Nel giugno di venti anni fa ci lasciava l’«eretico e libero» Sandro Duccini

Il primo giugno 2005 ci lasciava prematuramente Sandro Duccini, mio fratello. Sono passati venti anni e la sua morte improvvisa è una ferita ancora aperta.

Il primo giugno 2005 ci lasciava prematuramente Sandro Duccini, mio fratello. Sono passati venti anni e la sua morte improvvisa è una ferita ancora aperta. In tempi bui come quelli che stiamo attraversando alle volte penso: “cosa direbbe Sandro di questo?” Si, mi mancano la sua visione delle cose, i suoi dubbi, le sue ipotesi, perché di una persona così avremmo tutti bisogno oggi, lui, come qualcuno lo ha definito, «comunista bello ed autentico … libero ed eretico». Il suo impegno è stato instancabile, già nel ’68, giovanissimo, era nato il quattro giugno del 1949, è alla guida degli studenti “medi” di Roma, e insieme ad altri compagni dà vita ai primi comitati di lotta “studenti-operai”. Nei primi anni ’70 milita nel gruppo del Manifesto. Poi verrà il suo lungo impegno nella cooperazione internazionale a partire dai primi anni ’80, sono iprimi anni della liberazione dal colonialismo e in Mozambico lavora a Maputo prima in una società governativa italo-mozambicana, poi con diverse Ong, sempre in Mozambico, fino al ’90. Nel’ 91 è in Algeria, impegnato in un progetto della Lega delle cooperative. Nel ’92 entra in Rifondazione Comunista dove diventa responsabile nazionale del Terzo Settore, ma non bastano gli incarichi da dirigente e diventa contemporaneamente segretario del Circolo di Rifondazione Comunista del IX Municipio di Roma, senza risparmiarsi. Schivo e riservato, ma anche ironico e cordiale, così lo ricordiamo con immenso affetto, a vent’anni dalla morte. Gli avrebbe fatto piacere essere ricordato dal “manifesto”, il suo giornale.

La sorella Daniela insieme al compagno Marcello Pastorello.

La compagna Susi Fantino insieme alla figlia Flori Santucho