019ordine fondato sul diritto internazionale dal cosiddetto \u00abordine internazionale basato sulle regole\u00bb. Il primo trova il proprio fondamento nella Carta delle Nazioni Unite, nei trattati internazionali, nel principio di sovranit\u00e0, nel divieto dell\u2019uso della forza e nell\u2019autodeterminazione dei popoli. Esso costituisce un patrimonio della vittoria sul nazifascismo e una trincea sulla quale giudicare l\u2019operato di tutti i governi, senza eccezioni e senza doppi standard<\/span><span style=\"font-weight: 400;\">.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Il \u00abrules-based order\u00bb \u00e8 invece una formula politica pi\u00f9 elastica, utilizzata per presentare come universali regole definite prevalentemente dalle potenze occidentali e applicate selettivamente. Esso ha rappresentato anche la cornice ideologica e istituzionale della globalizzazione neoliberista: libert\u00e0 dei capitali e delle merci, tutela degli investimenti, centralit\u00e0 della finanza, disciplina fiscale, subordinazione delle politiche pubbliche alla competitivit\u00e0 e uso di sanzioni unilaterali. Mercato, forza militare, potere del dollaro e istituzioni occidentali non sono stati strumenti alternativi, ma componenti complementari dell\u2019egemonia statunitense.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Il sistema emerso dopo il 1991 \u00e8 stato quindi caratterizzato da una netta prevalenza statunitense, non da un ordine pacificato e depurato dalla forza. Le guerre in Jugoslavia, Iraq, Afghanistan e Libia, l\u2019estensione della NATO, l\u2019uso extraterritoriale delle sanzioni e la gestione selettiva del diritto internazionale hanno contribuito a svuotare proprio quell\u2019ordinamento universale che l\u2019Occidente affermava di difendere. La crisi dell\u2019egemonia statunitense non coincide per\u00f2 automaticamente con la ricostruzione del diritto internazionale: il multipolarismo pu\u00f2 aprire spazi di democratizzazione delle relazioni internazionali oppure alimentare nuove competizioni di potenza. Per questo occorre guardare con attenzione ai cosiddetti BRICS, cercando di comprendere se l\u2019alternativa che cercano di costruire non diventi essa stessa appunto competizione, che \u00e8 sempre stato l\u2019altro baluardo del neoliberismo, da contrapporre alla cooperazione.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Per una forza politica comunista e internazionalista il criterio con cui leggere la politica internazionale e costruire una solida posizione e proposta politica non pu\u00f2 essere la fedelt\u00e0 a un campo geopolitico. \u00c8 preoccupante il diffondersi di letture meramente geopolitiche, secondo le quali, i conflitti tra Stati debbano essere la bussola principale di giudizio nel valutare i movimenti di lotta all&#8217;interno dei singoli paesi. Si ritengono sbagliate e dannose per la ricostruzione di un internazionalismo che contrasti le tendenze alla guerra, le posizioni e pulsioni &#8220;campiste&#8221; che propongono di sostenere e difendere qualsiasi regime o soggettivit\u00e0 in conflitto con l&#8217;imperialismo occidentale a prescindere da qualsiasi altra valutazione. \u00c8 indispensabile, per analizzare il contesto internazionale e per trarne le corrette conclusioni politiche, respingere le analisi che rimuovono la dimensione strutturale del capitalismo. Occorre quindi evitare letture che riducano i conflitti internazionali alla sola dimensione geopolitica o alla contrapposizione tra un occidente in declino e potenze emergenti. Queste categorie possono contribuire alla comprensione dei rapporti tra gli Stati, ma diventano fuorvianti quando oscurano i conflitti sociali, gli interessi di classe e la competizione tra capitalismi nazionali, oppure quando inducono ad assumere come progressista qualsiasi soggetto che si contrapponga alle potenze occidentali.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Il piano delle relazioni fra Stati deve restare distinto dal terreno proprio dell\u2019internazionalismo comunista e della solidariet\u00e0 di classe. La difesa delle lavoratrici e dei lavoratori, dei diritti sindacali, delle libert\u00e0 e della dignit\u00e0 umana deve valere in ogni paese, senza eccezioni. Questi principi non possono per\u00f2 essere applicati selettivamente n\u00e9 trasformati in strumenti di sanzione, contenimento, cambio di regime o contrapposizione militare.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Ma non si pu\u00f2 negare che l\u2019attuale fluidit\u00e0 nei rapporti di forza nelle relazioni internazionali, che registra quelle difficolt\u00e0 statunitensi che si richiamano sopra, sia anche il prodotto di uno sviluppo in senso multipolare del sistema internazionale.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Occorre difendere e rafforzare l\u2019ordine fondato sulla Carta delle Nazioni Unite, contestando tanto l\u2019unilateralismo occidentale quanto ogni violazione del diritto internazionale compiuta da altri Stati. Questa distinzione consente anche di comprendere il rilievo emerso nella discussione sugli accordi commerciali: il problema non \u00e8 scegliere fra libero commercio deregolato e guerra commerciale, ma costruire regole internazionali che elevino diritti sociali, ambientali e del lavoro invece di comprimerli.<\/span><b><\/b><\/p>\n<ul>\n<li aria-level=\"1\">\n<h2><b>Riarmo europeo, welfare e crisi democratica. La minaccia neofascista.<\/b><\/h2>\n<\/li>\n<\/ul>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Il piano Rearm Europe, approvato nel marzo 2025, poi rinominato \u00abReadiness 2030\u00bb, prevede 800 miliardi di spesa per nuovi sistemi d\u2019arma e consente di sottrarre tali investimenti ai vincoli ordinariamente imposti alla spesa pubblica. Le classi dominanti europee dimostrano cos\u00ec che i vincoli monetaristi sono flessibili quando si tratta di sostenere l\u2019industria bellica, mentre restano rigidi per sanit\u00e0, scuola, abitazione, salari e protezione sociale. Al <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">welfare<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\"> viene sostituito il <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">warfare<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\"> e il riarmo diventa il dispositivo attraverso cui trasferire risorse pubbliche al complesso militare-industriale. La Commissione Von Der Leyen, che ha di fatto normalizzato l\u2019approccio guerrafondaio e la conseguente tendenza alla militarizzazione, \u00e8 ormai evidentemente il punto di riferimento dei processi pi\u00f9 pericolosi in atto<\/span><span style=\"font-weight: 400;\">.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">La militarizzazione richiede anche una trasformazione del consenso. La costruzione permanente della Russia e della Cina come minacce, la retorica della fortezza europea e la contrapposizione fra un \u00abgiardino\u00bb occidentale e una presunta \u00abgiungla\u00bb esterna alimentano un nuovo suprematismo politico e morale. Guerra, autoritarismo, repressione del dissenso e restringimento degli spazi democratici si alimentano reciprocamente. L\u2019onda neofascista che monta in occidente oggi, \u00e8 da leggere in larga parte come la riedizione dell\u2019opzione fascista ag\u00ecta dal potere, e da essa finanziata per sussumere la classe lavoratrice europea ai disegni strategici della \u00e9lite dominante. Il compito della sinistra \u00e8 disarticolare questa narrazione senza negare le responsabilit\u00e0 concrete dei governi e senza cancellare il diritto dei popoli aggrediti.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Il riarmo \u00e8 inoltre presentato come risposta alla stagnazione europea e alla perdita di competitivit\u00e0. L\u2019industria tedesca dovrebbe ritrovare nel settore militare il ruolo di locomotiva, mentre la Francia tenta di trasformare il proprio arsenale nucleare in strumento di direzione europea. Ma un\u2019Europa-potenza militare non costituisce un\u2019alternativa alla subordinazione agli Stati Uniti: pu\u00f2 riprodurre in forma autonoma gli stessi obiettivi imperialisti e aggravare lo smantellamento del modello sociale europeo. L\u2019intreccio della crescita dei nazionalismi con la militarizzazione degli Stati non pu\u00f2 escludere il rischio della ripresa del conflitto intraeuropeo conclusosi nella Seconda guerra mondiale.<\/span><b><\/b><\/p>\n<ul>\n<li aria-level=\"1\">\n<h2><b>Democrazia europea, neutralit\u00e0 e superamento della NATO<\/b><\/h2>\n<\/li>\n<\/ul>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">La costruzione europea resta uno spazio decisivo del conflitto politico, ma non esiste oggi una sovranit\u00e0 popolare europea paragonabile a quella costituzionalmente riconosciuta negli Stati. La democratizzazione dell\u2019Unione richiede il rafforzamento del Parlamento, il controllo sugli organi esecutivi, la trasparenza delle decisioni e il rispetto degli spazi costituzionali nazionali. Qualsiasi eventuale attribuzione comune in materia di politica estera e sicurezza presuppone una radicale rifondazione democratica e non pu\u00f2 tradursi nella costruzione di un esercito europeo o di un\u2019Europa-potenza.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Per l\u2019Italia, la neutralit\u00e0 deve essere assunta come attuazione dell\u2019articolo 11 della Costituzione e come primo passo verso un\u2019Europa libera dalla NATO e una sicurezza comune dall\u2019Atlantico agli Urali<\/span><span style=\"font-weight: 400;\">. Neutralit\u00e0 non significa indifferenza, isolamento o rinuncia alla solidariet\u00e0 internazionale: significa sottrarsi alla logica dei blocchi, rimuovere le basi e le armi nucleari straniere, impedire l\u2019uso del territorio nazionale per guerre offensive e svolgere una funzione attiva di mediazione, disarmo e cooperazione.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Va respinta tanto l\u2019ipotesi di un esercito europeo quanto quella di una NATO pi\u00f9 europea. \u00c8 lo strumento NATO che deve essere messo in discussione e superato, non soltanto riequilibrato al proprio interno. Dopo la fine dell\u2019Unione Sovietica, l\u2019Alleanza ha esteso la propria area d\u2019azione, ha promosso guerre non autorizzate dal Consiglio di sicurezza e ha impedito la costruzione di un sistema universale nel quale le Nazioni Unite esercitino effettivamente la funzione di garanzia della pace.<\/span><b><\/b><\/p>\n<ul>\n<li aria-level=\"1\">\n<h2><b>Ucraina, Russia e una nuova sicurezza europea<\/b><\/h2>\n<\/li>\n<\/ul>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">La guerra in Ucraina deve essere fermata attraverso un cessate il fuoco e una trattativa politica che parta dalla situazione concreta sul terreno, senza trasformare n\u00e9 il ritorno integrale ai confini precedenti n\u00e9 le acquisizioni militari in condizioni preventive assolute. L\u2019escalation e il coinvolgimento diretto degli eserciti europei e statunitense aprirebbero la prospettiva di uno scontro fra potenze nucleari sul territorio europeo e sono inaccettabili.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">L\u2019Unione europea e i suoi Stati membri devono assumere un\u2019iniziativa autonoma per fermare il conflitto, ricostruire l\u2019Ucraina, ristabilire relazioni politiche ed economiche con Mosca e avviare la smilitarizzazione del continente. A livello di singolo paese l&#8217;Italia, sottraendosi ai condizionamenti del complesso militare-industriale e contrastando apertamente i settori militaristi e bellicisti presenti nell&#8217;Unione Europea, deve assumere una propria iniziativa politica, eventualmente coinvolgendo altri governi europei, finalizzata all&#8217;avvio di vere trattative destinate a mettere fine al conflitto. Nel momento in cui altri governi dell&#8217;Unione europea sviluppano proprie autonome iniziative in direzioni contrarie alla pace, l&#8217;Italia deve diventare protagonista di una propria iniziativa legandola alla contestuale cessazione dell&#8217;invio di armi.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Devono essere rimosse le cause strutturali dell\u2019insicurezza reciproca, compresa in primis l\u2019espansione della NATO, riconoscendo al tempo stesso le responsabilit\u00e0 della Russia. La Russia deve essere posta nelle condizioni per superare la sindrome di accerchiamento offrendole uno scenario \u201c<\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">win-win<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">\u201d, scambiando la moneta della sicurezza collettiva con quella della cooperazione politico-economica. In questo senso la Russia deve tornare a far parte dello spazio paneuropeo di sicurezza, cooperazione e garanzie reciproche, e l\u2019Unione Europea a sua volta deve rientrare nel campo di sviluppo delle relazioni estere russe. La pace e la coesistenza pacifica, in accordo col principio di effettivit\u00e0, sono condizioni indispensabili perch\u00e9 i popoli possano sviluppare autonomamente i propri conflitti democratici e sociali: non richiedono di sospendere il giudizio sui regimi n\u00e9 autorizzano interventi esterni e politiche di cambio di governo.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Va respinto l\u2019ingresso dell\u2019Ucraina nella NATO. Anche il processo di adesione all\u2019Unione europea non pu\u00f2 essere utilizzato come strumento geopolitico e militare n\u00e9 sottratto ai criteri democratici, sociali ed economici richiesti agli altri paesi candidati. \u00c8 del tutto impraticabile l\u2019adesione dell\u2019Ucraina fino a che non si metta fine al conflitto. N\u00e9 essa pu\u00f2 essere trasformata nel punto avanzato della militarizzazione europea, valorizzata soprattutto per l\u2019esperienza acquisita nella guerra, nei droni e nella produzione bellica.<\/span><b><\/b><\/p>\n<ul>\n<li aria-level=\"1\">\n<h2><b>La Cina nella sicurezza europea: distinguere per costruire un\u2019alternativa<\/b><\/h2>\n<\/li>\n<\/ul>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">L\u2019assenza della Cina dal dibattito sulla sicurezza europea riflette la difficolt\u00e0 dell\u2019Unione europea a pensarsi fuori dal quadro strategico definito dagli Stati Uniti. Senza considerare il ruolo di Pechino non si comprendono pienamente n\u00e9 la trasformazione multipolare del sistema internazionale n\u00e9 alcuni nodi decisivi per il futuro dell\u2019Europa: deindustrializzazione, catene internazionali del valore, sovranit\u00e0 tecnologica e sui dati, transizione ecologica e regolazione delle intelligenze artificiali.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Occorre respingere la rappresentazione automatica della Cina come minaccia, che alimenta la logica dei blocchi e prepara una nuova guerra fredda. Nello stesso tempo, occorre evitare di assimilare Cina e Russia in un unico campo geopolitico. Entrambe contestano l\u2019egemonia occidentale e richiamano il principio dell\u2019indivisibilit\u00e0 della sicurezza, ma la loro collocazione, le loro politiche e gli strumenti attraverso cui perseguono i propri interessi non coincidono.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">La Russia propone un sistema di sicurezza esteso a tutti i paesi dello spazio eurasiatico, compresi quelli appartenenti alla NATO. Questa elaborazione entra tuttavia in collisione con l\u2019attuale architettura euro-atlantica ed \u00e8 ormai inseparabile dalla guerra in Ucraina, dal conflitto con la NATO e dalla rivendicazione di specifiche esigenze strategiche nel proprio spazio circostante. Una soluzione politica richiede il superamento della logica dell\u2019allargamento dei blocchi, il cessate il fuoco, il negoziato e la costruzione di garanzie di sicurezza reciproche e indivisibili, senza cancellare le responsabilit\u00e0 russe nella scelta dell\u2019intervento militare.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">La Cina, pur mantenendo con Mosca un partenariato strategico molto stretto, non pu\u00f2 essere considerata un semplice prolungamento della politica russa n\u00e9 parte di un blocco politico-militare omogeneo. La sua proposta di una sicurezza comune, complessiva, cooperativa e sostenibile, il richiamo alla Carta delle Nazioni Unite e l\u2019insistenza sulla soluzione politica dei conflitti possono offrire un terreno concreto di confronto per una nuova architettura di sicurezza.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Un rapporto europeo pi\u00f9 autonomo con Pechino pu\u00f2 dare maggiore concretezza alla campagna contro il riarmo, collegandola a una proposta politica fondata sulla riduzione delle tensioni, sul controllo e sulla diminuzione degli armamenti, sulla consultazione permanente e su garanzie di sicurezza che non siano costruite a danno di altri popoli e Stati.<\/span><b><\/b><\/p>\n<ul>\n<li aria-level=\"1\">\n<h2><b>La sicurezza dei popoli e degli stati del bacino mediterraneo e dell\u2019Asia occidentale<\/b><\/h2>\n<\/li>\n<\/ul>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Il Nord Africa e l\u2019Asia Sud Occidentale (Medio Oriente) rappresentano plasticamente i risultati delle modalit\u00e0 con cui l\u2019imperialismo occidentale ed europeo hanno agito nel corso della storia recente e meno recente. Con questa ottica, l\u2019approccio al fenomeno migratorio deve essere sottratto alla logica securitaria, mentre si deve costruire una politica di accesso alle risorse naturali ed energetiche fondata sullo scambio paritario e non sulla logica imposta dei \u201cporti aperti\u201d e del pattugliamento militare delle forniture strategiche, militarizzando, di fatto, ogni corridoio commerciale.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">L\u2019Europa deve impostare rapporti con gli Stati dell\u2019area sottraendoli alla logica dell\u2019opportunismo politico ed economico, anche ponendo termine ad ogni accordo relativo alla gestione violenta terziarizzata dei flussi migratori, o di cooperazione militare. La normalizzazione dei rapporti con gli Stati dell\u2019area significa abbandonare i doppi standard a servizio della politica estera e della propaganda, senza rinunciare agli strumenti di giudizio e pressione politica nei confronti dei soggetti che disattendono i pi\u00f9 elementari diritti dei popoli e delle nazioni codificati dal diritto internazionale.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">In questa prospettiva occorre rilanciare la costruzione di uno spazio mediterraneo comune di cooperazione, riprendendo su basi nuove l\u2019ispirazione del Processo di Barcellona e superando il rapporto bilaterale differenziato. Il concetto di co-sviluppo deve sostituire tanto le politiche predatorie quanto la subordinazione delle economie dell\u2019area alle esigenze europee di approvvigionamento, favorendo la trasformazione locale delle risorse, l\u2019occupazione e la costruzione di sistemi economici e sociali autonomi e connessi. La sicurezza comune richiede inoltre il sostegno al protagonismo delle societ\u00e0 civili, delle organizzazioni sociali e democratiche e la moltiplicazione delle relazioni culturali, formative e scientifiche tra Europa, Nord Africa e Asia sudoccidentale riconoscendo, almeno con l\u2019Europa meridionale, un\u2019area socioculturale comune e creando le condizioni sociali e politiche per prevenire autoritarismi e processi di radicalizzazione.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">L\u2019occupazione israeliana della Palestina, l\u2019apartheid e il genocidio del popolo palestinese rappresentano un unicum, nonch\u00e9 uno dei fattori di destabilizzazione pi\u00f9 forti. Alla condanna dello stato e del governo israeliano deve conseguire la rottura di ogni relazione politica ed economica, assumendo invece una linea di supporto e collaborazione con le organizzazioni politiche e civili sia palestinesi sia israeliane che abbiano l\u2019obiettivo duplice della completa emancipazione del popolo palestinese e della democratizzazione dello stato israeliano, in primis la OLP.<\/span><b><\/b><\/p>\n<ul>\n<li aria-level=\"1\">\n<h2><b>Tecnologia, dati e sicurezza umana<\/b><\/h2>\n<\/li>\n<\/ul>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">La sfida della governance dell\u2019intelligenza artificiale e della sovranit\u00e0 sui dati costituisce un nuovo terreno dell\u2019egemonia. L\u2019Europa produce regolazione su infrastrutture e piattaforme che appartengono in larga parte a imprese statunitensi, mentre la competizione tecnologica viene sempre pi\u00f9 subordinata alla logica dei blocchi e al controllo militare delle catene produttive. La proposta, avanzata dalla Cina, di riportare la governance globale delle nuove tecnologie in una sede multilaterale, fondata sul ruolo delle Nazioni Unite e sul rifiuto di blocchi tecnologici esclusivi, offre un terreno di confronto che l\u2019Europa non dovrebbe ignorare.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">In virt\u00f9 del fatto che gli stessi strumenti che incidono sulla competizione tecnologica possono orientare paure, polarizzazione e comportamenti collettivi, la sicurezza non pu\u00f2 essere ridotta alla protezione degli apparati militari e delle infrastrutture strategiche. Deve includere il controllo democratico dei dati, la propriet\u00e0 e la funzione sociale delle tecnologie, la protezione del lavoro, la sostenibilit\u00e0 ambientale e la dignit\u00e0 umana. L\u2019uso crescente dell\u2019intelligenza artificiale nel settore militare, la diffusione dei droni e dei sistemi autonomi e la trasformazione digitale della guerra rendono urgenti nuovi trattati internazionali, moratorie e forme condivise di controllo pubblico.<\/span><b><\/b><\/p>\n<ul>\n<li aria-level=\"1\">\n<h2><b>Una concezione integrale della sicurezza<\/b><\/h2>\n<\/li>\n<\/ul>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">La sicurezza deve essere sottratta alla definizione militare e securitaria che domina il dibattito europeo. Sicurezza significa pace, lavoro, salute, istruzione, casa, protezione ambientale, accesso all\u2019energia e alle risorse essenziali, controllo democratico delle tecnologie e capacit\u00e0 di prevenire le crisi. Ma significa anche sicurezza alimentare, accesso all\u2019acqua e capacit\u00e0 produttiva.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">La crisi climatica, la competizione per le materie prime e la distruzione degli ecosistemi rappresentano minacce reali e immediate che non possono essere affrontate con l\u2019accumulazione degli armamenti. \u00c8 necessaria una politica di monitoraggio, mappatura, prevenzione e pronto intervento sugli eventi climatici. Osservazione dall\u2019alto e dal basso, con reti e scambio dati integrate. Pronto intervento coordinato. Politiche di adattamento su tutti i settori. Politiche di cura e assistenza.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">L\u2019Europa \u00e8 stato il modello che ha consentito di raggiungere la pi\u00f9 lunga prospettiva di vita e una conseguente et\u00e0 media pi\u00f9 alta che nel resto del mondo. Nel quarantennio neoliberista assistiamo a fenomeni distorsivi. In molte aree, in particolare dell\u2019ex blocco socialista, l\u2019aspettativa di vita si abbassa, diminuisce la popolazione, cresce l\u2019emigrazione economica e cala la natalit\u00e0; quest\u2019ultima colpisce in particolare le zone con difficolt\u00e0 economiche, e in generale la natalit\u00e0 media \u00e8 sotto il livello del rimpiazzo. Questo andamento demografico non si affronta certo con una \u201cfortezza demografica\u201d come propongono le destre, ma richiede il rilancio delle politiche di welfare e processi che guardino alle questioni demografiche, come a quelle ambientali, in termini globali e fondati.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">L\u2019Unione Europea deve modificare radicalmente il paradigma col quale ha sempre gestito, vincolato e normato alcuni dei settori chiave per la sicurezza alimentare e l\u2019accesso a beni universali come l\u2019acqua. In questo senso la gestione del ciclo dell\u2019acqua deve tornare sotto il controllo pubblico, per sottrarre un bene universale e strategico alle logiche di profitto; anche in funzione delle siccit\u00e0 frequenti e del cambiamento climatico, fenomeni che rendono critico l\u2019accesso libero all\u2019acqua e ai prodotti di ogni filiera alimentare.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">In questo quadro assume rilievo il rapporto con l\u2019Africa. Contrastare le cause strutturali che determinano le migrazioni forzate, richiede il superamento delle relazioni predatorie e neocoloniali che continuano a caratterizzare le politiche europee verso il continente e che sono presenti dietro la retorica della cooperazione (in Italia col \u201cPiano Mattei\u201d), sostenendo uno sviluppo autonomo, sostenibile, nonch\u00e9 fondato sulla sovranit\u00e0 dei popoli africani sulle proprie risorse. Ci\u00f2 richiede anche un\u2019iniziativa europea per porre fine alle guerre africane, in particolare in Sudan e in Repubblica Democratica del Congo, alimentate anche da soggetti europei &#8211; statali e non statali &#8211; nella contesa per materie prime, energia e risorse strategiche\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Anche le migrazioni devono essere sottratte alla logica della fortezza. Sicurezza significa percorsi legali di ingresso, regolarizzazione, parit\u00e0 di accesso ai diritti, cittadinanza, contrasto allo sfruttamento e rottura degli accordi con governi responsabili di torture e traffici. Le risorse impiegate nella militarizzazione delle frontiere e in agenzie come Frontex devono essere destinate alla convivenza, alla sanit\u00e0, alla scuola, alle politiche abitative e al sostegno al reddito. La contrapposizione fra poveri va trasformata in alleanza contro le disuguaglianze.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">La politica migratoria \u00e8 anche una cartina di tornasole della recente storia dell\u2019Unione Europea. Nello spazio Schengen la libert\u00e0 di circolazione convive con una gerarchia di chi, come e a quali condizioni pu\u00f2 muoversi. Verso l\u2019esterno la costruzione della \u00abFortezza Europa\u00bb ha alimentato il paradigma del nemico e del capro espiatorio, mentre continua ad aver bisogno dei corpi e delle braccia delle stesse persone che marginalizza e razzializza.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">In questa prospettiva, percorsi legali anche per la ricerca di occupazione, compresa quella temporanea, riducono i profitti dei trafficanti e sottraggono lavoratrici e lavoratori al ricatto della clandestinit\u00e0. Va riproposto un accesso omogeneo alla cittadinanza va riconosciuta voce pubblica a donne e uomini migranti come soggetti sociali e politici, non come oggetti o \u00abcarichi residuali\u00bb. L\u2019affermazione delle destre xenofobe e fascistoidi, hanno come punto fondamentale in comune quello di incentrare le proprie politiche e la propria costruzione di egemonia e di consenso nell\u2019ossessiva caccia al \u201cnemico interno\u201d, invasore e, in quanto tale fonte di insicurezza sociale. L\u2019approvazione nel giugno scorso del Patto migrazione e asilo, la cui gestazione risale al settembre 2020, il nuovo Regolamento Rimpatri, l\u2019ipotesi per nulla lontana di delocalizzare i richiedenti asilo in hub di detenzione in funzione del rimpatrio, annienta le Convenzioni internazionali nate dopo la Seconda guerra mondiale e il diritto d\u2019asilo stesso in Europa. Non si otterr\u00e0 la declamata \u201csicurezza\u201d, ma si innalzeranno ancor di pi\u00f9 muri, concreti, di militarizzazione e di esclusione che frantumeranno ci\u00f2 che resta della coesione sociale.<\/span><b><\/b><\/p>\n<ul>\n<li aria-level=\"1\">\n<h2><b>Proposte per un\u2019alternativa europea alla guerra e al riarmo<\/b><\/h2>\n<\/li>\n<\/ul>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Il Partito della Rifondazione Comunista non pu\u00f3 limitarsi all\u2019analisi. \u00c9 compito delle comuniste e dei comunisti avanzare delle proposte concrete su cui basare la propria azione politica.\u00a0<\/span><\/p>\n<ul>\n<li style=\"font-weight: 400;\" aria-level=\"1\"><span style=\"font-weight: 400;\">Continuare l\u2019impegno per rafforzare la campagna europea contro Rearm Europe e contro il trasferimento di risorse dal welfare al complesso militare-industriale;<\/span><\/li>\n<li style=\"font-weight: 400;\" aria-level=\"1\"><span style=\"font-weight: 400;\">assumere la neutralit\u00e0 dell\u2019Italia come attuazione dell\u2019articolo 11 e avviare il percorso per la rimozione delle basi e delle armi nucleari straniere;<\/span><\/li>\n<li style=\"font-weight: 400;\" aria-level=\"1\"><span style=\"font-weight: 400;\">operare per il superamento della NATO e per una nuova conferenza europea sulla sicurezza comune e indivisibile, nel solco di Helsinki;<\/span><\/li>\n<li style=\"font-weight: 400;\" aria-level=\"1\"><span style=\"font-weight: 400;\">sostenere un cessate il fuoco immediato e una soluzione negoziata della guerra in Ucraina, accompagnata dalla ricostruzione e da garanzie di sicurezza reciproche;<\/span><\/li>\n<li style=\"font-weight: 400;\" aria-level=\"1\"><span style=\"font-weight: 400;\">ristabilire le relazioni con la Russia come presupposto fondamentale al processo di distensione e disarmo;<\/span><\/li>\n<li style=\"font-weight: 400;\" aria-level=\"1\"><span style=\"font-weight: 400;\">costruire un rapporto europeo autonomo con la Cina e con tutti gli attori disponibili a sostenere la Carta ONU, il disarmo, la soluzione politica dei conflitti e la cooperazione multilaterale;<\/span><\/li>\n<li style=\"font-weight: 400;\" aria-level=\"1\"><span style=\"font-weight: 400;\">rilanciare il ruolo delle Nazioni Unite e contrastare sanzioni unilaterali, guerre preventive, cambi di regime e applicazione selettiva del diritto internazionale;<\/span><\/li>\n<li style=\"font-weight: 400;\" aria-level=\"1\"><span style=\"font-weight: 400;\">promuovere trattati per il controllo degli armamenti convenzionali, nucleari e tecnologici e per la regolazione dell\u2019intelligenza artificiale militare;<\/span><\/li>\n<li style=\"font-weight: 400;\" aria-level=\"1\"><span style=\"font-weight: 400;\">costruire una politica europea delle risorse, dell\u2019energia e della transizione ecologica fondata sulla cooperazione e non sulla competizione predatoria;<\/span><\/li>\n<li style=\"font-weight: 400;\" aria-level=\"1\"><span style=\"font-weight: 400;\">democratizzare radicalmente le istituzioni europee, mantenendo e rafforzando gli spazi costituzionali e di conflitto sociale nazionali;<\/span><\/li>\n<li style=\"font-weight: 400;\" aria-level=\"1\"><span style=\"font-weight: 400;\">assumere la sicurezza sociale, ambientale, sanitaria, alimentare e del lavoro come alternativa concreta alla sicurezza militarizzata;<\/span><\/li>\n<li style=\"font-weight: 400;\" aria-level=\"1\"><span style=\"font-weight: 400;\">ricostruire un&#8217;area di cooperazione bilaterale euromediterranea paritaria che definisca anche le modalit\u00e0 attraverso cui permettere una circolazione delle persone che non sia in balia delle esigenze di manodopera dei singoli Paesi e che permetta, attraverso una legislazione confacente sul diritto d&#8217;asilo, di entrare regolarmente in Europa.<\/span><\/li>\n<\/ul>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sommario Dalla sicurezza militare alla sicurezza comune L\u2019Unione europea, la globalizzazione e la militarizzazione dell\u2019interdipendenza Diritto internazionale e \u00abordine basato sulle regole\u00bb Riarmo europeo, welfare e crisi democratica. 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