{"id":46,"date":"2011-10-05T10:48:25","date_gmt":"2011-10-05T10:48:25","guid":{"rendered":"http:\/\/web.rifondazione.it\/viii\/?p=46"},"modified":"2011-10-05T10:48:25","modified_gmt":"2011-10-05T10:48:25","slug":"documento-3","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rifondazione.org\/viii\/2011\/10\/05\/documento-3\/","title":{"rendered":"Documento 3"},"content":{"rendered":"<p><!--more-->COMUNISTI\/E PER L\u2019OPPOSIZIONE DI CLASSE E L\u2019ALTERNATIVA DI SISTEMA<\/p>\n<p>CONTRO LE DESTRE, ALTERNATIVI AL CENTROSINISTRA E FUORI DAI DIKTAT DELLA BANCA CENTRALE EUROPEA!<\/p>\n<p>1) L\u2019VIII Congresso di Rifondazione Comunista si svolge in un contesto di profonda crisi del sistema capitalistico, una crisi economica, sociale, ambientale\u00a0 e culturale che riconferma in tutta la sua gravit\u00e0 la necessit\u00e0 della costruzione dell\u2019alternativa di sistema e del rilancio di una forza comunista.<br \/>\nPer tenere aperta questa prospettiva, il\u00a0 PRC resta ad oggi uno strumento ed uno spazio organizzato fondamentale, nonostante i gravi problemi di linea politica e di orientamento strategico, e malgrado le pesanti difficolt\u00e0 che caratterizzano la situazione attuale.<br \/>\nIl nostro impegno \u00e8 volto a ripristinare il progetto della \u201crifondazione comunista\u201d, motivazione fondante del PRC, un progetto che si proponga di identificare i contenuti della democrazia con la prospettiva comunista, il superamento del verticismo e dell\u2019istituzionalismo, la riconquista della centralit\u00e0 del corpo militante nella vita e negli indirizzi del partito.<br \/>\nPer rendere attuale e utile alla fase questo obiettivo, abbiamo il dovere di non ripetere gli errori del passato e di rileggere criticamente la nostra storia, non per picconarla, ma per migliorarci e andare avanti. Dobbiamo collocare questa riflessione sulla rifondazione dentro un processo pi\u00f9 ampio di riaggregazione e unit\u00e0 delle forze comuniste,\u00a0 nella chiarezza della linea politica e rifuggendo da qualsiasi scorciatoia o atteggiamento di autosufficienza. Invitiamo quanti credono nel ruolo e nella necessit\u00e0 di un partito comunista a uscire dai propri recinti ed a contribuire insieme alla sua rifondazione e ricostruzione.<\/p>\n<p>Il PRC, grazie alla militanza di migliaia di compagni\/e \u2013 nonostante la forte crisi politico.organizzativa.- mantiene una presenza ed un insediamento nazionale che non pu\u00f2 essere disperso. Oggi questo importante patrimonio e l\u2019esistenza stessa del PRC sono nuovamente a rischio a causa della linea fallimentare dell\u2019attuale gruppo dirigente che ha affossato la svolta di Chianciano (\u201cin basso a sinistra\u201d) e non ha praticato una reale diversit\u00e0 dal \u201cmodello vendoliano\u201d, nonostante la pesante scissione subita nel 2009 e la tenace resistenza di tanti circoli e militanti alla liquidazione del partito.<br \/>\nDi fronte alla durezza dello scontro di classe imposto dalla crisi, riteniamo\u00a0 la proposta di unit\u00e0 a sinistra e di Fronte Democratico col PD avanzata dal segretario Ferrero, fumosa nei contenuti e inconsistente nella sostanza, con il rischio ancora una volta di condannare i comunisti alla subalternit\u00e0 e di ridurne la presenza\u00a0 a semplice tendenza culturale.<br \/>\nL\u2019esigenza non pi\u00f9 rinviabile di una sinistra anticapitalista indipendente ed alternativa anche al PD\u00a0 spiega il vizio di origine ed il fallimento della Federazione della Sinistra, una scelta che ha prodotto dissenso e disorientamento in moltissimi compagni\/e.<br \/>\nLa FdS non si \u00e8 caratterizzata infatti come uno spazio politico aperto alla costruzione di un polo alternativo e contrapposto alle politiche liberiste: si \u00e8 configurata invece come un\u2019operazione di vertice calata dall\u2019alto, in nome di un malinteso senso tutto istituzionale della \u201csopravvivenza\u201d del partito, un\u2019operazione priva di un effettivo lavoro e radicamento nella societ\u00e0, oltre che di una democratica legittimazione congressuale.<br \/>\nLa FdS soprattutto ha riprodotto forti ambiguit\u00e0 e contraddizioni di linea politica sulle principali questioni poste dallo scontro sociale e nei rapporti con il centrosinistra (congresso CGIL, vicenda Fiat, accordo 28 giugno, accordi col PD, presenze istituzionali, governismo..), dimostrando cos\u00ec di non aver fatto tesoro della drammatica esperienza del Governo Prodi e della Sinistra Arcobaleno, .che hanno pesantemente ridimensionato in particolare il PRC, apparso inutile ed inaffidabile per ampi settori popolari.<br \/>\nLa FdS non \u00e8 quindi recuperabile con una \u201cgenerica spinta dal basso\u201d. Occorre rimuovere questa illusoria scorciatoia politicista, che, come previsto, si sta dimostrando sempre pi\u00f9\u00a0 incapace di svolgere un ruolo effettivo nella societ\u00e0 (vedi le diverse posizioni in merito all\u2019accordo dello scorso 28 giugno).<br \/>\nDobbiamo inoltre salvaguardare l\u2019autonomia del PRC, contro ogni ipotesi di cessione di sovranit\u00e0 del partito nei confronti della FdS..<br \/>\nll congresso nazionale rappresenta quindi un passaggio decisivo per segnare una svolta profonda che recuperi ed aggiorni i contenuti di Chianciano nell\u2019attuale fase segnata dalla crisi, dal bipolarismo e dalla precariet\u00e0, ma anche dalla ripresa di una opposizione di classe, per riconsegnare il partito ai suoi militanti, per salvaguardare preziose energie ed esperienze, accumulate nei venti anni della nostra storia&#8230; L\u2019attuale gruppo dirigente, a partire dalla segreteria nazionale, deve fare un passo indietro!<\/p>\n<p>Occorre\u00a0 dichiarare esaurita una fase politica e aprirne una nuova per:<\/p>\n<p>&#8211; affrontare la necessit\u00e0 di una sinistra di alternativa su basi completamente diverse, nel vivo dei conflitti, nel confronto sui contenuti con tutte le realt\u00e0 sociali e politiche disponibili, al di fuori di forzature organizzative, settarismi e formule precostituite,\u00a0 con una pratica tenace, coerente e di lunga lena, che rompa con il governismo, le doppiezze e gli opportunismi degli attuali gruppi dirigenti, che ricostruisca la credibilit\u00e0 della sinistra e l\u2019utilit\u00e0 di una forza comunista per milioni di proletari dopo la crisi di questi anni;<\/p>\n<p>&#8211; riprendere il percorso della rifondazione di un partito comunista, questione centrale e tuttora irrisolta, a partire dai territori, radicando il partito e sviluppando il confronto, l\u2019iniziativa e la verifica sui contenuti del programma, sulle pratiche sociali, sulle forme organizzative, su un chiaro orizzonte strategico e culturale anticapitalista con tutte le realt\u00e0 disponibili ad un processo di riaggregazione di forze comuniste.<\/p>\n<p>Con questi indirizzi ci rivolgiamo ai compagni\/e con un documento congressuale aperto a contributi ed emendamenti che dai territori\u00a0 sviluppino e tengano aperto un percorso di elaborazione e di verifica dal basso della linea politica nel confronto quotidiano e nel vivo delle lotte.<\/p>\n<p>2) L\u2019ATTUALE CONTESTO DELLA CRISI<\/p>\n<p>Il sistema capitalistico che da due secoli\u00a0 guida le trasformazioni storiche sta collassando, sotto il peso della propria irrazionale struttura di accumulazione. Esso \u00e8 arrivato ad un punto tale che non ha pi\u00f9 niente di positivo da offrire all\u2019umanit\u00e0. Quella che stiamo vivendo non \u00e8 solo una crisi periodica, evento\u00a0 che , come ci ha insegnato Marx,\u00a0 \u00e8 strettamente connesso al modo di produzione capitalistico, ma \u00e8 una crisi di sistema dalla quale il \u201ccapitale\u201d potr\u00e0 forse uscire solo imponendo enormi sacrifici a milioni di proletari, guerre e pesanti distruzioni di ricchezza sociale..<br \/>\nInfatti, dopo la crisi di sovrapproduzione degli anni \u201870, dopo la crisi di sovrapproduzione finanziaria dei capitali di inizio millennio, si sta ora producendo un debito sempre pi\u00f9 incontrollabile e dunque non pagabile. La via di uscita del capitale \u00e8 il massacro dei lavoratori in tutto il mondo in termini di salario, diritti e occupazione, massacro di tutte le conquiste sociali laddove esse sono state ottenute. Non \u00e8 escluso che, come nel \u201829 si usc\u00ec dalla crisi con la seconda guerra mondiale, si arrivi ad un conflitto internazionale generalizzato (in parte gi\u00e0 iniziato a livello periferico e con diversa intensit\u00e0 in Kosovo, Iraq, Afghanistan, Libia&#8230;).<br \/>\nLa crisi economica finanziaria attuale sta evidenziando con nitidezza, agli occhi di milioni di proletari,\u00a0 il carattere barbarico e incivile del sistema capitalista: si producono per poi distruggerle, quantit\u00e0 enormi di generi alimentari e di medicine, mentre intere popolazioni muoiono di fame e di banali malattie.<br \/>\nSi producono quantit\u00e0 enormi di armi, per colpire\u00a0 intere popolazioni e rapinarle delle loro materie prime, mentre altre\u00a0 vengono decimate dall\u2019inquinamento ambientale. Tutto ci\u00f2 mentre nei paesi industrialmente pi\u00f9 sviluppati, il lavoro precario impedisce a intere generazioni di pensare al proprio futuro,\u00a0 la disoccupazione colpisce un giovane su tre e\u00a0 gli operai occupati sono costretti a lavorare in condizioni di stress inauditi e per salari da fame. Questo \u00e8 quello che il sistema capitalista riesce ad offrire all\u2019umanit\u00e0 per il XXI secolo e che anche le periodiche manovre governative confermano drammaticamente.<\/p>\n<p>Da sempre le forze opportuniste hanno operato per nascondere la tendenza e la condizione\u00a0 strutturale di rapina, sfruttamento e guerra proprie dei sistemi capitalistici avanzati , cercando di far credere che la politica dei paesi imperialisti fosse modificabile e riformabile, che fosse sufficiente cambiare il nome di chi guida il governo per cambiare lo stato di cose presenti.<br \/>\nAl contrario, l\u2019arrivo di Obama al posto di Bush non ha certamente messo fine alla guerra in Iraq o in Afghanistan, cosi come non ha impedito il bombardamento del popolo libico. Come nel passato il democratico Kennedy inizi\u00f2 la guerra in Vietnam, cosi i democratici Clinton e D\u2019Alema fecero la guerra alla Jugoslavia.<br \/>\nlLa guerra rappresenta un\u2019esigenza intrinseca al sistema stesso:\u00a0 \u00e8 lo strumento di annessione\/controllo di aree turbolente e non normalizzate;ed \u00e8 una \u201csoluzione\u201d funzionale alla riproduzione e valorizzazione del capitale\u00a0 . Non a caso gli USA hanno una spesa militare enorme, circa la met\u00e0 di quella mondiale, ed \u00e8 grazie a tale apparato politico-militare che\u00a0 mantengono, per ora, l\u2019egemonia mondiale.<br \/>\nAnche l\u2019Italia, pur con le sue debolezze strutturali, e l\u2019UE giocano un ruolo imperialistico e, da noi, \u00e8 in particolare il Partito Democratico ad interpretare le esigenze che tale vocazione comporta\u00a0 (non dimentichiamo le esaltate parole del Presidente Napolitano, schierato con i bombardamenti in Libia).<br \/>\nA fronte di questo scenario la posizione dei comunisti \u00e8 comunque contro la guerra e contro l\u2019idea di una sua \u201cnormalit\u00e0\u201d: fermare le operazioni militari, i bombardamenti e le occupazioni neocolonialiste \u00e8 essenziale e non pu\u00f2 avere alcuna eccezione, sostenere i movimenti di liberazione (Palestina, questione curda, saharawi\u2026) \u00e8 parte del nostro impegno antimperialista ed internazionalista.<br \/>\nOccorre\u00a0 chiedere subito il ritiro delle truppe da tutti gli scenari di guerra (la fine cio\u00e8 delle cosiddette \u201cmissioni umanitarie\u201d); occorre criticare alla radice il militarismo, opporsi alle spese militari, all\u2019acquisto e produzione di mezzi bellici sempre pi\u00f9 sofisticati e letali,\u00a0 rivendicare la fine dell\u2019esercito professionale ed una profonda riconversione delle attuali \u201cforze armate\u201d secondo un modello di difesa popolare e protezione civile partecipato da tutti i cittadini, coerente con i dettami della Costituzione, \u00e8 necessario impedire la militarizzazione del territorio, lottare contro l\u2019estensione o l\u2019apertura di nuove basi militari e per la chiusura di quelle esistenti, rilanciare l\u2019obiettivo fondamentale dell\u2019uscita dalla NATO.<br \/>\nLa situazione sociale e politica prodotta dalla crisi ed anche i recenti provvedimenti evidenziano una crescente instabilit\u00e0 degli assetti di potere, una crisi evidente del blocco sociale che ha sostenuto i governi di centrodestra, una forte potenzialit\u00e0 di cambiamento, espressa da importanti lotte dei lavoratori dipendenti e dei precari, delle donne, dei migranti, per i diritti sociali, nei territori e sui beni comuni, ma al tempo stesso questa situazione mostra tutta la inadeguatezza della sinistra a indicare una chiara prospettiva di alternativa al capitalismo e la mancanza di una adeguata rappresentanza politica della classe.<\/p>\n<p>3) LA QUESTIONE\u00a0 DELL\u2019UNIONE EUROPEA E LA PROSPETTIVA INTERNAZIONALISTA.<\/p>\n<p>Al di l\u00e0 di ogni illusione, la natura ed il ruolo imperialista dell\u2019Unione Europea sono sempre stati ben evidenziati dai contenuti dei trattati di Maastricht, Amsterdam e Lisbona .<br \/>\nI vincoli economici e finanziari imposti ai vari Paesi, la forte concentrazione monopolistica, il dominio e la ricerca del massimo profitto della grande borghesia, stanno mettendo seriamente in pericolo la stessa sovranit\u00e0 dei singoli Stati dell\u2019Unione. La vicenda greca ne \u00e8 solo l\u2019esempio pi\u00f9 palese e tende a riprodursi anche in altri paesi pi\u00f9 deboli, ivi compresa l\u2019Italia.<br \/>\nLe grandi banche e le multinazionali di matrice europea partecipano pienamente alla guida, spartizione e spoliazione dell\u2019economia globalizzata. La borghesia del vecchio continente, pur tra le inevitabili contraddizioni tra i vari contesti nazionali, ha lungamente e grandemente beneficiato delle regole antidemocratiche e della logica monetarista che costituiscono la base materiale dell\u2019Unione Europea. La sola introduzione dell\u2019euro ha comportato una pesante svalutazione di salari, stipendi e pensioni per milioni di lavoratori e cittadini europei.<br \/>\nAnche una parte delle forze di alternativa, come la Sinistra Europea, sono state inadeguate e contraddittorie: non basta pi\u00f9 un generico appello ad \u201cun\u2019altra Europa\u201d; occorre chiamare la parte pi\u00f9 avanzata del proletariato, della classe lavoratrice italiana ed europea, a unirsi per dire NO! al governo unico delle banche, al massacro sociale ed alla devastazione ambientale; per rompere\u00a0 la gabbia imperialista e costruire un\u2019Europa di cooperazione tra i popoli, di pace e benessere, un\u2019Europa dove le tasse siano\u00a0 messe sui profitti, le rendite ed i patrimoni per redistribuire ricchezza sui salari,\u00a0 le pensioni e lo stato sociale.<br \/>\nDi fronte ai nuovi diktat della BCE, a cui si inchinano sia i governi di centrodestra che quelli di centrosinistra, riteniamo urgente lanciare la parola d\u2019ordine di non pagare il debito ai poteri forti e\/o rivendicarne una concreta moratoria.<br \/>\nColoro che hanno creato questo disastro economico sono gli stessi che oggi ci dicono che solo pagando il debito si eviter\u00e0 la bancarotta. Noi pensiamo l\u2019esatto contrario: pagare il debito significa continuare ad erogare soldi pubblici alla speculazione finanziaria, ai gruppi monopolistici industriali, al sistema bancario assicurativo. Significa privatizzare e liberalizzare tutto, colpire ancor pi\u00f9 duramente le pensioni ed i lavoratori, decretare la fine di ci\u00f2 che resta dello stato sociale, come chiede la Confindustria.<\/p>\n<p>Cancellare il debito significa togliere l\u2019acqua con cui si abbevera la grande borghesia, significa liberare enormi risorse per un nuovo ruolo pubblico: risanare il nostro paese,\u00a0 rilanciare e riconvertire una economia produttiva, secondo un modello basato sui bisogni sociali e compatibile con l\u2019ambiente. La cancellazione del debito ci permetterebbe davvero di difendere i beni comuni, rilanciare la ricerca, la scuola pubblica, eliminare il precariato e la disoccupazione, migliorare la sanit\u00e0 e dare una casa a tutti.<br \/>\nNon abbiamo altra scelta, dobbiamo lottare per chiudere il fiume di denaro che quotidianamente scorre dalle casse dello stato. Siamo consapevoli che questo significa mettere in discussione gli attuali rapporti di potere, ma ci sembra che il compito dei comunisti debba essere questo e non altro.<br \/>\nPi\u00f9 in generale \u00e8 necessario un salto di qualit\u00e0 nella lotta contro questa \u201cEuropa\u201d e, dopo dieci anni di moneta unica europea e di macelleria sociale, non \u00e8 pi\u00f9 possibile rimandare una riflessione che faccia un bilancio di tale esperienza e definisca scelte concrete di rottura con questa \u201cEuropa\u201d, ivi compresa la stessa opzione di uscita da questa UE.<br \/>\nIn questo senso occorre procedere in tempi brevi alla costituzione di un coordinamento europeo (anche oltre la SE) tra tutte le forze anticapitaliste e comuniste allo scopo di organizzare iniziative comuni di lotta, a partire dal rifiuto di obbedire alle direttive della Banca Centrale Europea (BCE).<br \/>\nDi fronte all\u2019attacco capitalistico, ormai\u00a0 su scala globale, si tratta di riprendere un percorso di ritessitura di una \u201cinternazionale comunista\u201d, superandone la vecchia visione monolitica, verticistica e burocratica, costruendo rapporti e legami con le concrete realt\u00e0 di lotta, con le esperienze che nei vari paesi mantengono visibile il loro impegno anticapitalista e per una prospettiva comunista.<br \/>\nQuesto percorso dovr\u00e0 svilupparsi in modo democratico e con un costante confronto pluralistico, che rifugga da ogni tentazione egemonica e faccia tesoro degli errori e delle sconfitte delle esperienze storiche del movimento operaio internazionale, che hanno portato all\u201989 ed agli scenari successivi.<\/p>\n<p>4) I CONFLITTI SOCIALI E LA QUESTIONE SINDACALE<\/p>\n<p>Il 2010 verr\u00e0 ricordato nella storia del movimento operaio italiano come l\u2019anno del micidiale attacco politico ai diritti sociali e\u00a0 sindacali nei luoghi di lavoro ; l\u2019anno in cui il grande padronato, con in testa la Fiat, ha cercato di imporre la centralit\u00e0 dell\u2019impresa come unico orizzonte possibile.<br \/>\nL\u2019obiettivo dichiarato di Marchionne \u00e8 infatti l\u2019eliminazione di ogni difesa individuale e collettiva da parte dei lavoratori, e perch\u00e9 ci\u00f2 sia possibile va eliminata la presenza di qualsiasi sindacato che non si riconosca pienamente nella logica dell\u2019azienda, nei suoi obiettivi e priorit\u00e0. Nonostante lo sciopero generale del 6 settembre, indetto dalla CGIL contro l\u2019inaccettabile manovra economica del Governo, la Camusso, con la firma del 28 Giugno e del cosiddetto Patto per la crescita insieme a CISL e UIL, riprende la strada fallimentare della concertazione a sostegno della libert\u00e0 di competere dell\u2019impresa ed a scapito dei diritti e degli interessi dei lavoratori.<br \/>\nGli operai combattivi e tutti coloro che non vogliono piegare la testa, come le esperienze di lotta pi\u00f9 avanzate, come la Fiom, il sindacalismo di base.. sono avvisati; la rappresaglia sar\u00e0 usata come una corda, pronta a stringersi attorno al collo per eliminare qualsiasi elemento di disturbo al nuovo ordine aziendale, alla libert\u00e0 d\u2019impresa ed all\u2019uso del dumping sociale come elemento fondante della concorrenza sui mercati.<br \/>\nInsomma Marchionne, Bonanni, Angeletti e ora anche la Camusso, stanno dentro, sia pur con le loro differenze, ad una strategia di uscita dalla crisi, quella dell\u2019azienda globale senza vincoli nazionali o territoriali e senza alcuna \u201cresponsabilit\u00e0 sociale\u201d, che punta a trovare i luoghi di insediamento di maggior vantaggio, giocando su processi produttivi standardizzati al massimo e condizioni locali differenziate (livelli salariali, flessibilit\u00e0, aiuti di stato come negli Usa o in Serbia, libert\u00e0 sindacali, ecc).<br \/>\nSul piano sindacale, il \u201cpiano Marchionne\u201d ha affondato il suo bisturi in strutture spappolate da almeno due decenni di \u201cconsociativismo\u201d, nel corso dei quali \u00e8 stata selezionata una casta burocratica adatta alla trattativa purchessia e ormai avversa a qualsiasi pratica conflittuale.\u00a0\u00a0 Sul piano politico, oltre che sull\u2019appoggio scontato del centrodestra, Marchionne pu\u00f2 contare nei fatti sul sostegno del PD che vuole far credere che il capitalismo si possa umanizzare e democratizzare e che aveva ritenuto addirittura inopportuno lo sciopero generale indetto dalla CGIL in nome della \u201cresponsabilit\u00e0\u201d nazionale invocata da Napolitano..<\/p>\n<p>Di fronte a questo disastro, \u00e8 necessario che in tutti i luoghi di lavoro si apra un ampio dibattito andando oltre le appartenenze a questo o quel sindacato, a questa o quell\u2019area sindacale. E\u2019 necessario che i lavoratori pi\u00f9 combattivi si coordinino, riprendano la parola e ripartano da se stessi, dai luoghi di lavoro per rilanciare un movimento unitario di delegati e attivisti per la ricostruzione di un sindacalismo di classe. Continuare a non comunicare e agire solo nel recinto del proprio orticello favorisce solo gli avversari e le controparti.<br \/>\nIn questa direzione, le iniziative autoconvocate come quella delle opposizioni sociali, sindacali e politiche del primo ottobre 2011 e le manifestazioni europee del 15 ottobre promosse dagli \u201cindignati\u201d rappresentano, insieme a tutti i movimenti che si battono peri beni comuni e i diritti sociali, momenti importanti e qualificanti da sviluppare nei territori per ricomporre un ampio fronte di resistenza alla crisi.<br \/>\nAffinch\u00e9 questo progetto abbia gambe per camminare, \u00e8 necessario che i tanti compagni comunisti si decidano a fare un bilancio critico e autocritico del lavoro politico e sindacale svolto nella CGIL e nel sindacalismo di base negli ultimi 20 anni.<br \/>\nNel rispetto dell\u2019autonomia dei movimenti sindacali, diventa prioritario ricostruire, in un rapporto dialettico con le variegate realt\u00e0 dei lavoratori, dei precari, dei disoccupati e con le particolari condizioni di lavoro dei migranti, una linea sindacale di classe, basata su precisi contenuti ed obiettivi, che caratterizzi l\u2019iniziativa dei comunisti, al di l\u00e0 della loro esperienza e collocazione sindacale. Prioritario oggi\u00a0 \u00e8 contrastare, in particolare nella CGIL, qualsiasi ipotesi concertativa, superare i limiti presenti nel sindacalismo di base (frammentazione, settarismo\u2026), favorire l\u2019unit\u00e0 dei lavoratori e il collegamento delle lotte.<br \/>\nNon la presenza negli apparati sindacali, ma i contenuti ed il ruolo nelle lotte devono tornare ad essere il riferimento vincolante per dare continuit\u00e0 e credibilit\u00e0 alla nostra iniziativa nel movimento operaio e sindacale.<br \/>\nPi\u00f9 in generale, la reale presenza nei conflitti sociali, la capacit\u00e0 di promuoverli e orientarli, rappresentano elementi costituenti di un nuovo processo di ricostruzione della rappresentanza di classe e di riaggregazione di realt\u00e0 comuniste e anticapitaliste. Un elemento essenziale per capire gli errori compiuti, superare le reali divergenze, criticare il carattere separato e di ceto politico, dunque moderato, che ha caratterizzato l\u2019esperienza della Sinistra Arcobaleno e pi\u00f9 recentemente la stessa operazione della Federazione della Sinistra.<\/p>\n<p>5) MAGGIORITARIO, SBARRAMENTI, BIPOLARISMO E PRIMARIE: LA \u201cDEMOCRAZIA\u201d CHE SERVE\u00a0 AI CAPITALISTI ED AL CETO POLITICO<\/p>\n<p>Il sistema capitalistico, nella fase della massima diffusione coincidente con la sua crisi di sovrapproduzione, ha bisogno di una \u201cdemocrazia\u201d che sia semplice gestione delle masse e garantisca\u00a0 il massimo controllo politico della societ\u00e0, il perpetuarsi del\u00a0 dominio di classe e, soprattutto, che mantenga lubrificata la sua macchina economica attraverso il consumo continuo e totalizzante di ogni aspetto della vita.<br \/>\nUno degli strumenti per ottenere questo simulacro di democrazia \u00e8 stata la sostituzione del sistema elettorale proporzionale, previsto dalla nostra Costituzione, con quello\u00a0 maggioritario. Con il maggioritario ed il conseguente bipolarismo (bipartitismo) le classi subalterne non hanno la possibilit\u00e0 di esprimere, partendo dai propri bisogni, programmi e candidati adeguati, che sono, invece, scelti dall\u2019alto da segreterie di partiti che hanno accettato il primato dell\u2019impresa. Il maggioritario ed anche lo stesso meccanismo delle primarie personalizzano la politica, la rendono individualista e accentuano il processo di delega, facendo credere alle classi subalterne che esiste l\u2019uomo della provvidenza, in grado di risolvere tutto.<br \/>\nIn questo modo, si mistifica la realt\u00e0 e\u00a0 si destruttura l\u2019idea\u00a0 che la politica e la storia la fanno le classi organizzate e che i singoli individui che emergono sono il prodotto di quelle forze.<br \/>\nOccorre quindi lanciare una lotta contro questo sistema elettorale truffaldino, introdotto in Italia negli anni Novanta grazie ai liberali di Segni e al PDS di Occhetto, ampliato poi con la riforma del Titolo V della Costituzione &#8211; che d\u00e0 a sindaci e presidenti di Province e Regioni poteri decisionali abnormi svilendo il ruolo delle assemblee elettive \u2013 e peggiorato con la riforma Calderoli, detta \u201cPorcellum\u201d che concede l\u2019assurdo premio di maggioranza e vanifica il principio costituzionale di eguaglianza tra i cittadini nell\u2019espressione del voto.<br \/>\nQuesto sistema elettorale, maggioritario e bipolare, si fonda sulla logica dell\u2019alternanza (che tende a convergere al centro) e toglie rappresentanza alle espressioni\u00a0 alternative ed antagoniste al capitalismo, \u201d\u201dcostrette\u201d\u00a0 ad accordi elettorali subalterni, mortificando cos\u00ec lo stesso principio di rappresentanza democratica.<br \/>\nServe, in una parola, ad escludere la classe da qualsiasi possibilit\u00e0 di utilizzare il terreno istituzionale per difendere i propri interessi e quindi ampliare gli spazi di agibilit\u00e0 democratica nella societ\u00e0.<br \/>\nDobbiamo batterci per tornare al proporzionale, senza correttivi o sbarramenti, riprendendo l\u2019impianto della Costituzione del 1948 per evitare il gravissimo rischio di\u00a0 \u201criforme\u201d (ivi comprese le primarie nelle diverse articolazioni proposte) che le varie forze di governo e di opposizione presentano come moderne e di \u201daggiornamento\u201d della Costituzione, e per togliere qualsiasi alibi per alleanze subalterne da parte della sinistra, come avvenuto negli ultimi anni.<br \/>\nLa difesa del ruolo delle assemblee elettive e la promozione di esperienze di partecipazione popolare dal basso nella gestione della cosa pubblica, contro le privatizzazioni e per la difesa dei servizi sociali, va collegata alla denuncia, forte e puntuale, di tutti gli aspetti degenerativi del ceto politico istituzionale (stipendi, privilegi, burocrazia..). Questi sono il frutto di una concezione della politica separata dalla vita quotidiana delle persone e considerata come \u201cmestiere-carriera\u201d , concezione che ha fatto breccia anche a sinistra e nel nostro partito, con fenomeni di deteriore istituzionalismo, di trasformismo e clientelismo legati a logiche di potere personale o di corrente.<br \/>\nSolo praticando nel vivo dello scontro sociale una reale diversit\u00e0 ed estraneit\u00e0 da questo sistema, e dunque facendo pulizia anche nel nostro partito di certi comportamenti, sar\u00e0 possibile rilanciare il valore alto della politica e impedire qualsiasi deriva autoritaria e qualunquista che strumentalizzi il diffuso e legittimo malcontento popolare contro la \u201ccasta\u201d.<br \/>\nLa ferma opposizione alle scelte liberticide del Governo Berlusconi (su Costituzione, magistratura, informazione, leggi ad personam..), la denuncia della crescente repressione poliziesca (in ValSusa, contro lavoratori e studenti..), la lotta per un sistema elettorale proporzionale\u00a0\u00a0 sono strettamente connesse a quelle contro la concertazione e per una rappresentanza sindacale democratica, a quelle per i diritti sociali e per il rifiuto di pagare i costi della crisi.<br \/>\nPer questi motivi consideriamo la proposta di un Fronte Democratico col PD e la richiesta delle primarie di programma, finalizzate a costruire un\u2019alternativa a Berlusconi, fuori dalla realt\u00e0, sbagliate e subalterne proprio perch\u00e9 la questione democratica \u00e8 in questa situazione sempre pi\u00f9\u00a0 intrecciata a quella sociale e non pu\u00f2 essere risolta da una coalizione di centrosinistra e da un partito, il PD, che dimostrano ogni giorno di essere subalterni alle \u201cdirettive\u201d dei poteri forti economico finanziari\u00a0 e interni alle compatibilit\u00e0 del capitalismo (crisi, guerre \u201cumanitarie\u201d, lotte operaie, fiat, grandi opere, privatizzazioni, questione morale..) .<br \/>\nIl PRC, insieme a tutta la sinistra anticapitalista, ha ovviamente il compito di essere in prima fila per cacciare-sconfiggere Berlusconi ma per svolgere un ruolo effettivo \u00e8 altrettanto essenziale ricostruire da subito un profilo indipendente ed alternativo al PD per non ritrovarsi nuovamente stritolati in un quadro politico tutto interno alle compatibilit\u00e0 e in una situazione sociale ancor pi\u00f9 drammatica rispetto ai tempi dell\u2019ultimo Governo Prodi.<br \/>\nPi\u00f9 in generale, non \u00e8 pensabile rifondare un partito comunista senza cogliere l\u2019importanza della\u00a0 lotta per la democrazia e per l\u2019attuazione della Costituzione, facendo propri gli obiettivi della Resistenza e dei Costituenti, ovvero l\u2019egualitarismo, l\u2019antifascismo e la possibilit\u00e0 per le classi subalterne di prendere in mano e cambiare la direzione della cosa pubblica e dell\u2019economia.<br \/>\nL\u2019impegno e la vigilanza antifascista mantengono tutta la loro attualit\u00e0 per impedire che nella crisi economica dilaghino razzismi e guerre tra poveri.<\/p>\n<p>6) BASTA POLITICHE GOVERNISTE!<\/p>\n<p>Opposizione sociale e anticapitalismo<\/p>\n<p>Unire e far crescere le diverse lotte di resistenza alla crisi rappresenta il compito immediato per sviluppare un forte movimento di opposizione sociale e politico contro le direttive della Banca Centrale Europea, contro le manovre antipopolari del Governo ed i vari patti tra le parti sociali, ivi compreso quello dello scorso 28 giugno.<br \/>\nNell\u2019ambito di questo movimento che sta crescendo in questi mesi,\u00a0 dall\u2019appello \u201cdobbiamo fermarli!\u201d\u00a0 alle varie esperienze nei luoghi di lavoro e nei territori,\u00a0 pu\u00f2 e deve riaggregarsi una sinistra anticapitalista,\u00a0 plurale nelle soggettivit\u00e0, ma necessariamente caratterizzata da un programma e da una pratica indipendente ed alternativa al centrodestra e al centrosinistra, quale condizione per essere credibile riferimento dei movimenti e per incidere sulle stesse contraddizioni esistenti nel PD e nella sua base sociale.<\/p>\n<p>Non pagare il debito: un programma per resistere alla crisi<\/p>\n<p>Non pagare il debito, nazionalizzare le principali banche, colpire la speculazione finanziaria e l\u2019evasione fiscale, tassare i grandi patrimoni ed i redditi alti, tagliare le spese militari e ritirarsi subito dagli scenari di guerra, fermare le grandi opere inutili e dannose, come la TAV, il Ponte sullo Stretto, gli inceneritori, chiudere i CIE sono i provvedimenti irrinunciabili per reperire le risorse necessarie a creare lavoro stabile, reddito, diritti, servizi sociali per tutti, contro ogni razzismo e discriminazione. Occorre ripartire dall\u2019esito referendario per sottrarre i beni comuni alle leggi di mercato e rimettere in discussione il pensiero unico, estendere la democrazia, in particolare nei luoghi di lavoro, e i diritti civili, affermare il diritto di voto ai migranti, cancellare il segreto di stato, lottare a fondo contro la corruzione e tutti i privilegi.<\/p>\n<p>La rifondazione comunista\u2026<\/p>\n<p>Un movimento di opposizione al capitalismo ha bisogno dell\u2019azione e del ruolo qualificante di un partito comunista, un partito che non solo intenda rappresentare gli interessi degli operai, ma che sia \u201cdi classe\u201d perch\u00e9 fatto da tanti lavoratori, lavoratrici e soggetti sociali in carne ed ossa; un partito in cui tanti proletari sappiano riconoscersi per costruire un\u2019alternativa di sistema e vedere una prospettiva al di l\u00e0 della mera sopravvivenza quotidiana.<br \/>\nRinnoviamo questa profonda convinzione non per principio astratto ma sulla base della concreta esperienza, coscienti che l\u2019affermazione non \u00e8 sufficiente di per s\u00e9 a superare i problemi che abbiamo di fronte e che un partito comunista non esaurisce l\u2019ampiezza e la pluralit\u00e0 di un movimento anticapitalista, n\u00e9 risolve in modo esclusivo la questione della rappresentanza\u00a0 di classe.<br \/>\n. In questo contesto sta crescendo una giusta e diffusa iniziativa da parte di tanti\/e comunisti\/e per fermare la crisi e la frammentazione, riaggregare le forze, colmare il vuoto di rappresentanza politica della classe e riprendere il percorso della rifondazione-ricostruzione di un partito comunista.<br \/>\nAbbiamo il dovere di rispondere a questa domanda, ma diciamo con altrettanta chiarezza che non pu\u00f2 bastare un nuovo generico appello alla \u201cunit\u00e0 dei comunisti\u201d, senza affrontare i nodi politici che il conflitto di classe e le esperienze passate ci pongono.\u00a0 In nome di questa parola d\u2019ordine, troppe volte sono state riproposte vecchie logiche di apparato, di unificazione burocratica tra gruppi dirigenti, scorciatoie politiciste e\/o puramente identitarie-simboliche.<br \/>\nNon vi \u00e8 unit\u00e0 dei comunisti senza autonomia politica e culturale. E\u2019 possibile costruire una solida unit\u00e0 solo nella chiarezza della linea politica, di una linea indipendente e alternativa al centrosinistra, di una coerente pratica sociale e gestione democratica dell\u2019organizzazione.<br \/>\n. Non siamo d\u2019accordo, per questo, con la scelta fatta dai compagni de l\u2019Ernesto di confluire all\u2019interno del PdCI senza affrontare le grosse contraddizioni teoriche e politiche di questa formazione,\u00a0 e senza rimettere in discussione il contenitore politicista della Federazione della Sinistra.\u00a0 Nel PdCI non si parla pi\u00f9 di partito di lotta e di governo, ma, salvo rare eccezioni, si pratica solo l\u2019attivit\u00e0 di governo in tutte le giunte dove il PD non mette il veto, giustificandosi con la debolezza dei rapporti di forza!\u00a0 Senza risolvere questi problemi di fondo, riteniamo sbagliata una eventuale unificazione col PdCI perch\u00e9 rappresenterebbe solo un\u2019operazione burocratica ed inconcludente.<\/p>\n<p>Una discontinuit\u00e0 necessaria: alcune proposte<\/p>\n<p>Per non diventare una parola d\u2019ordine vuota, la rifondazione comunista ha bisogno di un supplemento di discontinuit\u00e0 e di riflessione rispetto al passato, considerate le pesanti sconfitte del \u2018900 e le esperienze negative che abbiamo alle spalle (derive opportuniste, settarismi, scissioni, diaspora di militanti..). Occorre\u00a0 costruire antidoti pi\u00f9 solidi ed efficaci contro tutti i meccanismi e le forme di potere che contestiamo all\u2019organizzazione capitalistica della societ\u00e0 e che tendono a riprodursi anche al nostro interno, con il risultato di compromettere la nostra identit\u00e0\u00a0 A tal fine proponiamo:<\/p>\n<p>&#8211; la centralit\u00e0 di una linea politica anticapitalista e di una pratica di opposizione,\u00a0\u00a0 elaborate e verificate nel vivo della lotta di classe e del radicamento sociale;<\/p>\n<p>&#8211; la critica alla \u201cdoppiezza\u201d\u00a0 tra enunciazioni \u201crivoluzionarie\u201d e pratica politica opportunista,\u00a0 come base necessaria per recuperare una\u00a0 coerenza tra fini e mezzi dell\u2019azione politica, tra programma e scelte istituzionali. Non si tratta di negare per principio possibili mediazioni ma queste devono conquistare risultati concreti, aprire nuovi spazi all\u2019iniziativa di classe e migliorare i rapporti di forza, non logorarli o distruggerli come avvenuto con i governi Prodi!\u00a0 Non \u00e8 pi\u00f9 possibile stare con gli operai di Pomigliano, della Fiat, della Piaggio, con chi lotta contro la guerra, contro la precariet\u00e0 e le privatizzazioni, contro la TAV e gli inceneritori, e poi fare alleanze di governo ai vari livelli con quelle forze politiche che sostengono Marchionne e il primato delle imprese, approvano le guerre \u201cumanitarie\u201d e le grandi opere;<\/p>\n<p>&#8211; l\u2019impegno a rimettere in discussione il carattere maschile e patriarcale, prevalente non solo nella societ\u00e0, ma anche nella organizzazione del partito, per creare non solo le condizioni di una effettiva partecipazione delle donne, ma soprattutto di una reale assunzione del loro punto di vista e della contraddizione di genere;<\/p>\n<p>&#8211; un profondo ripensamento sulla nostra presenza nelle istituzioni che non pu\u00f2 essere il fine dell\u2019azione politica\u00a0 ma semmai uno degli strumenti, sicuramente importante, per sostenere l\u2019iniziativa sociale, per dare voce alla nostra proposta alternativa, conquistare risultati concreti, aprire contraddizioni negli assetti di potere; una presenza che deve essere profondamente diversa dai meccanismi di potere per non diventare deteriore \u201cistituzionalismo\u201d (separatezza, carrierismo, doppiezza, privilegi..). Poich\u00e9 il carattere prevalente del nostro ruolo in questa fase storica deve essere quello dell\u2019opposizione, occorre una rigorosa verifica in questo senso delle nostre presenze istituzionali e degli accordi nei governi locali, partendo dai contenuti e dai rapporti sociali, verifica non a caso rimasta sulla carta dopo il congresso di Chianciano.<br \/>\nSul piano elettorale, a livello nazionale, non sussiste oggi alcuna minima condizione per definire alleanze organiche con il centrosinistra, n\u00e8 tanto meno per governare insieme\u2026<\/p>\n<p>&#8211; la coerenza tra organizzazione del partito e stile di lavoro\u00a0 con le finalit\u00e0 del nostro programma politico. La democrazia interna, la partecipazione di base nella definizione delle scelte, la formazione dei programmi di lavoro e dei gruppi dirigenti, l\u2019attribuzione delle responsabilit\u00e0, i livelli organizzativi devono ispirarsi sempre pi\u00f9 alle esperienze pi\u00f9 avanzate della democrazia consiliare, alla presenza nei conflitti sociali, alla centralit\u00e0 dei circoli, al primato del lavoro collettivo, ai criteri dell\u2019inchiesta, alla verifica dei piani di lavoro, alla rotazione negli incarichi, limitando al massimo il funzionariato politico e la presenza nelle istituzioni per non pi\u00f9 di due mandati. In particolare, gli incarichi istituzionali e le responsabilit\u00e0 di partito non possono rappresentare la risposta ai problemi individuali di lavoro e precariet\u00e0 che vivono tanti quadri del partito, allo scopo di salvaguardarne l\u2019indipendenza materiale e politica. La formazione politica e la socializzazione delle esperienze, rivolta in particolare ai giovani ed ai militanti impegnati nel lavoro di massa, sono indispensabili per la crescita di un gruppo dirigente diffuso, esperto ed affidabile. Analogo ragionamento occorre fare per gli strumenti informativi e per il giornale. Il degrado della vita interna del PRC in termini di democrazia e partecipazione, in atto ormai da anni, \u00e8 in primo luogo il frutto della deriva politicista e della mancata svolta a sinistra;<\/p>\n<p>&#8211; un impegno straordinario affinch\u00e8 tornino a diffondersi pratiche di\u00a0 autofinanziamento del partito\u00a0 legate al lavoro di massa (tesseramento, feste di liberazione, cene, sottoscrizioni finalizzate a progetti politici..) mentre i GAP possono rappresentare un\u2019esperienza utile e funzionale al progetto politico solo in un quadro di crescita dell\u2019autorganizzazione popolare e di coerente pratica politica del partito stesso.<br \/>\nVa ribadito che nell\u2019attuale contesto politico istituzionale non solo \u00e8 sbagliato, ma \u00e8 del tutto illusorio, pensare di risolvere i gravi problemi finanziari del Partito, a livello nazionale e locale, attraverso la soluzione \u201cistituzionale\u201d.<\/p>\n<p>&#8211; la tutela del pluralismo interno ad ogni livello, che rappresenta un basilare diritto democratico ed un elemento di contrasto al ruolo devastante esercitato dal maggioritario anche all\u2019interno della sinistra. Il pluralismo non ha niente da spartire con l\u2019attuale situazione di aree politiche chiuse e cristallizzate in competizione tra loro per il controllo del partito che ha prodotto logiche spartitorie nella\u00a0 nomina dei dirigenti, basate sulla fedelt\u00e0 alla \u201ccorrente\u201d, a discapito delle capacit\u00e0 politiche, di critica e di iniziativa espresse da\u00a0 tanti compagni\/e impegnati nel lavoro di massa. Adesso la giusta e diffusa insofferenza nei confronti di queste degenerazioni viene usata per richiamare il partito all\u2019unit\u00e0 e sminuire i dissensi sugli evidenti problemi di linea politica.\u00a0 A Chianciano il partito fu salvato dalla liquidazione da una esplicita lotta politica e dal protagonismo di tanti compagni\/e che, sulla base di chiare opzioni, allora contribuirono a quel risultato. Oggi riteniamo necessaria una chiara proposta alternativa a quella della segreteria uscente. Ribadiamo la convinzione che non \u00e8 stato il confronto tra posizioni diverse a causare l\u2019attuale crisi del PRC ma la svolta moderata e la mancanza di una reale dialettica, che ha bisogno di democrazia, iniziativa, verifica e sintesi collettiva. L\u2019assenza di dialettica \u00e8 sicuramente uno dei fattori che condiziona le attuali scelte di opportunismo politico in nome della \u201csopravvivenza\u201d, vista solo come ritorno in Parlamento.<\/p>\n<p>CONCLUSIONI<\/p>\n<p>Con questo documento ci rivolgiamo in primo luogo ai militanti di base, dei circoli, ai quadri intermedi e di movimento del PRC, al di l\u00e0 della loro collocazione nello scorso congresso di Chianciano; ci rivolgiamo anche a tutte le esperienze ed ai compagni esterni al partito, interessati a questa proposta politica.<br \/>\nEsprimiamo la ferma convinzione che oggi, a maggior ragione nella situazione sociale e politica imposta dalla crisi, non ci sono le condizioni per partecipare a maggioranze e coalizioni di governo (in nome dei cosiddetti \u201ccontenuti programmatici\u201d), in grado di prendere provvedimenti tangibili e verificabili in favore della nostra base sociale.<br \/>\nPrima che sia troppo tardi, noi pensiamo che sia prioritario lavorare alla costruzione dell\u2019opposizione sociale e politica per l\u2019alternativa di sistema, togliendo qualsiasi illusione che un governo di centro sinistra farebbe cose molto diverse dal governo di centrodestra.<br \/>\nGli operai che resistono, le vertenze dei precari, degli studenti e degli insegnanti, le lotte delle popolazioni contro la TAV, gli inceneritori e gli scempi ambientali, l\u2019eccezionale risultato dei referendum, i tanti che\u00a0 si oppongono alle guerre ed alle privatizzazioni ci dicono che ci sono ancora milioni di persone non disponibili a piegarsi ai valori barbari e incivili del capitalismo e del suo mercato.<br \/>\nI comunisti, se ancora esistono, sono chiamati a battere un colpo!<\/p>\n<p>SE NON ORA, QUANDO?<\/p>\n<p>FIRMATARI:<\/p>\n<p>Pasquale D\u2019Angelo, Matteo Malerba,\u00a0 Antonello Manocchio, Laura Petrone, Sandro Targetti, Vincenzo Simoni.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[8],"tags":[17],"class_list":["post-46","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-documento-congressuali","tag-documento-3"],"jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_featured_media_url":"","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.rifondazione.org\/viii\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/46","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.rifondazione.org\/viii\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.rifondazione.org\/viii\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rifondazione.org\/viii\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rifondazione.org\/viii\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=46"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.rifondazione.org\/viii\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/46\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.rifondazione.org\/viii\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=46"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rifondazione.org\/viii\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=46"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rifondazione.org\/viii\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=46"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}