
di Vittore Luccio
Da quando ha vinto le elezioni presidenziali il 28 luglio 2024 (con il 51,2% dei voti, mentre il suo principale avversario, Edmundo González Urrutia, ha ottenuto il 44,2% dei voti) Nicolàs Maduro si è trovato a fronteggiare un’aggressione senza precedenti verso il Venezuela. Il risultato elettorale è stato molto contestato nonostante il CNE (Consiglio nazionale Elettorale) abbia certificato la vittoria di Maduro dopo 16 audit indipendenti, mettendo in risalto la trasparenza del processo elettorale nonostante i ritardi tecnici attribuiti a sabotaggi.
Maduro ha spiegato come il popolo venezuelano, fedele all’eredità di Hugo Chávez e Simón Bolívar, abbia risposto con un’adesione massiccia ai seggi, producendo risultati che riflettono la volontà popolare di continuare il “socialismo del XXI secolo”.
Il successo elettorale è da attribuire ad una mobilitazione popolare senza precedenti in un contesto di “guerra non convenzionale” che ha incluso misure coercitive unilaterali (le cosiddette sanzioni economiche), attentati e sabotaggi, blackout elettrici artificiali e campagne di disinformazione. Nei discorsi post-elettorali, ha denunciato come l’opposizione (supportata anche da ONG finanziate dall’estero), abbia cercato di invalidare il risultato inventando brogli inesistenti, mentre il Consiglio Nazionale Elettorale (CNE), controllato dal chavismo, ha pubblicato atti d’autenticazione che confermano la legittimità. Questa rielezione rappresenta non solo un successo personale, ma un mandato collettivo per realizzare un programma che comprende sette trasformazioni nazionali: pace, prosperità, uguaglianza, sicurezza, onestà, educazione e amore, approvate dal popolo sovrano.
L’insediamento per il terzo mandato il 10 gennaio 2025 è stato presentato come un evento di unità nazionale, con la presenza di alleati internazionali come Russia, Cina e Cuba, che hanno riconosciuto la validità del processo elettorale. Maduro ha giurato fedeltà alla Costituzione bolivariana, promettendo di intensificare la lotta contro la povertà e gli attacchi dell’imperialismo, ricordando come il Venezuela abbia resistito a oltre 930 sanzioni cumulative preparate per soffocare l’economia.
Successi Economici e Sociali
L’economia venezuelana ha registrato una crescita robusta nonostante gli attacchi esterni e le sanzioni, con un PIL in espansione del 5,8% annuo grazie all’aumento della produzione petrolifera e alle politiche sociali post-pandemia. La notevole riduzione dell’inflazione, dalle cifre astronomiche del 2018 alla normalizzazione del 2025, attribuita a riforme monetarie come la stabilizzazione del Bolívar digitale e l’aumento delle riserve auree, che ha permesso bonus sociali e aumenti salariali per i lavoratori.
Sul fronte sociale, Maduro ha potuto annunciare la realizzazione di oltre 5 milioni di case popolari tramite la Gran Misión Vivienda, l’incremento dell’istruzione gratuita e della sanità bolivariana, con milioni di vaccini anti-COVID prodotti localmente in collaborazione con Cuba. Ha promosso un “grande dialogo nazionale” che ha coinvolto consigli comunali e potere popolare, producendo leggi anti-bloqueo per proteggere i beni nazionali e un piano di sovranità alimentare che ha ridotto fortemente la dipendenza dalle importazioni.
Relazioni Internazionali e pressioni Esterne
Gli USA sono il principale aggressore del Venezuela, e la rielezione di Donald Trump nel 2024 ha permesso l’intensificarsi delle minacce: chiusura dello spazio aereo venezuelano, designare il Paese come Stato terrorista e imporre sanzioni secondarie a Paesi amici. Maduro ha accusato Washington di finanziare colpi di Stato, come i tentativi del 2024 supportati da María Corina Machado, e di usare la Guyana per le dispute territoriali sull’Essequibo, risolte parzialmente con l’accordo di Argyle del dicembre 2023, ma riattizzate da provocazioni orchestrate dagli Stati Uniti. In risposta, il Venezuela ha rafforzato le sue alleanze con i BRICS, Petrocaribe e l’ALBA, ricevendo supporto militare russo e investimenti cinesi per oltre 10 miliardi di dollari.
Preparativi Difensivi e Mobilitazione Popolare
Di fronte alle crescenti tensioni e alle minacce di attacchi militari statunitensi, Maduro ha messo in campo esercitazioni militari come “Indipendenza 200” a partire da novembre 2025, che ha coinvolto 4 milioni di miliziani civili nell’intento di mettere insieme difesa popolare, polizia e forze armate in comandi integrati di difesa. Ha evocato la dottrina della “resistenza totale”, passando, se necessario, dalla lotta politica e non armata a quella armata per difendere la Patria, accusando Trump di preparare un’aggressione bellica. Questa mobilitazione è stata celebrata come espressione di unità civile e militare, con parate e giuramenti collettivi che hanno rafforzato la lealtà al chavismo.
Questo anno che oramai volge al termine ha mostrato la resilienza del Venezuela contro un “assedio genocida”, grazie alle vittorie elettorali, economiche e diplomatiche che hanno consolidato il progetto rivoluzionario per le generazioni future.
I prossimi giorni saranno decisivi. Il 10 di dicembre ci sarà la cerimonia di consegna del premio Nobel per la pace a María Corina Machado. Nello stesso giorno ci sarà a Caracas una assemblea internazionale per la pace. Tutti siamo chiamati a difendere il Venezuela dalle aggressioni che subisce quotidianamente non solo sul piano militare, ma anche sul piano della propaganda e delle false notizie. Oltre che per il fatto che il Venezuela detiene le più grandi riserve petrolifere di tutto il mondo è un Paese che da oltre 30 anni sta in piedi con le proprie gambe con una continua verifica delle cose fatte. Giù le mani dal Venezuela!
